Rapporto sulle risorse idriche

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Secondo quanto emerge dal rapporto dell’ Agenzia europea dell’ambiente «Acque europee – valutazione della situazione e delle pressioni 2018», gli Stati membri dell’UE hanno compiuto sforzi notevoli per migliorare la qualità delle acque, perfezionando il trattamento delle acque reflue e riducendo il deflusso di inquinanti dai terreni agricoli.

Benché la maggior parte dei corpi idrici sotterranei europei, come le falde acquifere, goda di buona salute, secondo la relazione solo il 40 % dei laghi, dei fiumi, delle acque costiere e degli estuari monitorati ha raggiunto almeno lo stato ecologico «buono» o «elevato» della direttiva quadro dell’UE sulle acque durante il periodo di monitoraggio 2010-2015.

Il rapporto dell’AEA fornisce una valutazione aggiornata dello stato di salute di oltre 130 000 corpi idrici superficiali e sotterranei monitorati dagli Stati membri dell’UE, sulla base dei dati acquisiti e riportati da oltre 160 dei cosiddetti piani di gestione dei bacini idrografici relativi al periodo dal 2010 al 2015.

Rispetto alle acque di superficie – si legge nel rapporto – le sorgenti sotterranee presentano generalmente uno stato migliore. Il 74 % dell’area delle acque sotterranee ha raggiunto un buono stato chimico, mentre l’89 % ha raggiunto un buono stato quantitativo. Le ragioni per il mancato conseguimento dei traguardi minimi sono dovute per lo più alla contaminazione dei siti acquatici con nitrati provenienti dallo scarico delle acque piovane, all’intrusione salina e alla dispersione di sostanze chimiche pericolose provenienti da siti contaminati (ad esempio siti industriali, aree estrattive o depositi di rifiuti).

Il Nord della Scandinavia, il Regno Unito settentrionale (la Scozia) e l’Estonia, nonché la Slovacchia, la Romania e diversi distretti idrografici nella regione mediterranea – continua il rapporto – presentano una quota elevata di corpi idrici superficiali in stato ecologico elevato o buono. Per contro, in molti distretti idrografici dell’Europa centrale, la cui densità di popolazione è più elevata e l’agricoltura maggiormente intensiva, si riscontra la più alta percentuale di corpi idrici che non raggiungono un buono stato ecologico.

Solo il 38 % dei laghi, dei fiumi e degli altri corpi idrici superficiali monitorati è in buono stato chimico, con concentrazioni di inquinanti non superiori agli standard dell’UE in materia di qualità ambientale.

Nella maggioranza degli Stati membri – sottolinea il rapporto – lo stato chimico scarso è dovuto ad alcune sostanze, più frequentemente al mercurio. Un tempo ampiamente utilizzato nei termometri, nelle batterie e nelle vernici, il mercurio è presente tuttora nei campioni di acqua e in questa graduatoria è seguito dal cadmio, utilizzato nei concimi a base di fosforo e nella produzione dei metalli.

La direttiva quadro sulle acque e i piani di gestione dei bacini idrografici – conclude il rapporto – hanno migliorato significativamente la gestione delle acque in tutta l’Unione. Molti Stati membri hanno investito in programmi di miglioramento del monitoraggio chimico ed ecologico, determinando un aumento delle stazioni di monitoraggio, degli elementi di qualità valutati e delle sostanze chimiche analizzate. Ciò ha comportato una maggiore disponibilità di informazioni e consente una comprensione assai migliore della situazione e delle pressioni. In virtù della direttiva quadro sulle acque, gli Stati membri dell’UE hanno profuso un impegno considerevole per ridurre le fonti di inquinamento agricolo, industriale e domestico, il flusso dei fiumi è più naturale, generando vantaggi per la natura e la protezione contro le inondazioni.

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