Cattura e stoccaggio della CO2, la situazione in Italia e in Europa

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I progetti di cattura della COsi stanno spostando verso comparti come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti, mentre la destinazione è orientata allo stoccaggio dedicato rispetto alle tradizionali applicazioni di Enhanced Oil Recovery. Quanto ai finanziamenti pubblici, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori considerati servirebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui. Di questo e molto altro si è occupato lo Zero Carbon Technology Pathways Report, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

La cattura della CO₂ è una soluzione imprescindibile per decarbonizzare i settori
industriali hard-to-abate (tra cui, nell’industria, cemento, siderurgia, chimica, ceramica, carta e vetro). Se a livello globale si assiste a una forte crescita degli impianti (62 operativi, con una capacità di cattura complessiva di 64 Mtpa, e altri 35 in costruzione), l’Unione Europea, in particolare, si prepara ad assumere un ruolo sempre più rilevante, passando dai circa 50 Mt di CO₂ catturati al 2030 ai 450 Mt al 2050, quota destinata per il 55% allo stoccaggio permanente.

Le politiche di efficienza energetica, l’elettrificazione dei consumi finali e la diffusione delle fonti rinnovabili, che pure hanno consentito un calo del 37% delle emissioni di gas serra in Europa dal 1990, mostrano infatti limiti strutturali nei settori industriali caratterizzati da vincoli tecnologici all’elettrificazione e da una quota rilevante di emissioni di processo non eliminabili. In questi casi, la cattura della CO₂ (Carbon Capture and Storage/Utilisation – CCUS) rappresenta spesso l’unica soluzione praticabile e di tali tecniche si occupa lo Zero Carbon Technology Pathways Report, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, alla terza edizione e presentato insieme alle aziende partner.

L’Italia è il terzo Paese dell’Unione Europea per capacità di stoccaggio annunciata al 2030 dopo Paesi Bassi e Danimarca, con 4 milioni di tonnellate di capacità di iniezione annua prevista nel sito di Ravenna, che ha il potenziale per diventare un hub di riferimento per tutti i Paesi del Mediterraneo (dispone infatti di una capacità totale stimata in oltre 500 milioni di tonnellate). L’annuncio della disponibilità di un sito di stoccaggio ha reso possibile la nascita di quattro importanti progetti di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità di cattura a regime stimata in oltre 1,2 milioni di tonnellate l’anno.

“La rilevanza strategica della cattura della CO₂ è stata riconosciuta anche a livello normativo – commenta Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di Energy&Strategy -: con il Net-Zero Industry Act (NZIA), infatti, l’Unione Europea ha introdotto per la prima volta un obiettivo vincolante di capacità di stoccaggio della CO₂. Ciononostante, permangono significative incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo l’intera value chain che rischiano di rallentare lo sviluppo dei progetti necessari a rispettare le tempistiche imposte dagli obiettivi climatici.

In base alla nostra analisi sarebbero necessari schemi incentivanti dedicati, eventualmente affiancati da contributi in conto capitale nella fase iniziale di sviluppo della filiera. In termini di finanziamenti pubblici, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori considerati (cemento, generazione elettrica in centrali a gas, termovalorizzazione) occorrerebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui: un impegno significativo, ma comparabile a quello già previsto per il supporto alle fonti rinnovabili elettriche nel medio-lungo periodo. Senza questi strumenti, il contributo della cattura della CO₂ agli obiettivi climatici europei rischia di rimanere largamente insufficiente”.

A livello globale l’interesse verso la CCUS è in forte crescita e anche in Europa il trend è positivo, ma le proiezioni indicano un possibile disallineamento tra la capacità di cattura e quella di stoccaggio disponibile al 2030, con un rischio concreto di mancato raggiungimento dei target fissati. Parallelamente, stanno cambiando i settori di applicazione dei progetti, con un progressivo spostamento verso comparti come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti, mentre la destinazione della CO₂ si orienta verso lo stoccaggio dedicato rispetto alle tradizionali applicazioni di Enhanced Oil Recovery (EOR).

L’evoluzione dei progetti di cattura della CO₂

È in atto una profonda evoluzione dei progetti di cattura della CO₂ , dal punto di vista della localizzazione geografica, dei settori di applicazione e della destinazione delle emissioni catturate. Il ruolo dell’Europa infatti sarà sempre più rilevante: il continente rappresenta al momento solo il 4% della capacità di cattura operativa a livello globale, ma questa percentuale è destinata a salire fino al 29% della capacità totale in fase di sviluppo, stimata a 405 Mtpa, in linea con il percorso di decarbonizzazione che ha velocizzato le iniziative di CCUS.

La prossimità delle scadenze associate agli obiettivi di decarbonizzazione a livello globale ed europeo ha determinato, tra 2024 e 2025, un’accelerazione dei progetti di CCUS nel mondo, passati da 408 a 489 (+19%) per 513 Mt di CO 2 catturati all’anno (+23%). Si tratta ancora, per lo più, di impianti in fase di sviluppo preliminare o avanzato, e solo in numero più ridotto già operativi o in costruzione, che insieme costituiscono, nel 2025, circa il 21% della capacità di cattura annunciata (108 Mt di CO 2 su 513).

Le soluzioni di cattura applicabili all’industria rientrano prevalentemente nella categoria della Point Source Capture, in cui la CO₂ viene separata direttamente nei punti di emissione. Le tecnologie disponibili si differenziano sia per l’approccio di integrazione nei processi industriali, sia per i meccanismi chimico-fisici di separazione della CO₂ dai fumi: tra le opzioni più mature figurano l’assorbimento chimico e fisico tramite solventi, l’adsorbimento e la separazione mediante membrane, ciascuna con specifici punti di forza o criticità e impatti differenziati sui costi di cattura a seconda del settore industriale di applicazione.

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