Gli starter sono tutti uguali?

Condividi
L’avvento dei reattori elettronici e delle lampade a Led ha reso obsoleti i tubi fluorescenti con cablaggio tradizionale. Tuttavia, ne esistono tantissimi ancora installati e funzionanti e, per fare una corretta manutenzione, occorre sapere come funzionino.

Per innescare la scarica nei vapori presenti all’interno di un tubo fluorescente, i due filamenti costituenti i catodi devono essere caldi. Per questo motivo serve lo starter, il quale funge da interruttore temporizzato: inizialmente è chiuso e fa scorrere corrente nella maglia esterna attraverso i catodi riscaldandoli (figura 1); dopo poco tempo apre il circuito facendo accendere la lampada.

FIG.1 – CABLAGGIO di lampada fluorescente con tubo singolo. Il condensatore tra fase e neutro serve solo per rifasare, mentre quello piccolo all’interno dello starter serve per ridurre i disturbi in radiofrequenza.

Il reattore è un dispositivo dotato di reattanza induttiva ed è costituito da un avvolgimento di filo di rame smaltato su nucleo di lamierino magnetico. Esso ha una duplice funzione: all’accensione, quando lo starter apre bruscamente, crea la sovratensione che innesca la scarica e, successivamente, riduce fortemente la tensione fungendo da impedenza induttiva (reattanza).

Lo starter ha un funzionamento elettromeccanico: al suo interno (protette in un’ampolla di vetro) sono presenti due lamelle bimetalliche affiancate tra le quali inizialmente scocca una scintilla che le riscalda rapidamente, così che esse si pieghino fino a unirsi chiudendo il circuito. Con circuito chiuso si raffreddano, per cui si riaprono interrompendo nuovamente il circuito.

Accensione di due tubi fluorescenti in serie

Molti apparecchi illuminanti 2×18 W e 4×18 W con cablaggio classico sono realizzati con un unico reattore in serie a 2 tubi fluorescenti, come illustrato in figura 2. In questo caso, all’accensione su ogni tubo e su ogni starter si trova metà della tensione di alimentazione. Per i tubi non è un problema perché una volta innescata la scarica nel gas necessitano di poca tensione ai loro capi e quindi si usano tubi da 230 V; per gli starter invece vale il discorso opposto, i modelli per lampada singola non funzionano bene. La 230 V viene infatti interrotta dai due spinterometri in serie che quindi stentano a far scoccare la scintilla e le lampade non si accendono, o si accendono con notevole ritardo dopo diversi tentativi e relativi lampeggii.

FIG.2 – DUE TUBI IN SERIE: all’accensione i due starter sono sottoposti a una tensione molto ridotta, ragion per cui dobbiamo usare il modello “series”.

Se si ha l’accortezza di utilizzare il modello di starter corretto, invece, tutto funzionerà a dovere: gli starter per lampade in serie hanno infatti la distanza tra i conduttori (spark gap o spinterometro che dir si voglia) tarata sui 115 V e quindi la corrente che riscalda i catodi riesce a fluire regolarmente.

Come scegliere lo starter giusto
Quando si sostituiscono i tubi fluorescenti (comunemente detti neon) è buona prassi sostituire anche lo starter; ne esistono però diversi modelli e i due parametri importanti sono la potenza nominale e la denominazione “single” o “series”. Sul barilotto troveremo scritto un ampio range di potenza, ad esempio 4-65, che significa che lo starter è adatto per tubi da 4 W fino a 65 W, e poi la scritta “single” o “series,” che indica se è adatto rispettivamente per installazione singola o per tubi collegati in serie.

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

  • n.2 - Marzo 2026
  • n.1 - Febbraio 2026
  • n.10 - Dicembre 2025

Ti potrebbero interessare

bollitori dell’acqua

Ma è vero che… la temperatura dei bollitori dell’acqua calda centralizzata è definita dalla normativa?

In un impianto di acqua calda centralizzata, la regolazione della temperatura nei bollitori e nella rete di distribuzione non è una scelta arbitraria: è determinata da normative tecniche e disposizioni legislative che bilanciano efficienza energetica, igiene sanitaria, sicurezza degli utenti e prestazioni dell’impianto.

punti di ricarica

Ma è vero che… cambiano le regole per i punti di ricarica veicoli elettrici?

Dal 3 giugno 2026 entra in vigore il nuovo decreto sui punti di ricarica per veicoli elettrici: obblighi, ambiti di applicazione e criteri di predisposizione negli edifici residenziali e non residenziali.

Come si fa a progettare un impianto sicuro con il differenziale da 30 mA?

Quando e perché il differenziale da 30 mA è obbligatorio secondo la CEI 64-8: ambiti di applicazione e ruolo chiave nella protezione contro i contatti elettrici.

Infrastrutture critiche, quando il gioco si fa significativo

Per garantire la sicurezza nell’ambito utility ed energia, l’installatore deve affidarsi a dispositivi e sistemi avanzati, in grado di operare anche in condizioni ambientali e operative proibitive.