Facility manager: il golden boy del cambiamento

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Facility manager
Marco Decio

Un figura sempre più centrale nelle realtà aziendali evolute

Facility manager.

Trasformazione. È questa la parola cui Marco Decio, presidente di Ifma Italia, preferisce ricorrere più spesso per descrivere il delicato momento storico che stiamo vivendo, fra emergenza ambientale e pandemia da Covid-19. Sul rinnovato ruolo del facility manager, il presidente di Ifma Italia – capitolo italiano di International facility management association – non ha dubbi: sarà (e spesso già lo è) il golden boy della metamorfosi in atto. «A prescindere dall’aspetto sanitario – precisa Marco Decio – le fasi delle trasformazioni saranno indubbiamente più corte e il facility manager, in quanto figura nucleare chiamata a gestire processi, spazi e risorse, sta acquisendo un ruolo sempre più centrale e di primo piano».

Facility manager: un esercito di 30 mila operatori

Ma quale certezza abbiamo che la funzione di questo piccolo esercito composto in Italia da circa 30 mila figure sia realmente conosciuta e di conseguenza valorizzata all’interno delle aziende? «In effetti – prosegue il presidente di Ifma – spiegare in una parola che cosa sia il facility manager non è semplice. Forse un esempio ci può aiutare: un committente può chiedere a un fornitore di servizi di tagliare l’erba un numero stabilito di volte al mese oppure, al contrario, chiedere che l’erba sia tenuta costantemente a una determinata altezza. Quest’ultima modalità è quella tipica del facility managerevoluto. Da questo esempio emerge una cosa molto chiara: se prima il facility manager era considerato un tecnico, oggi ancora più di ieri è il fulcro di un’organizzazione. Un soggetto, in sostanza, che deve necessariamente tenere conto di più aspetti dalla sicurezza all’organizzazione fino all’impatto ambientale, individuando e governando per l’azienda le soluzioni più adeguate senza dimenticare il tema irrinunciabile del rapporto con i costi e con la marginalità».

Quale formazione

E la loro formazione? Possiamo considerarla adeguata alla luce della nuova visione di sostenibilità che si sta sempre più affermando? «Una parte di facility manager – è sempre la riflessione di Decio – ha già cominciato un nuovo percorso di formazione, pensiamo ad esempio al processo di digitalizzazione e, sì, la possiamo ritenere all’altezza. Un’altra parte ha ancora la necessità di professionalizzarsi meglio».

Una scommessa per tutti

Ma questa è una scommessa che non riguarda soltanto la figura del facility manager la quale, se vuole (e deve) crescere deve farlo in modo sintonico con tutte le altre funzioni aziendali, nessuna esclusa. Ciascuno svolga il proprio ruolo.

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