Ingegneri e libera professione: potenzialità e criticità

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Il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha presentato un’indagine realizzata su un campione di più di 3.000 ingegneri iscritti all’Albo, gran parte dei quali esercita la libera professione.

Lo scopo dell’indagine – spiega il Cni – era quello di sondare quali potenzialità e quali criticità gli ingegneri sentono di poter cogliere e di dover affrontare nell’esercizio della loro professione. Inoltre, si voleva comprendere l’opinione degli intervistati rispetto a due focus tematici: il miglioramento della disciplina delle Società tra Professionisti (STP) come strumento di aggregazione; il valore strategico del rapporto tra professionisti e Pubbliche Amministrazioni.

Analizzando i contenuti del rapporto – rivela il Cni – si evince che negli ultimi 5 anni il numero dei liberi professionisti si è ridotto del 3,4% (2019-2024) a fronte di un incremento del 19% degli studi con dipendenti. Aumenta, dunque, la dimensione di molte strutture e questo fenomeno ha riguardato certamente anche il settore dell’ingegneria che ha registrato, dalla fase post-Covid ad oggi, un incremento piuttosto consistente del volume d’affari e del reddito professionale. Secondo i dati Inarcassa, dal 2019 al 2025 il volume d’affari degli ingegneri liberi professionisti è passato da 3,8 miliardi di euro a 6,8 miliardi con un incremento del 65%, mentre per gli architetti si è passati da un fatturato complessivo di 2,3 miliardi di euro a 5,1 miliardi, più che raddoppiando i risultati.

D’altra parte, il reddito professionale medio degli ingegneri iscritti ad Inarcassa è passato da 35.682 euro annui, nel 2019, a 62.216 nel 2024, segno di un forte ciclo espansivo registrato dal mercato dei servizi di ingegneria e architettura. Molti professionisti riconoscono che attualmente le opportunità di lavoro nell’ambito dell’ingegneria sono elevate: è di questa opinione il 65% degli intervistati, a fronte del 35% che invece non ravvisa elementi positivi.

Relativamente alla riforma delle professioni, dal sondaggio effettuato dal Centro Studi Cni emerge come solo il 37% degli intervistati sia a conoscenza di tale revisione. La percentuale aumenta intorno al 44% solo tra i professionisti più anziani, mentre nella classe fino a 35 anni la quota di chi è a conoscenza della riforma si attesta al 24%. Ciò nonostante, chi è a conoscenza del processo di riforma in atto ha dato interessanti indicazioni sulle possibili priorità di intervento: tutela dell’attività lavorativa, ad esempio in caso di mancati adempimenti per motivi di malattia o di maternità/paternità e l’estensione della disciplina dell’equo compenso alla committenza privata; forme di assicurazione per responsabilità civile del professionista; migliore definizione delle attività riservate agli ingegneri e delle incompatibilità tra l’esercizio della libera professione di ingegnere ed altre eventuali attività lavorative.

Per quanto riguarda le forme di aggregazione tra professionisti, in particolare attraverso le STP, tra gli intervistati appena il 4% ha dichiarato di avere una conoscenza approfondita della disciplina delle Società tra Professionisti ed il 40% la conosce per larghe linee, mentre il 56% non ne ha nessuna conoscenza. Leggermente diversa appare la situazione relativamente alle società di ingegneria per le quali il 10% ha una conoscenza approfondita ed il 40% le conosce a grandi linee. In generale, la netta maggioranza degli intervistati ha un atteggiamento rispetto alle STP sostanzialmente neutro, considerandolo uno strumento potenzialmente interessante e capace di creare vantaggi per l’esercizio della professione.

Infine, rispetto al rapporto con la Pubblica Amministrazione, 64% degli intervistati si interfaccia, nell’esercizio del proprio lavoro, con gli uffici della PA e il 60% ravvisa delle specifiche criticità. Il 71% dei professionisti intervistati segnala come un problema ancora oggi la lentezza di alcune procedure di approvazione di pratiche presentate; il 63% ritiene spesso complicata l’interlocuzione diretta con gli Uffici pubblici; il 56% ritiene non sempre facile l’accesso e l’uso delle piattaforme digitali per la presentazione di pratiche. Si tratta dunque – conclude il Cni – di un percorso con ampi margini di miglioramento che potrebbe svilupparsi su due assi: un processo di snellimento e efficientamento di molte norme; l’attivazione, in seno alla struttura pubblica, di sportelli che consentano ai professionisti una interlocuzione diretta, ufficiale e precisa con il personale della Pubblica Amministrazione.

«Stando all’indagine – commenta Angelo Domenico Perrini, Presidente del Cni – chi opera come libero professionista sembra molto convinto della scelta fatta (l’83% degli intervistati, infatti, si è dichiarato soddisfatto di esercitare la libera professione), ritiene che il mercato offra buone possibilità e prospettive di lavoro e non emergono motivi di generale malcontento. L’indagine evidenzia però la richiesta di maggiori tutele del singolo professionista nell’esercizio dell’attività lavorativa, la necessità di migliorare i rapporti con le Amministrazioni pubbliche con cui molti professionisti sono chiamati a interfacciarsi e la necessità di innalzare il livello di remunerazione delle prestazioni professionali».

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