Gentili lettori,
siamo lieti di anticipare l’editoriale del prossimo fascicolo de “L’impianto elettrico”. Avremmo il piacere di pubblicare le vostre riflessioni in merito nello stesso numero, subito dopo tale servizio.
Per partecipare non dovete far altro che inviare il vostro personale parere (max 1400 caratteri) tramite l’apposito form entro una settimana, seguito da nome, cognome e professione.
Crediti formativi: cultura o mercificazione?
di Domenico Trisciuoglio
Sono arrivati, in maniera prorompente ormai anche per noi tecnici, ingegneri, architetti, geometri ed altre categorie i “famosi” Crediti Formativi che dovrebbero garantire la professionalità e la preparazione aggiornata di ogni tipologia di tecnico.
È evidente che questa riforma, partita già da anni e che solo da un po’ sta effettivamente prendendo corpo, rappresenta una importante pietra miliare nella specifica voce dell’aggiornamento professionale. Specialmente con l’avvento e con lo sviluppo esponenziale delle nuove tecnologie, qualsiasi tecnico deve essere costantemente aggiornato per restare al passo con i tempi. Quindi sia chiaro che, sia personalmente che in qualità di direttore di una rivista tecnica che promuove l’utilizzo di nuove tecnologie, il mio parere è assolutamente positivo e favorevole all’aggiornamento.
Tuttavia richiamo l’attenzione dei nostri lettori sulla autorevolezza degli organismi preposti alla concessione dei Crediti Formativi e sulla adeguatezza di taluni corsi che, preventivamente autorizzati, concedono tali Crediti. Mi preme sottolineare che non ci si trova davanti a un uditorio che deve imparare da zero, come potrebbero essere universitari del primo anno, bensì professionisti che lavorano nel loro settore, in campo, da oltre 30 anni e che sottraggono tempo e attenzione al proprio sudatissimo lavoro per “aggiornarsi” cioè per conoscere qualcosa di nuovo del loro mestiere e non per sentirsi ripetere stereotipati concetti che applicano ormai da tanti anni quotidianamente nelle loro professioni.
È lecito dunque richiedere e pretendere dagli organismi preposti un esame attento dei contenuti dei corsi, onde evitare che gli stessi diventino solo, per i docenti, un comodo (e spesso retribuito) rifugio all’imperante mancanza di lavoro dell’attuale asfittico mercato e per i discenti una mera perdita di tempo o, nella peggiore delle ipotesi, un modo per evitare di andare al lavoro!