Alta, media e bassa tensione per l’adroterapia oncologica

Condividi
IL PROGETTO di potenziamento del CNAO ha come obiettivi principali la personalizzazione delle prestazioni cliniche, lo sviluppo della ricerca medica e tecnologica

Il percorso di potenziamento strutturale, tecnologico e organizzativo del cnao è finalizzato a incrementare e differenziare le prestazioni cliniche e allo sviluppo della ricerca medica e tecnologica.

Il Centro Nazionale di Adro­terapia Oncologica (CNAO) è l’unico centro italiano, e fra i soli sei al mondo, che utilizza fasci di protoni e di ioni carbonio per il trattamento di tumori rari o resistenti alla radioterapia con­venzionale, grazie all’efficacia e all’elevatissima precisione delle tecnologie utilizzate, che rispar­miano i tessuti sani circostan­ti la lesione tumorale.

Situato a Pavia, il CNAO è interessato da un progetto di ampliamento cu­rato da un gruppo di professioni­sti coordinato da Studio Calvi (il progetto degli impianti elettrici è stato curato da ECD). Anche gra­zie alla riorganizzazione dell’edi­ficio esistente, i volumi aggiunti­vi consentiranno di aumentare la quantità delle prestazioni di pro­tonterapia e di estendere il cam­po delle ricerche scientifiche, all’interno di un complesso inte­grato dal punto di vista architet­tonico, funzionale e tecnologico.

Il progetto in sintesi

L’ampliamento comprende nuo­ve costruzioni e una sopraeleva­zione, a completamento del com­plesso esistente che accoglie, fra l’altro, un sincrotrone e 3 sale di trattamento per l’adroterapia. Le nuove aree per accoglienza, pre­stazioni sanitarie, ricerca e am­ministrazione saranno accolte nell’ampliamento, attorno a un grande pozzo di luce naturale, in continuità con gli spazi già dispo­nibili.

Anche l’area della protonterapia sarà inserita nel nuovo edificio che, nei livelli ipogei, ospiterà un acceleratore di particelle e una sala per i trattamenti, più tutti i locali tecnici.

La ricerca scientifica disporrà di ampi laboratori e utilizzerà un acceleratore di particelle e un bunker dedicati, per la speri­mentazione della BNCT (Boron Neutron Capture Therapy).

La riorganizzazione delle centra­li tecniche costituisce uno degli aspetti più complessi del proget­to. I lavori, comprese le opere di potenziamento e integrazione degli impianti elettrici e speciali, saranno realizzati mantenendo in attività il centro, secondo un articolato cronoprogramma che prevede il completamento a set­tembre 2024.

L’ASSETTO futuro del CNAO e gli interventi previsti:
1 Edificio esistente – adeguamento
2 Edifico esistente – sopraelevazione
3 Ampliamento – laboratori
di ricerca
4 Ampliamento – alta tecnologia
5 Ampliamento – locale misure magnetiche
6 Potenziamento cabina elettrica
PARTICELLE CHE CURANO – I fotoni utilizzati nella radioterapia tradizionale non permettono di trattare alcune neoplasie situate in prossimità di organi vitali. Queste particelle leggere rilasciano sul tumore soltanto parte della loro energia e colpiscono anche i tessuti sani circostanti, perciò la dose somministrata al paziente dev’essere necessariamente contenuta. L’impiego di particelle più pesanti (adroni: dal protone al più complesso e massiccio ione carbonio) permette di regolare il fascio diretto verso le cellule tumorali, aumentando la dose a fronte di una maggiore selettività spaziale, che risparmia i tessuti sani con ridotti effetti collaterali.

IL SINCROTRONE attualmente in funzione presso il CNAO accelera protoni e ioni carbonio, utilizzati per le terapie rivolte a pazienti affetti da complesse patologie oncologiche

L’accelerazione degli adroni necessita di apparecchi specifici e di grandi quantità di energia. Oggi, oltre al CNAO, in Italia sono attivi centri di adroterapia a Catania e Trento, che dispongono però solo dei protoni. L’acceleratore in dotazione al CNAO, costruito in collaborazione con il CERN di Ginevra e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, eroga anche fasci di ioni carbonio, in grado di distruggere il DNA della cellula tumorale causando un danno 3 volte maggiore rispetto ai fotoni. Gli ioni carbonio sono pertanto particolarmente efficaci nelle forme tumorali radioresistenti e complesse.

Potenziamento AT e MT

Il punto di consegna dell’energia elettrica è una sottostazione si­tuata nei pressi del CNAO, con una sezione AT da esterno com­posta in sintesi da 1 montante a 132 kV e da 2 trasformatori AT/MT (ciascuno 20 MVA), in gra­do di alimentare da solo l’intero complesso e composti da: modu­lo multifunzionale, trasformato­re trifase 132/15 kV, sezionatore trifase e resistenza di messa a terra.

La cabina MT comprende numerosi quadri (distribuzione per rete a 15 kV; protezioni degli stalli AT; BT per i servizi ausilia­ri di stazione), raddrizzatore a 2 rami per caricabatterie e batteria di accumulatori, 2 trasformatori trifase 15/0,69 kV, 2 unità di com­pensazione dinamica di energia reattiva e PLC per la gestione de­gli automatismi di stazione.

Le due cabine di trasformazione MT/BT esistenti sono rispettiva­mente al servizio:

  • dell’acceleratore, con 4 trasfor­matori trifase a secco isolati in resina (ciascuno 1.600 KVA);
  • degli impianti/edificio, con 3 trasformatori (ciascuno 2.000 KVA) più uno di scorta.

In estrema sintesi il progetto pre­vede:

  • l’installazione di un terzo tra­sformatore AT/MT (12 MVA), con caratteristiche simili a quelli già presenti;
  • l’adeguamento della sezione MT esistente e una nuova ca bina MT, sempre con dotazione simile di quella esistente, più 2 nuove cabine MT/BT.

Il collegamento delle apparec­chiature AT sarà realizzato con conduttori tubolari in alluminio, mentre gli altri collegamenti so­no previsti in cavi unipolari o multipolari, posati anche in tu­bi di acciaio e pvc nei tratti a vi­sta.

L’attuale rete MT presenta una struttura radiale ad anello aperto, per garantire la massima continuità di servizio: un nuovo quadro permetterà di derivare le linee dirette alle cabine MT/BT, per l’area hi-tech e per i carichi convenzionali. Una linea provve­derà alla chiusura in anello aper­to con il quadro esistente nella sottostazione.

Cabine MT/BT e impianti BT

Le nuove cabine saranno an­ch’esse connesse in anello aper­to, tra loro e con le cabine esi­stenti, attraverso nuove linee in cavi unipolari con operabilità so­lo manuale. La nuova cabina per l’hi-tech sarà composta da:

  • LA SALA di trattamento con testata rotante, gantry, che permette di irradiare il tumore da diverse direzioni con fasci di particelle

    quadro MT isolato in aria;

  • 4 trasformatori trifase a secco isolati in resina (potenze: 1.600 kVA, 2 x 1.250 kVA, 400 kVA);
  • 4 quadri BT (power center) con interruttori generali di arrivo di tipo aperto ed estraibile;
  • predisposizione per 3 rifasatori di energia reattiva;
  • quadro per i servizi ausiliari;
  • soccorritore con batteria e rad­drizzatore caricabatteria;
  • prese di servizio e illuminazione ordinaria e di sicurezza.

La cabina di trasformazione per i servizi ospedalieri è simile a quel­la per l’hi-tech, ma è equipaggia­ta con 3 trasformatori (potenze: 2 x 2.000 kVA, 1.250 kVA) ed è predisposta per l’installazione di 8 rifasatori.

Gli impianti BT alimenteranno i quadri secondari di tutte le uten­ze dei sistemi hi-tech e servizi o­spedalieri e, mediante cavi multi­polari o unipolari, le reti per: pre­se FM e apparecchiature situate nell’ampliamento; illuminazione normale, d’emergenza e d’ac­cento; elevatori e altri impianti di sollevamento; impianti speciali, meccanici e dei gas medicali. È i­noltre previsto un impianto foto­voltaico da 59,4 kWp.

Entrambi i sistemi saranno con distribuzione TN-S radiale sem­plice e tensione a 400 V, con al­cune utenze per la protontera­pia a 208 V. L’alimentazione di sicurezza e di riserva è affidata a gruppi di continuità dedica­ti (protonterapia, nuovo CED, u­tenze privilegiate), gruppo elet­trogeno e soccorritore (servizi ospedalieri).

LA PAROLA AL TECNICO
GIUSEPPE VENCHI, Direttore tecnico del CNAO e responsabile del coordinamento delle attività di manutenzione

«l collegamento diretto alla dorsale AT è riconducibile non tanto alla potenza assorbita dal sincrotrone (~7 MWp complessivi, responsabile di ca.il 25% del consumo totale annuo), ma al suo funzionamento “pulsante” che provoca notevoli distorsioni armoniche alla tensione negli impianti elettrici interni.

La decisione di alimentare i nuovi acceleratori (potenza complessiva ~1,9 MW) attraverso una linea dedicata risponde alla triplice esigenza di soddisfare i requisiti tecnici dei fornitori delle tecnologie, di incrementare ulteriormente la ridondanza del sistema e di permettere l’esecuzione degli interventi di manutenzione sulle apparecchiature senza pregiudicare il funzionamento dell’intero complesso.

Le soluzioni impiantistiche in ambito elettrico e meccanico configurano un sistema flessibile e resiliente, in grado di erogare al complesso tutti i servizi tecnici con la massima continuità d’esercizio. Uno dei principali obiettivi del progetto è completare le opere, che interessano anche l’edificio esistente, minimizzando l’impatto sulle attività (in primis quella clinica) e i disagi a pazienti e personale.

Confidiamo di terminare il cantiere nell’autunno 2024, ma ci stiamo organizzando per anticipare l’installazione del nuovo sincrotrone, che prevede circa 6 mesi per la posa dei componenti e altri ca. 6 per la messa a punto dell’intero sistema, esteso fino al gantry utilizzato per i trattamenti sui pazienti, con l’obiettivo che possa essere operativo per i primi mesi del 2025»

Impianti speciali

Gli impianti speciali dell’amplia­mento (BMS, cablaggio struttu­rato, rivelazione e segnalazione d’incendio, EVAC, controllo ac­cessi, videosorveglianza) saran­no integrati con le soluzioni esi­stenti; quindi, costituiranno un’e­stensione e un’implementazione compatibile rispetto a quelli già in funzione.

Il Building Management System esistente si occuperà della ge­stione, del comando e controllo e della regolazione degli impianti meccanici, elettrici, di sicurezza, ecc., e del funzionamento dell’in­tero complesso, secondo modali­tà flessibili e configurabili grazie a sottosistemi ad architettura di­stribuita.

L’interfaccia grafica consentirà il monitoraggio e il controllo di tutti i sottosistemi, con accesso ai dati e all’operatività anche attraver­so dispositivi mobili. L’integra­zione comprende i sistemi di ge­stione aziendale e le applicazioni internet e intranet. L’impianto di cablaggio strutturato compren­de l’infrastruttura fisica passiva al servizio dei sistemi informati­vi, mentre i componenti attivi sa­ranno dimensionati e seleziona­ti dai responsabili IT del CNAO. È prevista la realizzazione di un nuovo CED collegato a quello e­sistente, con relativi rack di zona, e di una rete di distribuzione con cavi in fibra ottica e terminali in cavi UTP cat. 6A fino ai punti pre­sa, più una rete dati asservita alle apparecchiature hi-tech.

Rivelatori ottici di fumo o com­binati (fumo e calore), situati in ambiente (compresi controsof­fitti e pavimenti sopraelevati), e camere d’analisi, nei condotti a­eraulici, provvederanno alla si­curezza antincendio. L’impianto prevede pulsanti di allarme, tar­ghe ottiche e acustiche, magneti di ritenuta delle porte, moduli di uscita per il blocco degli impian­ti, apertura dei lucernari di area­zione, chiusura delle serrande ta­gliafuoco e l’interfaccia con l’im­pianto EVAC.

Quest’ultimo com­prende alimentazione primaria e secondaria, microfono d’emer­genza, amplificatori anche di ri­serva, generatore di messaggi e segnali di evacuazione, linee per altoparlanti (integrità, disper­sione a terra), processore dell’u­nità di controllo con eventuale software, contatti per l’ingresso d’emergenza e integrità del per­corso critico. Il funzionamento sarà manuale e automatico.

Per il controllo degli accessi sono previsti lettori di badge e modu­li per la gestione dell’apertura e dello stato delle porte (pulsante di sblocco, contatto magnetico, alimentazione elettroserratura), con collegamento a controllori LAN locali (completi di alimenta­tori ausiliari e relè) e in rete con gli altri lettori di zona e con l’im­pianto esistente.

L’impianto di videosorveglian­za, infine, prevede nuove telecamere IP con alimentazione PoE.

Ti potrebbero interessare

L’andamento dei servizi di ingegneria e architettura

Il rapporto annuale del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha analizzato lo stato del mercato dei servizi di architettura e ingegneria nel 2025.

recupero calore

Dal recupero di calore alla gestione dell’energia termica

Eravamo partiti con l’idea di esplorare il mondo del recupero di calore, ma la qualità della conversazione con un importante protagonista del mondo della progettazione ci ha spinto in una dimensione ulteriore e più affascinante, quella in cui il recupero recita una parte importante in un copione più olistico: quello dell’energia termica e della sua ottimizzazione.

bim

Il (lungo) cammino dal dato al design learning

La traiettoria evolutiva della progettazione è già disegnata e quel che sta avvenendo è quasi una naturale configurazione dell’informatizzazione del progetto e della sua trasformazione in fattore dinamico, sia per l’oggetto a cui si applica, l’impianto, sia per le ricadute a beneficio della gestione e dell’ottimizzazione degli elementi che lo costituiscono.

Resilient cooling, un nuovo approccio alla climatizzazione estiva

Il concetto di resilient cooling supera la logica tradizionale della climatizzazione come risposta primaria al caldo e introduce una visione sistemica basata su resilienza climatica, progettazione passiva e gestione intelligente dei carichi termici.