Accumulo elettrotermico con materiali cementizi e a cambiamento di fase

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Un gruppo di ricercatori dell’enea sta sviluppando un innovativo sistema di accumulo termico ed elettrico, che utilizza pcm abbinati a materiali comuni come acciaio e cemento, per migliorare la conversione energetica nei sistemi P2H.

La diffusione delle fonti rinnovabili pone il problema della scarsità di accumuli energetici. Per gestire le problematiche di overloading delle reti e della discontinuità di generazione servono sistemi efficienti e flessibili, sostenibili e di lunga durata, basati su tecnologie e materiali a basso costo. Le batterie di Carnot sono una soluzione tecnica promettente per l’accumulo termico. Convertono in calore l’elettricità in eccesso o a basso costo, tramite l’effetto Joule o pompe di calore, e lo accumulano in materiali poveri e facilmente reperibili quali blocchi lapidei, calcestruzzo, sabbia, miscele di sali fusi utilizzate negli impianti solari a concentrazione (CST).

L’energia è quindi restituita sotto forma di calore, oppure impiegata per produrre nuovamente elettricità, ad esempio con turbine a vapore (power-to-heat-to-power).

Accumulo ibrido

Uno studio scientifico pubblicato recentemente analizza l’efficacia della conversione elettro-termica in un innovativo accumulo ibrido termo-elettrico (TEES o ETES), sviluppato per operare in un intervallo di temperatura compatibile con gli impianti CST. Materiali e componenti sono stati ingegnerizzati per supportare input combinati: la miscela di calcestruzzo dell’accumulo termico, ad esempio, contiene materiali a cambiamento di fase (PCM).

Il TEES proposto dai ricercatori dell’ENEA sfrutta il calore latente in aggiunta a quello sensibile, incrementando la densità di energia accumulata. Materiali e componenti sono ottenuti con processi produttivi consolidati e a basso costo. I test di laboratorio hanno dimostrato l’efficacia del sistema, evidenziando la superiore velocità del riscaldamento elettrico diretto rispetto ai metodi termici convenzionali.

COME È FATTO
Il TEES sviluppato dai ricercatori dell’ENEA è composto da:

  • circuito termico interno (tubo in acciaio inox per la circolazione del fluido termovettore) che funge anche da resistenza elettrica per il riscaldamento con elettricità;
  • accumulo solido (calcestruzzo fibrorinforzato con fibre plastiche e metalliche riciclate) additivato per aumentare la densità energetica;
  • strato termoisolante esterno

Per aumentare la capacità d’accumulo termico il calcestruzzo è stato formulato per il funzionamento ad alte temperature e con una prolungata stabilità termica, aggiungendo il 10% in peso di PCM (miscela di nitrati di sodio e potassio) stabilizzati nella forma da una matrice porosa di diatomite.

SISTEMA IBRIDO
La superiore capacità di stoccaggio del TEES è legata allo sfruttamento del calore latente nelle trasformazioni di fase dei PCM. I test sono stati condotti a temperature fra 220 e 280 °C, ma l’applicazione è scalabile e può operare a temperature fino a 400 °C.

Il prototipo è stato sottoposto a numerosi cicli di riscaldamento con metodi termici ed elettrici, raggiungendo in entrambi i casi una capacità d’accumulo teorica pari all’86%. I risultati ottenuti sono promettenti e aprono la strada a ulteriori innovazioni sui sistemi TEES per applicazioni ad alta temperatura, ad esempio per la fornitura di calore ai processi industriali.

PRIMO SUCCESSO
Lo studio è stato curato dai ricercatori dell’ENEA Raffaele Liberatore, Daniele Nicolini, Michela Lanchi e Adio Miliozzi.

Il prototipo in scala ridotta del TEES (lunghezza 1,4 m, diametro 12 cm) è stato testato nel laboratorio ATES (Advanced Thermal Energy Storage), l’infrastruttura per lo studio e la caratterizzazione dei fenomeni di scambio e accumulo termico del Centro Ricerca ENEA Casaccia (Roma). L’articolo “Experimental testing of new concrete based medium temperature thermal energy storage charged by both a thermal and electrical power source” è stato pubblicato su “Energies” 2025, 18, 3511, MDPI.

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