Prima di un lavoro in quota, la valutazione meticolosa e pragmatica delle condizioni operative conduce alla scelta consapevole delle soluzioni più sicure e affidabili, per svolgere l’attività professionale nella massima sicurezza.
Le cadute dall’alto sono la principale causa di infortuni gravi e mortali sul lavoro, con un’incidenza di decessi superiore al 30% rispetto al totale. In edilizia le cadute dall’alto rappresentano oltre il 54% degli incidenti nei cantieri. Purtroppo, alcuni tragici eventi recenti hanno ravvivato l’attenzione sulle specificità del lavoro in altezza. ANFUS (Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini) è in prima linea nella promozione della sicurezza, con iniziative strutturate di formazione professionale e con eventi periodici liberamente accessibili, in presenza e online, affidati a esperti del settore.
Sicurezza per tutti
La sicurezza è ciò che permette al professionista di tornare a casa propria alla fine della giornata di lavoro. «Prevenire i rischi non è un’opzione – afferma Fabrizio Cuccato – ma è parte integrante della cultura e della prestazione professionale, una competenza che si costruisce giorno dopo giorno. Per questo abbiamo avviato una campagna dedicata alla prevenzione, mettendo a disposizione gratuitamente i corsi ANFUS rivolti a tutti gli operatori del settore».
Nel caso degli spazzacamini il rischio di caduta dall’alto è molto elevato…
«È vero, ma la prima considerazione da fare riguarda proprio l’altezza. La gravità è l’unica forza attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7: non va in ferie, non si distrae e soprattutto non perdona. Cadere da soli tre metri significa raggiungere il suolo in una frazione di secondo, trascinati da una forza che triplica il peso del corpo. In questo caso, la prontezza di riflessi e la forza degli arti non sono di alcuna utilità: contro la forza di gravità partiamo sempre in svantaggio. Durante una caduta dall’alto contano solo quello che l’operatore indossa e quello che ha imparato a fare prima di salire».
Responsabilità e prevenzione
Ogni giorno migliaia di operatori salgono sui tetti per svolgere manutenzioni, controlli e installazioni.

«I tetti sono quindi luoghi di lavoro in cui troppo spesso sono assenti le condizioni minime di sicurezza – spiega l’ing. Nicola Fumagalli. La legislazione in materia prevede che il responsabile dell’edificio o impianto sia anche responsabile della sicurezza dell’operatore, come un datore di lavoro.
Purtroppo, in Italia non c’è ancora un obbligo generalizzato per i sistemi permanenti di sicurezza, quindi molti tetti non dispongono di percorsi e ancoraggi sicuri. In questi casi è necessario valutare con estrema attenzione la realizzazione di ancoraggi provvisori, per creare temporaneamente le condizioni idonee all’accesso al tetto, oppure prendere atto che non ci sono le condizioni di sicurezza per eseguire il lavoro».
Informare circa le responsabilità è anche un’opportunità per fidelizzare il cliente.
«Per un professionista le competenze sono sempre il patrimonio più prezioso. La formazione specialistica, la conoscenza delle normative, la consapevolezza dei rischi e l’uso corretto dei DPI consentono di superare i limiti strutturali dei tetti, in numerose situazioni, permettendo l’esecuzione del lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza».
I ferri del mestiere
L’attività dello spazzacamino professionista richiede conoscenza degli impianti e abilità nell’uso degli strumenti per pulizia, controllo e sicurezza. Per lavorare sui tetti è obbligatoria l’abilitazione all’uso dei DPI di 3a categoria (imbracatura, connettori, corde, smorzatori), da utilizzare con guanti, mascherina, scarpe antinfortunistiche e casco omologato.
«Ancoraggi certificati e DPI adeguati sono indispensabili per ridurre i danni in caso di incidente – continua Nicola Fumagalli – ma non devono creare false certezze. Nelle attività in elevazione il rischio principale è la falsa percezione di controllo che abbiamo sull’altezza.
Prendiamo il caso molto frequente di un operatore al lavoro su una scala doppia. In generale, quando si utilizzano le scale portatili bisogna prestare estrema attenzione alla stabilità del supporto, all’inclinazione e alla stabilizzazione, ad esempio tramite legatura. È opportuno ricordare che le scale non possono essere utilizzate come strumento di posizionamento.
Inoltre, si devono indossare i DPI anticaduta completi, anche se si lavora a pochi pioli dal suolo. Un movimento sbilanciato, un giramento di testa, una suola sporca d’olio e la caduta all’indietro è inevitabile, ma l’imbracatura ben agganciata eviterà l’impatto a terra con la nuca o la colonna. In sostanza, senza prevenzione e senza protezione non esiste nessuna quota di lavoro sicura».

Attenzione e pragmatismo
Quali criteri devono orientare la scelta dei DPI?
«Non esistono sistemi di arresto standard – riprende Fabrizio Cuccato – che possano essere utilizzati in tutte le situazioni. La tecnologia è progredita, eppure le statistiche evidenziano che l’errore umano e la sottovalutazione del pericolo restano le variabili più difficili da gestire. L’operatore deve sempre analizzare le caratteristiche del tetto, con attenzione e pragmatismo. Non bisogna mai fidarsi di quello che si vede, ma solo delle linee vita e delle reti di protezione. Per ogni attività serve un’attenta valutazione dei rischi e la conseguente selezione della combinazione più idonea, tra dispositivo d’ancoraggio e sistema d’arresto.
Durante le lezioni tutti questi aspetti sono trattati in relazione a diverse condizioni operative, per individuare i migliori punti d’ancoraggio o la giusta lunghezza del cordino di posizionamento. Si tratta di aspetti importantissimi per la sicurezza, che possono fare la differenza fra uno spavento e un infortunio grave».
L’imbracatura ha un verso e non può essere utilizzata al contrario. Dev’essere indossata in aderenza, senza cinghie lente né con oggetti in tasca. Purtroppo, sono ricorrenti l’uso dell’anello sbagliato, come anche di uno solo dei due semiocchielli dell’attacco sternale. Un’accurata prevenzione del rischio comprende anche la procedura di soccorso e recupero, uno degli aspetti più trascurati.
Nell’area di lavoro devono essere disponibili i DPI per evacuazione e soccorso e gli operatori devono essere addestrati per trasportare il collega malcapitato in un’area sicura. I DPI di 3a cat. devono essere ispezionati almeno una volta ogni 12 mesi, dalla data di primo utilizzo, e devono essere controllati dall’operatore prima e dopo l’uso. Gli accorgimenti per lo stoccaggio sono importanti per garantire affidabilità e durata. DPI si conservano asciutti in un luogo asciutto, non esposto ai raggi UV e lontano da fonti di calore.
«La sicurezza in cantiere non è un adempimento tecnico: è un gesto d’amore verso sé stessi, verso i colleghi e verso le famiglie che attendono a casa. Ogni giorno migliaia di operatori lavorano su tetti, coperture e strutture spesso prive di protezioni adeguate. In troppi casi l’esperienza viene scambiata per invulnerabilità, la rapidità per leggerezza, la routine per assenza di rischio.
Eppure, la realtà ci ricorda che basta un attimo per trasformare un intervento ordinario in una tragedia. La recente cronaca di incidenti sul lavoro dimostra quanto sia urgente riportare la sicurezza al centro del settore: DPI di 3a categoria, formazione continua, sistemi permanenti di protezione, responsabilità condivisa tra operatori e proprietari degli immobili.
ANFUS, attraverso la Scuola Professionale per Fumisti e Spazzacamini, ha scelto di rispondere con un impegno concreto: corsi gratuiti, materiali didattici, aggiornamenti normativi e una campagna culturale che mette al centro la prevenzione come valore collettivo. Perché nessun lavoro merita di essere pagato con la vita». SANDRO BANI Presidente di ANFUS





