Morti bianche, sintomo tragico del lavoro sommerso

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Dati tragici ma utili per le leggi sulla sicurezza: per “stanare” il sommerso, individuare le morti sul lavoro.

morti bianche e lavoro sommersoLa posta in gioco è davvero molto alta perché vale ben 43,7 miliardi di euro. A tanto ammonta secondo le più recenti stime della Cgia di Mestre la sottrazione al Fisco perpetrata dai 3 milioni di lavoratori in nero presenti nel nostro Paese. Un esercito di maestranze che produce un Pil irregolare di 102,5 miliardi e pari al 6,5 per cento del Pil nazionale. Un dato certamente inquietante dal punto di vista economico, ma che per noi diventa ancor più drammatico pensando alle tragiche conseguenze che questo comporta per la sicurezza dei lavoratori. Perché è chiaro a tutti che in assenza di un contratto regolare vengono a mancare tutte le tutele che esso impone: parliamo di previdenza, ma anche e soprattutto, appunto, di tutela della sicurezza sul lavoro.

Osservando la mappatura dell’economia sommersa elaborata dalla Cgia di Mestre e relativa al 2013 si scopre che l’area in cui essa è maggiormente sviluppata è il Sud della nostra Penisola. Dati che, incrociati con quelli rilevati dal nostro Osservatorio in quello stesso periodo di tempo, in cui emerge l’incidenza di mortalità di lavoro più elevata proprio nelle regioni meridionali, conducono ad un sillogismo drammatico e ineluttabile: lavoro irregolare +  assenza di tutela contrattuale = incremento del rischio di infortunio e, purtroppo, di morte.

Serve, dunque, una riflessione collettiva che parta dalla politica e passi attraverso gli organi di sorveglianza affinché i controlli e le ispezioni vengano intensificati e gli evasori della sicurezza sanzionati. Specialmente in edilizia e in agricoltura, che secondo le elaborazioni del nostro Osservatorio relative al 2013 sono i settori responsabili di oltre sei morti bianche su dieci.

Incrociare, dunque, i dati sul sommerso con quelli delle morti bianche dovrebbe essere un utile strumento di lavoro per gli amministratori del Paese.  Anche perché sia il fenomeno dell’irregolarità occupazionale che quello dell’infortunistica sono sicuramente sottostimati dato, appunto, il loro essere celati e irrintracciabili, dunque, nella loro totalità.

Far emergere ciò che vive in modo parassitario significherebbe regolarizzare e garantire delle tutele basilari per il lavoratore. Ci auguriamo che ai continui appelli, non solo da parte nostra, il Premier Renzi risponda con l’attenzione che queste tragedie mortali meritano.

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