Il banco ITS è un luogo movimentato, dove la pressione di soddisfare con prontezza un cliente abitudinario e prudente spesso condiziona i risultati di vendita. Le cose cambiano nel momento in cui il banconista inizia a considerarsi non un semplice “erogatore”, ma un consulente del professionista
La giornata in una rivendita ITS è molto dinamica. Alle 6:30 del mattino il piazzale è già vivo, i furgoni sono in moto e ci sono ordini da evadere ancora prima che arrivino i clienti. Anche per questo, un banco ITS non è uno showroom silenzioso: è pressione, velocità e richiesta tecnica immediata. Il cliente arriva sempre con la sua lista pronta, ma il banconista lo percepisce quasi sempre come un numero tra tanti, perché dietro di lui ci sono altre 3, 5, 7 persone da soddisfare. Per questo si preferisce approcciare il momento del servizio agli utenti con velocità.
In un contesto simile, parlare di cross-selling è quasi fuori luogo, ma è proprio ragionando in quest’ottica che si giocano le partite con risultati migliori.
Pressione e abitudini: il cliente arriva già con i paraocchi
Il cliente che entra in rivendita non è “neutrale”, ma si porta dietro un carico di abitudini. Un po’ come quando al supermercato tutti vanno sempre vicino agli stessi scaffali perché sono abituati a comprare i soliti brand. E, se qualcosa cambia, l’effetto è sentirsi disorientati. Allo stesso modo, un idraulico entra in rivendita per andare dove sa che troverà quello che cerca, senza nessuna esplorazione. Perché non vuole perdere tempo. Il banconista, quindi, si trova davanti a un cliente rapido, abitudinario e prudente: se si limita a eseguire l’ordine, il gioco è finito.
Il banconista non è pigro: è programmato per l’efficienza
Uno degli errori più comuni è pensare che il cross-selling non venga proposto per mancanza di volontà, ma non è così. Spesso non si attiva perché non è mai stato insegnato come metodo. È come un film che non parte: non scatta il collegamento mentale tra una vite e l’intero impianto. In più, il banconista non conosce quasi mai a fondo gli altri reparti della rivendita, perché è abituato a “stare nel suo” e tutto il resto viene percepito come extra. Se la cultura aziendale non ha mai comunicato che il cross-selling è parte integrante del ruolo, è ovvio che venga percepito come un sovraccarico. E nessuno ama lavorare di più a parità di riconoscimento.
Passaggio al livello avanzato
Il passaggio da “banconista-bancomat” a “consulente-formatore” rappresenta un vero e proprio salto identitario. Il banconista-bancomat procede così: riceve una richiesta, consegna il prodotto, saluta e passa al cliente successivo. Il banconista-consulente invece si informa sulla natura del progetto del cliente, ne comprende il contesto, anticipa le successive richieste/esigenze, coinvolge gli altri reparti e dà informazioni utili su novità e innovazioni.
Quella di cui si parla non è una semplice differenza di personalità o carattere, ma una questione di modello, di efficienza e di tecnica commerciale-consulenziale.
Un altro forte blocco culturale è la frammentazione: chi lavora solo nel segmento delle colle spesso non sa cosa accade nel reparto infissi, chi è in termoidraulica non conosce davvero le dinamiche del piazzale e chi sta in ferramenta ignora le criticità dell’efficienza energetica.
Il cervello però crea collegamenti solo tra ciò che conosce, e solo se la squadra condivide problemi risolti, casi, opportunità e novità di prodotto, iniziano a nascere associazioni mentali spontanee, come per esempio: “Stai facendo questo lavoro? Bene! Allora, forse ti serve anche…”
Non tutti i clienti sono uguali: dove investire energia?
Al banco arrivano sempre target diversi: l’installatore giovane è più aperto all’innovazione, chi lavora per clienti di fascia alta è più sensibile a soluzioni green ed evolute, chi ha sempre fatto le stesse cose tenderà a rimanere nel conosciuto. La massa critica si costruisce scegliendo bene su chi investire. Non si può pensare di spingere il cross-selling con tutti i clienti, si può però individuare quelli che sono più predisposti.
Bisogna anche tenere conto del fatto che il banco di vendita ha ritmi precisi. I picchi sono tra le 6:00 e le 8:00, prima di pranzo e nel tardo pomeriggio.
La fascia centrale della giornata è spesso più fluida ed è proprio in quella sezione che si possono inserire piccoli spazi di formazione. Proviamo a immaginare un banconista che si rivolge a un cliente con la formula: “Se torna alle 14:30, le mostro una soluzione innovativa, le spiego bene come funziona”; il percepito è completamente diverso.
L’esperienza cliente è la vera leva, non il fatturato
Se il titolare presenta il cross-selling come leva per aumentare i ricavi, la squadra può reagire con scetticismo: “Vuole guadagnare di più”. Se invece viene presentato come miglioramento dell’esperienza cliente, cambia tutto. Il cliente che si sente guidato torna, si fida, concentra gli acquisti e riduce la dispersione verso altri fornitori. Così, il fatturato cresce – come conseguenza e non come obiettivo preimpostato.
Piazzale, un punto da non sottovalutare
All’interno della rivendita si investe in layout, luci e formazione. Ma fuori, spesso, le performance calano: si registrano più conflitti, meno precisione e più assenteismo. Eppure, il cliente non distingue tra reparto interno ed esterno, per lui si tratta di un’unica esperienza: se all’esterno qualcosa si rompe, l’intero sistema della rivendita perde coerenza. Perciò anche il piazzale deve essere formato. Con modalità diverse, certo, ma secondo la stessa visione cui è improntato lo spazio interno.
Partendo dal banco
Il banco ITS non è un ambiente neutro. È fatto di pressione, abitudini e soddisfacimento rapido. Però, è soprattutto il luogo dove si costruisce o si disperde valore. Ed è proprio da esso che tutto deve partire, in modo diverso, migliore (per il cliente e per il banconista stesso) e ragionato.
Per questo motivo, il cross-selling non va imposto come slogan o moda utile: va costruito con identità, cultura e metodo. Servono tempo, pazienza e visione: solo così un’intera rivendita può cambiare radicalmente postura.

Maurizio Papa è un professionista nel settore della consulenza strategica alle aziende, attraverso percorsi di training e formazione. È da più di trent’anni che opera nel mondo delle PMI, in tutta la filiera, con una forte specializzazione nel comparto produttivo, nella distribuzione B2B e B2C, e nella vendita retail eshowroom. Ha un’approfondita esperienza in tantissimi settori merceologici.
Formatore, ideatore di un proprio metodo di training interno alle aziende, permette lo sviluppo del talento di vendita e manageriale dei collaboratori, permette un allineamento del team nei confronti della Strategia, risolve situazioni complesse all’interno delle squadre e del board. Scrive su diverse riviste specializzate di business, collabora con diverse associazioni di categoria, e docente di leadership e vendite presso università di Tor Vergata a Roma.