Impiantisti e installatori varesini: -50% di fatturato a marzo

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Cna Varese ha effettuato un sondaggio on line, nel mese di Aprile, presso i propri associati del settore dell’installazione e manutenzione impianti, per monitorare l’evoluzione del mercato del lavoro dopo la proclamazione dell’emergenza sanitaria. Ecco i risultati che CNA ha rilasciato durante la sua conferenza stampa “INSTALLATORI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS”.

Non basta fare parte di quelle categorie che non hanno subito la quarantena per non essere in grandi difficoltà: è il caso degli artigiani installatori e manutentori di impianti che non hanno mai subito un blocco totale dell’attività, perché rientrano tra quelle categorie che fanno servizi di pubblica utilità, e hanno uno dei famosi “codice Ateco” che ha permesso loro di non fermarsi mai. Ma è stato davvero così?

A rispondere sono stati oltre 200, prevalentemente impegnati nell’installazione e manutenzione di impianti termici (162) o di condizionamento (126), ma anche di impianti elettrici (46) o altro (30).

Nella maggior parte dei casi gli artigiani lavorano con soggetti privati (198). In 159 hanno risposto che lavorano per o anche con aziende, e in 42 hanno segnalato di lavorare anche con la PA. La maggior parte di loro lavora in provincia di Varese (176), ma molti operano anche in provincia di Milano (68), Como (40) e Monza Brianza (25).

Meno della metà di loro ha ricevuto regolarmente i pagamenti a marzo: hanno risposto positivamente infatti 86 installatori su 117, e la percentuale di insoluti è del 26,5% tra i privati, del 30,5% tra le aziende. Percentuali inferiori invece nella ristorazione (17.4) e nel turismo (12,7) oltre che nella PA (13,6).

Gli impiantisti coinvolti, la stragrande maggioranza dei quali ha microaziende che occupano da 1 a 5 addetti (hanno risposto cosi 159 degli intervistati, contro 27 che hanno aziende da 6 a 10 dipendenti e 20 che hanno aziende sopra i 10 dipendenti), hanno denunciato un calo del fatturato del 57,6% nel mese di aprile. Alcune aziende (11%) intervistate denunciano un calo del fatturato del 95%.

Anche i dati della cassa integrazione richiesta per i lavoratori delle imprese artigiane del settore segnalano l’estrema difficoltà del momento. Con percentuali che si assestano tra il 12 e il 14% del totale il settore è tristemente sul podio, dopo la meccanica e i servizi alla persona. A metà aprile su 145.000 imprese artigiane che hanno richiesto la cassa integrazione oltre 18.000 sono del settore impianti per un totale di quasi 67.000 lavoratori. Il 20% di questi dati sono di aziende lombarde. Nella sola provincia di Varese il settore vede circa 400 imprese e 1.400 lavoratori interessati.

GUALTIERO FIORINA, Comitato CNA Varese Installazione Impianti.

Cna monitorerà lo sviluppo nei prossimi mesi per verificare l’evoluzione del settore: «Ci aspettiamo, per esempio, che i pagamenti di aprile peggiorino sensibilmente, perchè i pagamenti di marzo riflettono una situazione ancora di semiapertura. Con i riflessi del totale lockdown la situazione non può che peggiorare – spiega Gualtiero Fiorina, funzionario Cna per il settore dell’installazione e impianti, che fissa i punti per il prossimo futuro -. E’ fondamentale garantire che la filiera non si spezzi, per quanto riguarda la continuità dei pagamenti: se la catena si interrompe gli effetti sono devastanti anche per una categoria che formalmente non ha mai smesso di lavorare del tutto. Servono quindi risorse pubbliche per ridare vitalità a quella parte del mercato che è spenta, come bar, ristoranti e altri luoghi pubblici. Il secondo punto è mettere le aziende nelle condizioni di operare in sicurezza nel più breve tempo possibile. Una questione non semplice, anche perché i committenti spesso sono privati che accolgono le persone in casa, e che devono invece in questo caso rispettare le regole di un luogo di lavoro».

https://www.facebook.com/CnaVareseTicinoOlona/videos/569166530382569/

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