Cantieri edili, tra nuovi rischi e reti criminali

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Bauwatch ha presentato i risultati dell’ultimo studio sulla criminalità nei can­tieri, che rappresenta ormai una sfida strutturale per il settore delle costruzioni

 

Ospitando macchinari costosi, carburante, materiali da costruzione e apparecchiature digitali in siti all’aperto e vulnerabili, i cantieri edili rappresentano oggi un settore sempre più attraente per le attività criminali. A fotografare l’evoluzione del fenomeno in Italia e negli altri Paesi europei – e l’impatto economico degli 2026eventi criminali sul settore – è il Crime Report 2026 condotto da BauWatch su 4.100 aziende (di cui 500 italiane):

«I risultati del nostro studio confermano che la criminalità nei cantieri è ormai una sfida strutturale per l’edilizia italiana, con un allarmante aumento delle infiltrazioni della criminalità e dell’impatto sui lavoratori. Per questo la sicurezza non può più essere un’emergenza operativa, ma deve diventare parte integrante della pianificazione strategica e della cultura aziendale» dichiara Laura Casparrini, Managing Director di BauWatch Italia.

I principali risultati dello studio

L’80% dei partecipanti all’indagine segnala almeno un episodio di criminalità in cantiere (intrusioni, vandalismo, accessi non autorizzati) nel corso dell’ultimo anno, mentre il 20% rileva almeno un evento settimanale o mensile. La frequenza dei reati è in crescita, come riporta il 55% degli intervistati; di conseguenza, anche il tema della sicurezza sta acquistando sempre maggiore rilevanza: il 60% degli operatori del settore si dichiara infatti consapevole dell’importanza di inserire la pianificazione della sicurezza in fase di progettazione del cantiere.

«Questa consapevolezza dichiarata va a scontrarsi con la realtà dei fatti – rileva però Casparrini – perché 3 intervistati su 4 dichiarano che concretamente le restrizioni sul budget e la pressione sui margini del cantiere influenzano l’adozione di misure di sicurezza e di prevenzione della criminalità». Le prospettive per il futuro sono però ottimistiche, con il 53% degli intervistati convinto che nei prossimi 5 anni i cantieri edili saranno più sicuri.

I macro-trend

L’analisi dei dati raccolti dal Crime Report mette in luce cinque macro-trend:

• crescita delle estorsioni e pressione della criminalità sulle attività di cantiere;
• crescita dei rischi per la sicurezza, ma diminuzione nell’impiego di sistemi di protezione;
• incremento nel ventaglio delle tipologie di reato;
• aumento dell’impatto dei reati sui lavoratori;
• apertura degli attacchi anche al mondo cyber.

Crescita delle estorsioni

Il 39,3% dei partecipanti all’indagine in Italia dichiara di essere stato avvicinato da persone che offrivano genericamente “protezione” da attività criminali: 1 su 3 risponde di aver assecondato la richiesta di denaro, mentre 2 su 3 si sono rifiutati di pagare. La percentuale sale lievemente (43,5%) quando si vanno ad analizzare i dati europei, con punte più alte in Polonia, Francia e Spagna.
Senza tenere conto del problema “insider”:

«Dalla nostra esperienza sul campo possiamo rilevare che anche una parte del personale in cantiere e delle aziende preposti a garantire la sicurezza si rivela in realtà connivente – fa notare Casparrini – Si tratta di un dato che sembra però non trovare troppo riscontro a livello di percezione, poiché solo il 15% dei rispondenti si dichiara consapevole di questo fenomeno».

Il paradosso della sicurezza

Nonostante la consapevolezza ormai matura del fatto che i crimini in cantiere stanno aumentando, si registra un calo nell’adozione delle misure tradizionali di sicurezza, dovuto alla concorrenza tra diversi fattori: dalle dimensioni sempre più ampie dei cantieri, alla ridotta efficacia di soluzioni come fari/illuminazione, allarmi sonori e recinzioni perimetrali, fino alla riduzione dei budget delle imprese.

«I dati italiani sono in linea con quelli degli altri Paesi europei – commenta Casparrini – La strategia di sicurezza che si rivela nel complesso più efficace è quella dell’integrazione tra i sistemi più tradizionali (per esempio, la vigilanza) e soluzioni tecnologicamente più avanzate, come le torri di videosorveglianza: una combinazione che permette di sfruttare sia l’effetto deterrenza rappresentato dall’illuminazione e/o dalle recinzioni, sia la sicurezza H24 garantita dal monitoraggio tramite telecamere».

Impennata di reati su larga scala

I valori riferiti al 2025 mostrano una drastica diminuzione dei rispondenti che dichiarano di non essere mai stati vittime di reati in cantiere, con dati del 23,6%, 27,8%, 28%, 35,6% e 46,6% rispettivamente per ricettazione, furto, mancato rispetto delle norme di salute e sicurezza, atti vandalici, occu22,6pazione abusiva o intrusione.

È un segnale chiaro del fatto che i reati in cantiere sono sempre più diffusi in Italia, con un’occorrenza – quella della diminuzione della percentuale di soggetti che non ha mai subito intrusioni od occupazioni abusive – che sta iniziando a diventare preoccupante, se si considera non solo il danno per i cantieri, ma anche il livello di rischio a cui si espongono gli individui che (magari anche senza intenti criminali) si intrufolano in proprietà sfitte o pericolanti.

I materiali più rubati nei cantieri (%)

Passando poi ai materiali più rubati nei cantieri italiani, il rame è in prima posizione (48,7%), seguito da piccoli utensili e apparecchiature portatili (46,7%), cavi e bobine (36,9%) e, nelle ultime posizioni, carburante (25,4%) e acciaio (22,9%).

«Nel campione di riferimento di BauWatch Italia in particolare – nota Casparrini – osserviamo valori elevati per quanto riguarda soprattutto il furto di carburante, ma anche di mezzi pesanti, che a livello europeo si verificano invece solo in 1 caso su 5».

In concreto, l’aumento di atti criminali si ripercuote sui cantieri con ritardi anche importanti, costringendo a sospendere i lavori in attesa della sostituzione dei materiali rubati, con danni economici e anche reputazionali per l’azienda.

«In 1 caso su 3 i ritardi subiti sono stati di 3-4 settimane, in 1 caso su 4 il progetto ha superato il budget di partenza o, addirittura, nel 13% dei casi, il progetto ha dovuto interrompersi o cambiare committente» specifica Casparrini.

L’impatto sui lavoratori

Dai danni sui lavori a quelli sui lavoratori: «Dietro i cantieri edili ci sono sempre le persone, che spesso hanno dovuto sostenere dei costi per sostituire le attrezzature personali andate perdute durante i furti» spiega Casparrini.

Complessivamente, 1 lavoratore su 4 opera in cantieri in cui la criminalità ha generato conseguenze dirette su persone e condizioni di lavoro: oltre a quelli economici, i danni sono anche psicologici, con momenti di tensione e nervosismo post-intrusione, fino ai casi “estremi” in cui qualcuno perde il lavoro a causa del reato. «Fortunatamente, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, i numeri in Italia (10,1%) spiccano in maniera sostanziale rispetto alla media europea, dove si arriva fino al 17%».

Nel mirino del cybercrime

Con la criminalità che diventa sempre più ibrida, anche in cantiere cominciano a manifestarsi i primi attacchi cyber: se sono ancora poche le aziende che hanno sperimentato direttamente minacce informatiche (9%), più di un intervistato su 3 dichiara di essere a conoscenza di incidenti anche senza aver avuto minacce dirette. Gli attacchi hanno preso di mira soprattutto i sistemi di controllo degli accessi digitali (26,5%) e, più in generale, hanno provocato violazioni di dati (22,8%).

Guardando alle prospettive future

Da quanto presentato nel report, è evidente che la sicurezza debba diventare parte integrante della pianificazione del cantiere e del budget, a partire sin dalle primissime fasi del progetto: «Abbiamo riscontrato che la consapevolezza sul tema, per quanto aumentata rispetto al passato, non trova ancora concreta corrispondenza nell’adozione di sistemi di sicurezza nella realtà – osserva Casparrini – È fondamentale che le aziende si proteggano, soprattutto facendo ricorso a soluzioni moderne e avanzate, che risultano di gran lunga più efficaci rispetto ai sistemi tradizionali. In questo modo, grazie anche al contributo dell’intelligenza artificiale, diventa possibile evolvere da una sicurezza semplicemente “reattiva” nei confronti dell’evento criminale a una sicurezza proattiva e addirittura predittiva».

Un altro aspetto che emerge con forza riguarda il tema della flessibilità: il cantiere è un ambiente vivo, che cambia in continuazione, per cui la sicurezza deve seguire l’evoluzione del sito in costruzione, che varia a seconda delle stagioni, delle fasi del progetto e degli eventi locali. Tutto questo va sempre combinato con momenti di formazione rivolti a operatori e dipendenti, perché non può esserci sicurezza laddove non c’è cultura, e promuovere con attività dedicate la conoscenza delle principali misure di protezione è essenziale per prevenire i reati e difendersi in maniera efficace.

In ultima analisi, gli investimenti in sicurezza non vanno interpretati come costi opzionali, ma come una componente essenziale della gestione del rischio a lungo termine: «Siamo consapevoli del fatto che quello per la protezione dei cantieri è un processo lungo, ma consideriamo la sicurezza un investimento che contribuisce a garantire la corretta esecuzione dei lavori e rafforza le basi per un settore edilizio resiliente e pronto ad affrontare le sfide del futuro» conclude Casparrini.

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