Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha realizzato l’indagine “La digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private in Italia”, condotta presso gli ingegneri e finalizzata a rilevare il livello di diffusione delle competenze digitali, della metodologia BIM, degli standard tecnici, delle certificazioni professionali e degli strumenti informatici a supporto della progettazione e della gestione delle opere.
Al sondaggio hanno partecipato complessivamente 3.793 ingegneri, di questi 2.278 hanno risposto integralmente alle domande formulate in quanto interessati al tema della digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private.
Il 58,1% dei rispondenti è libero professionista mentre il 34,6% svolge lavoro dipendente; il 3,3% svolge solo collaborazioni saltuarie e il restante 4% è impegnato in “altre” attività lavorative.
Tra i lavoratori dipendenti, il 53% è occupato in un ente/azienda privata e il 43,7% in un ente/azienda pubblica (il restante 3,1% è occupato in organizzazioni no-profit o altre tipologie di impresa). Nel settore pubblico, maggiormente rappresentati sono i dipendenti degli enti locali (Regioni, Province e Comuni con il 41,3%), seguiti da quelli degli “altri enti pubblici” (20,3%), delle aziende pubbliche/municipalizzate (13,1%) e dei Ministeri (9%); percentuali più ridotte si registrano per i dipendenti del settore sanitario (7,6%) e della scuola/università (7,8%).
La maggior parte dei liberi professionisti svolge la propria attività in forma individuale (65,5%), il 14,5% in studio condiviso/associato con altri professionisti, il 12,5% in una società di ingegneria o società tra professionisti, mentre il 7,5% svolge la professione in modalità non organizzata.
L’indagine evidenzia che l’85% circa degli ingegneri si dichiara molto o abbastanza interessato ai temi della digitalizzazione e della gestione informativa delle opere. L’interesse, però, non si traduce ancora in pratica diffusa: il 43,3% non ha mai lavorato, negli ultimi cinque anni, in ambiti legati al BIM.
Sul fronte delle competenze, il quadro – lamenta il Cni – resta critico: solo il 7,1% degli ingegneri dichiara di possedere conoscenze BIM avanzate, mentre la grande maggioranza si colloca su un livello frammentato (50,4%) o nullo (21,2%). Le differenze più marcate emergono per età anagrafica (le competenze avanzate scendono dall’11,9% degli under 40 al 3,9% dei 41-55enni, fino al 3% degli over 55), e per contesto organizzativo (nel settore privato/no profit la competenza avanzata raggiunge il 12,9%, contro il 3% del settore pubblico; tra gli studi associati/società è del 7,7%, contro il 4,5% degli studi individuali).
Anche la conoscenza della normativa tecnica (UNI 11337) e degli standard internazionali BIM (IFC, BCF, bSDD, IDS) segue lo stesso schema: solo il 14,3% conosce nel dettaglio la UNI 11337, e gli standard più avanzati (BCF, bSDD, IDS) hanno percentuali di utilizzo effettivo inferiori al 5%.
Il dato più significativo dell’indagine- sostiene il Consiglio Nazionale degli Ingegneri – riguarda il divario tra la percezione dei vantaggi del BIM e la sua applicazione concreta, sia nelle opere pubbliche sia in quelle private. Solo il 16,7% degli ingegneri dichiara di essere stato coinvolto spesso o sempre in commesse BIM; il 51,6% non lo è mai stato. Gli ostacoli principali percepiti non sono di natura tecnologica ma organizzativa e di competenze, in particolare la carenza di competenze nelle Stazioni Appaltanti (56,7%).
Il vantaggio principale percepito resta l’anticipazione delle decisioni progettuali (57,9%), seguito dal miglioramento della gestione dei cantieri (38,1%) e del costruito (34,3%). Solo il 42,8% del campione riconosce al BIM un valore trasversale, applicabile a qualsiasi tipologia di progetto: una quota rilevante lo associa ancora a opere di grandi dimensioni (20,8%) o a nuovi interventi (15,9%).
L’indagine – sottolinea il Consiglio Nazionale degli Ingegneri – conferma in più sezioni che il ritardo non è tanto tecnologico quanto organizzativo e culturale: quasi la metà del campione (46,8%) non dispone di software per la modellazione BIM e il 60,4% non dispone di software per il controllo dei modelli.
Alla domanda su cosa serva per accelerare la transizione digitale, gli ingegneri indicano con chiarezza le priorità: formazione (82,2%) la leva ritenuta più importante trasversale a tutti i profili; sviluppo di procedure interne (58,1%); crescita della consapevolezza di proprietà/direzione (52,1%); acquisizione di hardware e software (45,3%).
Coerentemente, il 57,9% degli ingegneri ritiene che gli sforzi attualmente messi in campo dalla propria organizzazione non siano sufficienti a raggiungere una piena maturità digitale, e il 22,6% stima che serviranno più di cinque anni per arrivarci. Il soggetto da cui ci si attende il maggiore impegno – rileva infine l’indagine – sono in primo luogo i tecnici incaricati (fino al 76,6% tra i liberi professionisti in studi individuali), seguiti dalle committenze pubbliche (fino al 71,7% nel settore pubblico).
