La digitalizzazione del sistema energetico europeo sta accelerando, con l’obiettivo di sfruttare pienamente il potenziale risparmio derivante dalla flessibilità e combinazione intelligente tra produzione e consumo di energia. Privilegiando l’impiego di fonti rinnovabili, in linea con la Direttiva (UE) 2023/2413 [2] del 18 ottobre 2023 (RED III), relativa alla promozione dell’energia da fonti rinnovabili, le tecnologie digitali consentono di ottimizzare i sistemi, generando risparmi operativi e riducendo i costi delle infrastrutture di rete. Esse permettono inoltre di sviluppare strumenti avanzati di previsione della produzione e dei consumi energetici, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili elettriche, tipicamente intermittenti, come il solare fotovoltaico e l’eolico, che sono destinate a una significativa espansione nei prossimi anni.
Questo contesto di crescente integrazione tra rinnovabili e digitalizzazione, ha effetti anche per la tecnologia delle pompe di calore, che si colloca sia come produzione per la parte di energia contenuta in aria acqua a terra (a cui le pompe di calore attingono), sia come utilizzo, poiché utilizzano energia elettrica (preferibilmente da fonte 100% rinnovabile), per questo tale tecnologia è destinata a subire una profonda evoluzione. Il loro funzionamento non potrà più prescindere da logiche predittive legate alla disponibilità di energia rinnovabile, sia prodotta localmente sia accumulata in sistemi di storage sia elettrico che termico.
Si afferma così il concetto, sempre più attuale, di Smart Heat Pump (SHP), prodotti e sistemi avanzati che superano il modello tradizionale di pompe di calore, basato su un semplice controllo termoigrometrico finalizzato principalmente al comfort degli ambienti interni e al risparmio energetico, introducendo invece un approccio integrato, intelligente e orientato all’efficienza energetica complessiva, che tenga conto sia degli usi energetici, che della rete e delle sue peculiarità intermittenti di generazione e stoccaggio tipiche delle rinnovabili elettriche.
Un pilastro della decarbonizzazione
La crescente diffusione delle pompe di calore nel panorama energetico europeo rappresenta uno dei pilastri più solidi e meno controversi del processo di decarbonizzazione. Il loro contributo alla riduzione del consumo di energia primaria è infatti ampiamente dimostrato sia a livello teorico, attraverso l’analisi dei cicli termodinamici, sia a livello sistemico, come evidenziato dalle principali strategie energetiche dell’Unione Europea. A differenza dei sistemi di generazione tradizionali basati sulla combustione, la pompa di calore trasferisce calore da una sorgente a bassa temperatura verso un ambiente a temperatura più elevata, con un coefficiente di prestazione (COP/EER) tipicamente superiore a 3 o di prestazione stagionale (SCOP/SEER) anche di 5. Il concetto è ben evidenziato dal Position Paper realizzato da TEHA Group e Assoclima intitolato “Il futuro delle pompe di calore tra competitività, mercato e policy” (marzo 2026) [3]. Le pompe di calore presentano un vantaggio strutturale in termini di efficienza energetica facendo i dovuti paragoni a livello di energia primaria con dispositivi a combustione.
Nel caso delle pompe di calore una quota rilevante dell’energia termica fornita, generalmente pari ad almeno due terzi, viene prelevata dall’ambiente esterno. Questa componente ha un duplice beneficio, in quanto è sia rinnovabile (Direttiva (UE) 2023/2413) che ampiamente accessibile. Tuttavia, perché tale vantaggio tecnico si traduca anche in una convenienza economica per l’utente finale, è indispensabile che la quota di energia elettrica necessaria al funzionamento dell’impianto sia disponibile a costi contenuti e che sia il più possibile da fonte rinnovabile al fine di ridurre sempre più l’impatto ambientale. Questo implica che, a parità di energia utile fornita all’utente finale, il fabbisogno di energia primaria risulta drasticamente ridotto (-55%), soprattutto in contesti in cui l’energia elettrica di alimentazione presenta una quota crescente di rinnovabili.

Uno dei principali freni alla diffusione delle pompe di calore è di natura economica, a livello CAPEX (Costo iniziale dell’apparecchiatura) che è nettamente superiore rispetto anche ad una efficiente caldaia di ultima generazione, che a livello OPEX (Costo Operativo o costo di gestione e funzionamento) a partire dal rapporto tra prezzo dell’energia elettrica e del gas, ancora poco favorevole nel 2025.
Per superare questa criticità, almeno a livello OPEX, molti esperti suggeriscono diverse misure tariffarie, quali ad esempio: ridurre in modo selettivo oneri e accise sull’energia elettrica per gli utenti che utilizzano pompe di calore, rivedere le componenti tariffarie che rendono più oneroso l’incremento della potenza impegnata, introdurre strumenti di compensazione mirati e promuovere offerte commerciali luce-gas più allineate al profilo di efficienza di questa tecnologia. L’obiettivo è avvicinare il rapporto elettricità/gas a quota 2, obiettivo strategico sostenuto and da EHPA (European Heat Pump Association) in sede Europea (Taxation Policy on Heat Pumps, November 2025) [4], così da rendere le pompe di calore più competitive per famiglie e imprese almeno a livello OPEX.

Le Smart Heat Pumps per superare i problemi a livello OPEX
La strategia Europea per il riscaldamento e raffrescamento evidenziano chiaramente come la diffusione massiva delle pompe di calore sia funzionale non solo alla riduzione delle emissioni climalteranti, ma anche alla diminuzione della dipendenza energetica da fonti fossili importate. Tuttavia, a fronte di questo consenso tecnico e politico, permane una criticità strutturale che limita il pieno potenziale della tecnologia: la debole integrazione tra la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e il suo utilizzo nei sistemi di climatizzazione elettrificati. L’attuale architettura del sistema energetico europeo è infatti ancora fortemente segmentata. Da un lato, la generazione rinnovabile, in particolare fotovoltaico ed eolico, è caratterizzata da elevata variabilità e limitata programmabilità; dall’altro, la domanda termica degli edifici è spesso rigida, fortemente stagionale e solo marginalmente reattiva ai segnali del sistema elettrico.
In questo contesto, le pompe di calore tradizionali operano spesso come carichi di rete passivi, attivati in funzione del fabbisogno locale (ad esempio: comfort in ambienti commerciali e residenziali o processo in ambienti industriali) senza un reale coordinamento con la disponibilità di energia rinnovabile. Il risultato è un potenziale disallineamento temporale tra produzione e consumo che si traduce, nei momenti di surplus rinnovabile, in fenomeni di “curtailment” (che si verifica quando un impianto potrebbe produrre più energia, ma viene obbligato a ridurre o interrompere la produzione perché il sistema elettrico non è in grado di assorbirla tutta.) e nei momenti di picco della domanda, in un ricorso ancora significativo a fonti fossili per la generazione elettrica.
È proprio in questo spazio di inefficienza sistemica che si inserisce il nuovo concetto delle Smart Heat Pumps, intese non semplicemente come evoluzione tecnologica del generatore termico, ma come nodo attivo all’interno di un ecosistema energetico digitalizzato e interconnesso.
Una smart heat pump è in grado di adattare il proprio funzionamento in risposta a segnali esterni, quali il prezzo dinamico dell’energia, la disponibilità di produzione rinnovabile, le condizioni meteorologiche previste e lo stato della rete elettrica. Questo è reso possibile dall’integrazione di sensori avanzati, connettività IoT e algoritmi di controllo predittivo, che trasformano un dispositivo tradizionalmente passivo in una risorsa flessibile per il sistema energetico. Dal punto di vista tecnico, il valore aggiunto principale risiede nella capacità di disaccoppiare temporalmente la produzione e il consumo di energia attraverso l’uso combinato di accumuli termici e strategie di controllo avanzate.
In presenza di elevata generazione rinnovabile, la pompa di calore può essere attivata anticipatamente per caricare un serbatoio termico (sia esso l’edificio o un accumulo tradizionale o innovativo, ad esempio, a cambio di fase) o aumentare la temperatura interna dell’edificio entro limiti di comfort accettabili; viceversa, nei momenti di stress della rete, il funzionamento può essere ridotto o posticipato. Questo comportamento, noto come demand response, consente di trasformare milioni di unità distribuite in una forma aggregata di flessibilità, contribuendo alla stabilità della rete e all’integrazione delle fonti rinnovabili variabili, in linea con le direttive europee EU strategy for energy system integration promosse dalla Commissione Europea. Le implicazioni di questo paradigma sono rilevanti anche su scala macroeconomica. L’integrazione intelligente delle pompe di calore può ridurre i picchi di domanda elettrica, limitare gli investimenti necessari in capacità di generazione di backup e infrastrutture di rete, e aumentare il fattore di utilizzo degli impianti rinnovabili esistenti. In altri termini, non si tratta solo di migliorare l’efficienza di un singolo dispositivo, ma di ottimizzare l’intero sistema energetico.
Affinché questo potenziale possa essere pienamente realizzato, è tuttavia necessario un profondo ripensamento delle logiche di progettazione e produzione lato manifattura. Le pompe di calore devono evolvere da prodotti standalone a componenti nativamente digitali, progettati per operare in ambienti interconnessi. Ciò implica a titolo esemplificativo e non esaustivo:
– l’adozione di architetture hardware e software aperte;
– la standardizzazione dei protocolli di comunicazione per interfacciarsi con piattaforme di aggregazione;
– la capacità di interfacciarsi con sistemi di gestione energetica;
– la capacità di interfacciarsi con impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo anche di nuova generazione.
Convergenza tra il mondo HVAC tradizionale e quello delle tecnologie digitali
La transizione verso sistemi intelligenti richiede una convergenza tra il mondo HVAC tradizionale e quello delle tecnologie digitali. Installatori, progettisti e operatori dovranno acquisire nuove competenze in ambito ICT, controllo avanzato e gestione dei dati, mentre i produttori saranno chiamati a sviluppare modelli di business basati non più solo sulla vendita del prodotto, ma sull’erogazione di servizi energetici integrati. In conclusione, se è ormai acquisito che le pompe di calore costituiscono una soluzione efficace per la riduzione del consumo di energia primaria, il vero salto di qualità risiede nella loro evoluzione verso sistemi intelligenti e interconnessi. Solo attraverso l’integrazione con la produzione rinnovabile e la partecipazione attiva al sistema elettrico sarà possibile sfruttarne appieno il potenziale, trasformando una tecnologia efficiente in un elemento chiave della transizione energetica europea.

I risultati del recente IEA HPT Annex 56 “Digitalization and IoT for Heat Pumps” [6] evidenziano quanto queste soluzioni siano fondamentali. Ad esempio, di servizi Internet of Things (IoT) sono stati classificati e descritti in dettaglio e tra le soluzioni già disponibili sul mercato vi sono:
- Ottimizzazione del funzionamento della pompa di calore: ad esempio servizi online con analisi della funzionalità e delle prestazioni basata su misurazioni in tempo reale del COP della pompa di calore, della produzione di energia e dell’efficienza del ciclo. Si tratta di una misura alternativa ai contatori di energia, ma che va anche oltre i loro limiti, poiché consente di estrarre ancora più informazioni dai cicli termodinamici.
- Manutenzione predittiva: ad esempio soluzioni IoT per la diagnostica remota delle pompe di calore, che garantisce un funzionamento efficiente e sicuro e facilita le attività di manutenzione. La diagnostica remota viene effettuata sia automaticamente sia manualmente da personale di servizio qualificato. In particolare, il rilevamento delle pompe di calore difettose avviene tramite un algoritmo automatizzato.
- Fornitura di flessibilità: ad esempio sistemi che consentono al fornitore di servizi di intervenire comandando in maniera intelligente selle pompe di calore, aiutando il gestore della rete a mantenere frequenza e stabilità. Le caratteristiche di consumo energetico delle pompe di calore vengono determinate, tra gli altri parametri, in base alle condizioni meteorologiche locali. Il controllo remoto avviene entro limiti definiti per garantire il comfort degli utenti ed evitare la riduzione della vita utile della pompa di calore.
L’IEA HPT Annex 56 ha fornito una prima panoramica sul livello di maturità digitale delle pompe di calore connesse in tutta Europa. Inoltre il recente IEA Project 67 “Digital Services for Heat Pumps” [7], che si basa su questi principi, mira ad identificare soluzioni digitali specifiche per le pompe di calore lungo tutto il loro ciclo di vita – dalla progettazione e test del prodotto fino all’integrazione, al funzionamento e alla manutenzione – includendo, ad esempio, modellazione, test hardware-in-the-loop e realtà aumentata.

Smart Heat Pumps e accumuli termici a cambiamento di fase
Gli accumuli termici a cambiamento di fase (PCM – Phase Change Materials) rappresentano oggi una delle innovazioni più promettenti nel settore HVAC, come evidenziato anche in contesti di riferimento quali Mostra Convegno Expocomfort, dove il tema dell’efficienza energetica e della riduzione degli ingombri è sempre più centrale, con l’accordo siglato da Innova con Cowa per l’integrazione di accumuli (PCM – Phase Change Materials) all’interno di pompe di calore.
A differenza dei sistemi di accumulo tradizionali basati sull’acqua, il principio di funzionamento dei PCM si fonda sull’utilizzo di materiali in grado di cambiare stato fisico, tipicamente da solido a liquido e viceversa, a temperatura pressoché costante. Durante questo processo, il materiale assorbe o rilascia grandi quantità di energia sotto forma di calore latente, consentendo una densità energetica significativamente superiore rispetto agli accumuli sensibili convenzionali. In pratica, materiali paraffinici o simil-cere vengono progettati per fondere in un intervallo di temperatura utile per applicazioni HVAC, immagazzinando energia termica in modo estremamente compatto ed efficiente.
I vantaggi dei sistemi PCM risultano particolarmente rilevanti in un’ottica di integrazione con le pompe di calore e le fonti rinnovabili. In primo luogo, la compattezza: a parità di energia termica accumulata, un sistema PCM può ridurre il volume fino a circa un quarto rispetto a un accumulo ad acqua tradizionale, rendendolo ideale per applicazioni residenziali o retrofit in spazi limitati. In secondo luogo, l’efficienza operativa: i PCM consentono di immagazzinare calore prodotto in eccesso – ad esempio da impianti fotovoltaici o da pompe di calore in condizioni favorevoli – per riutilizzarlo nei momenti di maggiore domanda, contribuendo a una gestione più razionale dell’energia. Dal punto di vista sistemico, questi accumuli assumono un ruolo strategico nella gestione dei picchi energetici e nella flessibilizzazione dei consumi. Inseriti in sistemi ibridi o in architetture smart, i PCM permettono infatti di disaccoppiare temporalmente produzione e utilizzo del calore, migliorando l’autoconsumo e riducendo il carico sulla rete nei momenti critici.
In questo scenario, i sistemi a cambiamento di fase si stanno progressivamente affermando come una tecnologia chiave per la decarbonizzazione del settore edilizio e per la realizzazione di edifici sempre più intelligenti ed efficienti. Non si tratta soltanto di un miglioramento incrementale degli accumuli termici, ma di un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione del calore, coerente con l’evoluzione verso sistemi energetici integrati e digitalizzati.
- [1] International Energy Agency (IEA), 2022, The Future of Heat Pumps, Parigi
- [2] Unione Europea, 2023, Direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 ottobre 2023 (RED III), Bruxelles
- [3] TEHA Group; Assoclima, 2026, Il futuro delle pompe di calore tra competitività, mercato e policy, Position Paper, Milano
- [4] International Energy Agency (IEA), 2025, Taxation Policy on Heat Pumps, Parigi
- [5] Commissione Europea, 2020, EU Strategy for Energy System Integration, Bruxelles
- [6] IEA Heat Pumping Technologies Programme (IEA HPT), 2023, Annex 56 – Digitalization and IoT for Heat Pumps
- [7] International Energy Agency (IEA), 2024, Project 67 – Digital Services for Heat Pumps