Cantieri sempre più nel mirino: cresce il divario fra rischi e protezione

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Il settore edile italiano è sempre più esposto alla criminalità: un fenomeno che non solo si intensifica, ma cambia natura, diventando progressivamente più organizzato, tecnologico e difficile da arginare. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una pressione costante, che impone alle aziende di ripensare in profondità l’approccio alla sicurezza.

È quanto emerge dal “BauWatch Crime Report 2026, il sondaggio condotto da BauWatch, azienda specializzata nelle soluzioni di videosorveglianza mobile temporanea, su 4.100 aziende europee del settore edile, delle quali 500 italiane, che evidenzia come la criminalità nei cantieri stia assumendo caratteristiche sempre più strutturali. Nel nostro Paese il 54,8% delle imprese ritiene che la criminalità nel settore sia in aumento, un dato in crescita del 10,8% rispetto all’anno precedente, mentre oltre la metà degli operatori (52%) segnala un aumento della sofisticazione delle attività illecite. Un ulteriore 9% evidenzia un vero e proprio salto evolutivo, segno di un contesto in cui la criminalità si sta facendo sempre più tecnologica e organizzata.

«Oggi il cantiere si configura come una nuova frontiera tecnologica, sempre più esposta all’interesse della criminalità organizzata. Il fatto che l’80% degli intervistati identifichi gli autori dei furti come dei professionisti conferma che ci troviamo di fronte a operazioni organizzate e coordinate», commenta Laura Casparrini, Managing Director di BauWatch Italia. «Allo stesso tempo, resta evidente la mancanza, in molte aziende, di una solida cultura della sicurezza preventiva, spesso ancora sottovalutata rispetto ad altre priorità».

Le conseguenze di questo scenario sono concrete e incidono direttamente sulle attività operative e sui risultati economici delle imprese. Il 39% delle aziende segnala ritardi nei lavori, mentre il 36% evidenzia costi legati alla sostituzione dei materiali rubati o danneggiati e il 25% registra sforamenti di budget. I dati del report evidenziano come garantire la sicurezza nei cantieri italiani sia sempre più complesso.

Nel 2026 si registra infatti un calo preoccupante nella diffusione delle misure di sicurezza tradizionali: solo un quarto dei cantieri utilizza ancora recinzioni perimetrali — 10,5% in meno rispetto alla media europea — mentre la presenza di personale di vigilanza in loco è in forte contrazione. Le soluzioni più diffuse restano i proiettori e i sistemi di illuminazione deterrente, adottati nel 31,4% dei cantieri, seguiti dai sistemi di allarme (29,8%). Tuttavia, mentre le misure di base arretrano, si osserva una crescita delle tecnologie più avanzate: i sistemi CCTV fissi registrano l’incremento più significativo, passando dal 12,8% del 2025 al 20,4% del 2026, e le torri di videosorveglianza mobili aumentano dall’11,8% al 14,2%.

In questo scenario si rafforza anche l’attenzione verso soluzioni innovative: il 14% dei manager punta sull’intelligenza artificiale. Un’evoluzione che segna il passaggio da un modello di deterrenza passiva a un approccio più proattivo e tecnologico nella gestione del rischio.

«Questa transizione testimonia un cambio di paradigma significativo: la sicurezza non è più percepita come una semplice misura difensiva, ma come una componente strategica della gestione del rischio. In un contesto in cui i cantieri diventano più digitalizzati e interconnessi, proteggere asset, processi e persone significa garantire continuità operativa, rispetto delle tempistiche e sostenibilità economica dei progetti. Un’evoluzione che porta le aziende a spostarsi dalla deterrenza passiva a un modello di prevenzione intelligente, basato su monitoraggio costante, analisi dei dati e integrazione tra sicurezza fisica e digitale». chiosa Casparrini.

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