Face recognition – Come garantire la privacy?

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Michele Iaselli, presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy - Andip

Oggi la privacy, nell’era della connessione totale e della pervasività delle tecnologie con capacità di controllo, è uno dei temi più dibattuti e decisivi, tanto più quando si discute di riconoscimento facciale. Ne abbiamo parlato con Michele Iaselli, presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy – Andip

Oggi la privacy, nell’era della connessione totale e della pervasività delle tecnologie con capacità di controllo, è uno dei temi più dibattuti e decisivi, tanto più quando si discute di riconoscimento facciale.

Ne abbiamo parlato con Michele Iaselli, presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy (Andip).

Qual è il rapporto tra riconoscimento facciale e tutela della privacy? È un “matrimonio” realmente possibile?

«Come tutte le tecniche di intelligenza artificiale il riconoscimento facciale indubbiamente presenta serie problematiche in materia di privacy, poiché vengono trattati dati di natura biometrica estremamente delicati. Ma, come spesso accade nel campo delle nuove tecnologie, non parlerei di assoluta incompatibilità, in quanto il trattamento dei dati – se conforme a quei principi di legalità, necessità, proporzionalità e minimizzazione dettati dal Regolamento UE n. 2016/679 (GDPR) – può essere senz’altro possibile e lecito. In caso contrario potremmo trovarci di fronte a casi di diffusione illegittima di dati estremamente delicati e, quindi, a furti di identità oppure a trattamenti automatizzati di dati non consentiti dalla normativa o, comunque, ad altre forme di trattamento illecito di dati personali. In effetti, mentre l’uso di queste tecnologie può essere percepito come particolarmente efficace, i titolari del trattamento dovrebbero prima di tutto valutare l’impatto sui diritti e sulle libertà fondamentali e considerare possibilmente mezzi meno invasivi per raggiungere il loro legittimo scopo del trattamento».

Quali norme e leggi regolano in Italia l’impiego del riconoscimento facciale al fine di tutelare la privacy dei cittadini?

«Nel nostro ordinamento non esistono normative ad hoc che regolano il riconoscimento facciale, ma il relativo trattamento dei dati personali deve rispettare alcune disposizioni fondamentali del GDPR, in particolare l’art. 5 che disciplina i principi applicabili al trattamento dei dati personali, l’art. 6 che definisce le condizioni di liceità del trattamento e l’art. 9 che disciplina il trattamento di categorie particolari di dati tra cui quelli biometrici. Inoltre, proprio di recente Il Comitato Europeo per la Protezione dei dati personali (Edpb) nelle linee guida n. 3/2019 sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi di videosorveglianza dedica particolare attenzione al riconoscimento facciale e alla videosorveglianza intelligente».

Come si muove la vostra Associazione sul territorio nazionale per sensibilizzare e creare cultura su questi temi?

«La nostra associazione nasce proprio per tutelare il diritto della riservatezza dei dati e il rispetto della dignità della persona per cui organizza diverse attività formative in materia, patrocina seminari e convegni che affrontano queste problematiche in materia di protezione dei dati personali e offre consulenza gratuita sia online sia in presenza a cittadini e imprese».

 

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