Banda Ultra Larga, le aziende di reti TLC fronteggiano i tassi BCE

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Reti TLC
Luigi Piergiovanni, Presidente ANIE SIT.

Reti TLC, l’aumento del costo del denaro dopo l’inflazione a due cifre e la mancanza di personale formato mettono a rischio i cantieri del PNRR?

ANIE SIT, la neonata associazione che riunisce in Confindustria le imprese che costruiscono le reti, torna a interrogare con urgenza il mercato e le Telco con un evento nella Capitale, giovedì 19 ottobre: “Obiettivo PNRR: criticità ed opportunità sul cammino della banda ultra larga”.

La filiera italiana vale nel 2022 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 16% sull’anno precedente. Nel 2021 la filiera era balzata a 2,3 mld, +23,2% sul 2020, anno in cui il settore valeva più di 1,8 mld.

«Le imprese delle reti TLC – dichiara Luigi Piergiovanni, presidente ANIE SITsi trovano oggi a fronteggiare gli effetti delle politiche monetarie della BCE. Noi operiamo in un settore ad alta intensità di investimenti CAPEX e con un alto assorbimento di capitale circolante, generato dai tempi lunghi del processo produttivo. Sono gli ingredienti di una tempesta perfetta: mentre devono rispettare il cronoprogramma degli appalti del PNRR, le aziende sono strette nella morsa degli aumenti sino al 20 per cento dei macchinari e, ora, dell’aumento del costo del denaro. È chiaro che queste variazioni non possono essere assorbite dalle imprese, occorrono dei meccanismi di salvaguardia per il riallineamento dei costi e investimenti a fondo perduto per i macchinari».

A poco più di un anno dal precedente evento focalizzato sul tema del reperimento delle risorse umane, ANIE SIT torna sulle milestone che segnano il cammino della banda ultra larga, e mette in agenda i punti di attenzione più urgenti per la filiera. «Occorre una corsia preferenziale per lo smobilizzo dei crediti derivanti da contratti pubblici per le reti UBB, o con le banche o le società di factoring. L’impegno finanziario in capitale circolante va compensato con ristori per far fronte ai rincari subiti dalla filiera, così come occorre indicizzare i contratti per tenere conto della volatilità dei mercati. Infine, occorre iniziare pensare ora in maniera chiara le politiche di outplacement del personale, che formiamo oggi, dopo il 2026», conclude Piergiovanni.

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