Presentato a SAIE Bologna il Rapporto Federcostruzioni 2026: crescono occupazione, export e opere pubbliche, mentre nel 2026 gli investimenti sono attesi in aumento del 5,6%.
È partita ieri a BolognaFiere la 60ª edizione di SAIE – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti, in programma fino al 10 ottobre. In occasione dell’inaugurazione è stato presentato il Rapporto 2026 “Il Sistema delle costruzioni in Italia”, realizzato da Federcostruzioni in collaborazione con Cresme.
Nel 2025 la filiera delle costruzioni ha consolidato i propri livelli produttivi grazie al contributo delle opere pubbliche e alla positiva dinamica delle esportazioni. Per il 2026 si apre una nuova fase, con una crescita degli investimenti prevista pari al 5,6%.
L’occupazione continua a crescere e raggiunge quota 3,4 milioni di addetti, pari al 14% degli occupati in Italia, con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente. Sul fronte internazionale, le esportazioni della filiera hanno raggiunto 64,3 miliardi di euro (+2,1%), mentre il saldo commerciale positivo si attesta a 34,7 miliardi di euro (+3,5%).
Determinante il contributo delle opere pubbliche, che nel 2025 sono cresciute del 21%, arrivando a 96,6 miliardi di euro e rappresentando ormai il 41,5% degli investimenti complessivi in costruzioni.
Una filiera da 648,7 miliardi di euro
Secondo il Rapporto Federcostruzioni 2026, il sistema italiano delle costruzioni ha raggiunto un valore complessivo di 648,7 miliardi di euro, registrando una crescita dello 0,9% rispetto al 2024, pari a un incremento di 5,7 miliardi di euro.
Parallelamente, il numero degli occupati è aumentato del 3%, confermando il ruolo strategico del comparto per l’economia nazionale.
I dati evidenziano inoltre la solidità del settore nel medio periodo: tra il 2019 e il 2025, al netto dell’inflazione, la produzione complessiva della filiera è cresciuta del 33,7%.
Export e occupazione in aumento
Positive anche le performance sui mercati esteri. Nel 2025 le esportazioni della filiera hanno raggiunto 64,3 miliardi di euro, con una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente.
L’occupazione ha continuato a espandersi: gli addetti sono cresciuti complessivamente del 3%, con incrementi del 4,7% nelle costruzioni e del 7,9% nelle attività di progettazione.
Le opere pubbliche guidano la crescita
A sostenere il mercato sono state soprattutto le opere pubbliche, che hanno raggiunto un valore di 96,6 miliardi di euro. Il risultato è legato in particolare all’accelerazione degli interventi finanziati dal PNRR, agli investimenti ferroviari e alla crescita della spesa in conto capitale degli enti locali.
Nel 2025 gli investimenti complessivi in costruzioni hanno raggiunto 232,6 miliardi di euro.
In controtendenza il comparto abitativo, che registra una flessione del 15,6%, con le nuove abitazioni in calo del 5% e la manutenzione straordinaria residenziale in diminuzione del 18%. Il Rapporto evidenzia così una progressiva ricomposizione della domanda, caratterizzata da una minore incidenza degli incentivi edilizi e da un maggiore peso delle infrastrutture e degli investimenti pubblici.
Le previsioni per il 2026
Per il 2026 il Rapporto Federcostruzioni prevede una ripresa degli investimenti nelle costruzioni, stimata al +5,6%.
A trainare nuovamente il mercato saranno le opere pubbliche, per le quali è atteso un ulteriore incremento del 12%. Previsto anche il recupero degli interventi di manutenzione straordinaria residenziale (+3,5%), dopo il rallentamento registrato negli ultimi due anni.
Restano invece negative le prospettive per le nuove abitazioni (-4,5%) e per le nuove costruzioni non residenziali private (-3%).

Emanuele Ferraloro, Presidente di Federcostruzioni
«Non siamo una somma di cantieri, ma un sistema industriale. Dopo la forte espansione del 2021-2022, il settore è entrato in una fase di normalizzazione selettiva, segnata dalla riduzione dei bonus edilizi e dalla conclusione del PNRR. Ma la fine del PNRR non deve rappresentare la fine degli interventi sulle nostre reti infrastrutturali e sul nostro ambiente costruito: piano casa, fondi europei e di coesione e investimenti delle grandi aziende pubbliche devono essere ricondotti a una strategia organica che interessi tutta la filiera: progettazione, materiali, impianti, edilizia, servizi innovativi. Serve una politica industriale delle costruzioni stabile e di medio-lungo periodo, anche sul fronte degli incentivi: certi nei tempi, nelle procedure e stabili. Tra le priorità restano la rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio edilizio, la revisione delle norme urbanistiche, la carenza di manodopera e il ricambio generazionale. Occorre superare l’immagine delle costruzioni come cemento e mattoni, ponti e asfalto, e arrivare a una visione complessiva, sistemica e di filiera, capace di accompagnare nel lungo periodo la trasformazione del Paese e costruire il nostro futuro».
Felice Squitieri, Commissario straordinario per il Piano Casa
«La casa sta tornando a essere, in tutta Europa, una delle grandi questioni sociali del nostro tempo. Quando il bisogno abitativo resta troppo a lungo senza risposta, il disagio può trasformarsi in frattura sociale: lo vediamo in altri Paesi. Il Piano Casa del Ministro Salvini e del Governo sceglie invece di agire prima che diventi emergenza permanente, aumentando l’offerta e rimettendo in circolo patrimonio inutilizzato. È qui la sua portata più profonda: riconoscere la casa come infrastruttura sociale e civile, dando risposta a chi ne ha fame – giovani, famiglie, lavoratori, studenti, chi pur avendo un reddito non accede più al mercato. Diritto all’abitare e tutela della proprietà privata non sono incompatibili e non vanno contrapposti: una politica seria deve garantirli entrambi. La strada è quella dell’offerta: recuperare gli alloggi pubblici inutilizzabili, rigenerare il patrimonio esistente, valorizzare immobili pubblici improduttivi, sviluppare edilizia sociale e mobilitare, dentro regole chiare, anche il capitale privato. Non espropriare diritti per redistribuire scarsità, ma creare nuova disponibilità. Qui Stato, territori e filiera hanno una responsabilità comune: dire a chi cerca casa che lo Stato non si volta dall’altra parte, e a chi la possiede che la proprietà resta un diritto da tutelare senza ambiguità. È in questo equilibrio che il Piano Casa diventa politica strutturale di coesione nazionale, non solo un programma edilizio».
Stefano Betti, Vicepresidente ANCE
«Il nostro settore viene da una stagione positiva, che ci ha consentito di supportare il Pil e di creare occupazione. Ora non dobbiamo perdere come sistema Paese questo slancio. Serve un quadro di investimenti costante per riuscire a dare, lavorando insieme a tutta la filiera, le risposte che servono ai cittadini. Aumentare l’offerta abitativa, potenziando le misure del Piano casa, per dare più alloggi accessibili e assicurare interventi diffusi su tutto il territorio, ma anche garantire case vivibili e sicure, con incentivi stabili per riqualificare gli edifici più energivori e rafforzare la sicurezza sismica. La crisi climatica e la fragilità del nostro territorio devono spingerci inoltre a puntare con decisione sull’adattamento delle infrastrutture, in particolare idriche e energetiche, in un quadro di regole e tempi certi sul modello Pnrr».
Vincenzo Colla, Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
«Il settore delle costruzioni è strategico per la crescita del Paese e per tenere vivo il mercato interno e SAIE rappresenta una vetrina eccezionale per guardare al futuro. Ora che il PNRR si avvia a conclusione, infatti, dobbiamo evitare il rischio di un precipizio e costruire per tempo una nuova stagione di investimenti. Edilizia e infrastrutture possono continuare a essere un grande motore per l’economia e il lavoro: penso alla rigenerazione urbana, al recupero del patrimonio esistente, a un nuovo Piano Casa capace di dare risposte famiglie, studenti, lavoratori, ma anche alla messa in sicurezza del territorio. Dobbiamo accompagnare questa trasformazione con innovazione, digitalizzazione, materiali sostenibili e nuove competenze, qualificando tutta la filiera. Come Regione stiamo investendo 300 milioni nel nuovo Piano Casa, sosteniamo sempre più la formazione, così come la ricerca, e continuiamo a investire sulla trasformazione green del settore edilizio con un’operazione che diventa anche una risposta di economia sociale. La sfida è costruire meglio, recuperare e rigenerare, rendendo più sostenibile il patrimonio che abbiamo. Perché, per usare le parole di Renzo Piano, la democrazia e la civiltà di una città si misurano attraverso la cura, la qualità e la bellezza del suo spazio costruito e dei suoi edifici».
Matteo Lepore, Sindaco di Bologna
«Dopo la grande stagione di investimenti del PNRR e quella degli incentivi fiscali, dobbiamo chiederci cosa viene dopo. Io credo debba aprirsi una nuova stagione di urbanistica e rigenerazione urbana, investendo sulle città esistenti, sulle aree dismesse, sulla casa. A Bologna abbiamo dimostrato che, lavorando insieme a ordini professionali e associazioni di categoria, si possono costruire soluzioni capaci di tenere insieme sostenibilità e sviluppo. Ora questo metodo deve diventare anche una politica nazionale. La rigenerazione urbana ha un ostacolo che spesso è economico prima ancora che urbanistico: bonifiche, demolizioni e messa in sicurezza possono rendere molti interventi insostenibili. Anche su questo c’è una convergenza con ANCE. Per questo il Governo dovrebbe istituire un Fondo straordinario per le bonifiche delle aree dismesse, capace di rimettere in moto investimenti pubblici e privati e l’intera filiera delle costruzioni. Serve poi un vero Piano Casa, con risorse significative, procedure semplici e tempi certi, lasciando ai Comuni la possibilità di indicare le priorità dei territori. La casa deve tornare al centro dell’urbanistica italiana. La sfida dei prossimi anni sarà tenere insieme qualità urbana, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica degli interventi. Dopo il PNRR dobbiamo costruire una nuova stagione di investimenti: rigenerare le città per rendere possibile il diritto all’abitare».
Ivo Alfonso Nardella, Presidente del Gruppo Tecniche Nuove e Senaf
«Una fiera, serve a una cosa sola: connettere idee, prodotti e servizi con le persone che renderanno il proprio lavoro migliore. In oltre sessant’anni SAIE ha visto cambiare tutto: i materiali, gli strumenti, le regole. Una cosa invece è rimasta uguale. Si viene qui per imparare da chi fa il tuo stesso mestiere un po’ meglio di te, e per insegnare qualcosa a chi ne sa meno. Quando migliaia di persone tornano a casa facendo meglio il proprio lavoro, migliora il Paese. L’Italia e l’Europa non hanno bisogno soltanto di costruire di più. Hanno bisogno di curare quello che hanno già: case, scuole, strade, patrimoni storici che chiedono competenze vere per valorizzarsi. Quelle competenze non si scaricano da un sito, non si generano con l’IA, si trasmettono di persona, si toccano con mano, si Fanno, di nuovo, insieme, a SAIE Bologna.» “I sessant’anni di SAIE raccontano molto più della storia di una manifestazione: raccontano l’evoluzione di una filiera strategica per il Paese e la capacità della fiera di accompagnarne i passaggi decisivi – ha dichiarato Rosa Grimaldi, Vicepresidente di BolognaFiere. Oggi, in una fase in cui costruzioni, infrastrutture e rigenerazione urbana sono centrali per la competitività e la qualità della vita, il ruolo di una piattaforma come SAIE è ancora più rilevante: mettere in connessione imprese, professionisti, associazioni e istituzioni, favorire il confronto sulle politiche industriali e rendere visibili innovazione e competenze. BolognaFiere è orgogliosa di ospitare questa sessantesima edizione e di continuare a investire in manifestazioni capaci di generare valore per i settori produttivi e per il territorio».
