Storage: cresce l’utility-scale, rallenta il residenziale

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Dopo la fine del Superbonus il settore degli accumuli entra in una fase industriale, tra la riforma del Capacity Market e le nuove aste MACSE.

Il mercato italiano dell’energy storage sta cambiando pelle. Esaurita la spinta degli incentivi al comparto residenziale, il valore degli accumuli è sempre più legato ai servizi di rete, alla flessibilità del sistema elettrico e ai meccanismi introdotti da Terna. Nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, con circa 128 TWh prodotti su un fabbisogno di 311,3 TWh: una crescita che rende i sistemi di accumulo sempre più strategici per gestire l’intermittenza di fotovoltaico ed eolico.

La crescita del comparto industriale

Al 31 marzo 2026 in Italia risultano connessi circa 919.000 sistemi di accumulo elettrochimico, per 18,8 GWh di capacità e 7,73 GW di potenza: rispetto a un anno prima l’incremento è di circa 143.856 sistemi e oltre 5,1 GWh. Il baricentro del mercato si sta però spostando: nel primo trimestre 2026, su 802 MWh di nuova capacità connessa, ben 349 MWh arrivano da sistemi stand-alone, mentre il segmento residenziale sotto i 20 kW si è stabilizzato su un ritmo costante di 350-400 MWh a trimestre. Il comparto commerciale e industriale, invece, mostra una crescita più lenta e discontinua.

Il nodo degli obiettivi 2030

Secondo il Documento di Descrizione degli Scenari di Terna e Snam, l’Italia dovrà raggiungere 71,5 GWh di accumulo connesso entro il 2030: un divario da colmare di 52,7 GWh, concentrato per la quasi totalità nei grandi impianti industriali di rete. Resta inoltre una forte concentrazione geografica al Nord, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in testa alle nuove connessioni.

Capacity Market più severo per lo storage

A complicare il quadro è la riforma proposta da Terna per il Capacity Market: da marzo 2026 è in consultazione un nuovo sistema di coefficienti di de-rating che riduce drasticamente la capacità qualificabile dei sistemi BESS, con tagli che vanno dal 24% al 18% per gli impianti da 1 ora fino al 90% al 69% per quelli da 8 ore. La proposta nasce dal timore che una forte concentrazione di batterie porti a scarichi simultanei nei momenti di stress della rete, riducendo il contributo di ogni nuovo accumulo.

Le aste MACSE aprono una nuova fase

Sul fronte opposto, il Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio (MACSE) ha registrato un debutto molto positivo: la prima asta di settembre 2025, con consegna nel 2028, ha assegnato 10 GWh coprendo il 100% del fabbisogno di Terna, con un premio medio crollato a circa 14.566 €/MWh/anno grazie all’alta partecipazione degli investitori. Le batterie al litio si sono aggiudicate l’intera capacità, con Enel primo operatore al 50% del totale. Anie chiede ora che le prossime aste rispettino la neutralità tecnologica e introducano limiti di concentrazione per singolo operatore, per garantire più concorrenza ed equilibrio negli investimenti.

Tra riforma del Capacity Market e nuove aste MACSE, il settore dello storage italiano si trova quindi davanti a un bivio: continuare a crescere sarà possibile solo bilanciando lo sviluppo dei grandi impianti utility-scale con una migliore valorizzazione dello storage distribuito, ancora oggi la principale risorsa installata ma la meno integrata nei servizi di rete.

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