Sicurezza fisica, tra conferme e nuove sfide

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L’indagine di Genetec sullo Stato della Sicurezza fisica nel 2022, pur confermando in parte i risultati del 2021, porta alla luce nuove questioni prioritarie da affrontare, quali la carenza di prodotti e i problemi legati alle risorse umane.

L’annuale rapporto Genetec sullo Stato della Sicurezza Fisica nel 2022 presenta risultati in parte simili a quelli del 2021 (a conferma di come le indicazioni strategiche post-Covid si sono consolidate), ma registra anche nuove sfide, come la carenza di prodotti e il tema delle risorse umane, da trovare e formare.

Il questionario è stato proposto tra il 25 agosto e il 21 settembre 2022 a 3.711 professionisti e utenti della sicurezza fisica nel mondo, da system integrator, installatori e provider a dipendenti di aziende del settore.

Attenzione a cybersecurity e cloud

Con il 2022 è maturata la consapevolezza che la sicurezza fisica è talmente integrata con l’attività aziendale da essere cruciale, grazie ai dati, per l’operatività delle imprese (lo dice il 63% degli utenti finali). Le sfide rimangono quelle della cybersecurity, sempre più all’attenzione dei professionisti, e dell’efficienza aziendale – da qui il cloud ibrido e l’ottimizzazione degli investimenti già fatti on premise con quelli in cloud.

Il tema più contingente dei problemi di approvvigionamento materiali ha spinto invece a prolungare il ciclo di vita dei prodotti in uso, anche cambiando fornitore (45% degli utenti finali) per questa ragione.

Europa, Medio Oriente, Turchia e Africa sono le aree più lente nell’adozione del cloud: il 69% degli intervistati ha dichiarato di non aver effettuato la migrazione, contro una media globale del 58%. Inoltre – dichiara il 50,2% degli intervistati – per quest’area del mondo il furto di credenziali è la minaccia più temuta.

Sicurezza sempre più integrata

L’Europa è l’area che ha visto dilatarsi i tempi dei progetti di sicurezza, probabilmente per problemi di budget e supply chain: a questo riguardo, il 60% degli utenti finali ha evidenziato proprio di aver riscontrato difficoltà di fornitura materiale. I progetti non sono certo cancellati, ma rinviati ottimisticamente al 2023: con riferimento al nuovo anno, il 65% degli intervistati prevede infatti che le somme destinate ai budget per la sicurezza fisica resteranno invariate o aumenteranno.

L’altro dato che emerge è che la sicurezza fisica è sempre più unificata – il 64% degli intervistati unisce videosorveglianza e controllo accessi – e sempre più cloud, con un’area IT sempre più consapevole della priorità degli strumenti di cybersecurity (39%). La maggior parte degli utenti finali archivia ancora i dati di sicurezza on premise (82%), mentre il 54% sta passando a un mix ibrido di strumenti; le tecnologie prioritarie per il 2023 indicate dai rispondenti sono controllo accessi, videosorveglianza, analisi video, rilevamento intrusioni e strumenti di cybersecurity.

E il personale? Il 52% delle aziende ha visto carenze di personale, il 49% difficoltà di assunzione, il 42% problemi con il morale dei dipendenti.

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