I conti che non tornano nel retail

Condividi

Una survey online condotta sui principali marchi della distribuzione moderna in Italia ha quantificato le perdite da taccheggio registrate nel 2024 e individuato le principali strategie di sicurezza messe in atto dai retailer.

È stata pubblicata a dicembre la prima edizione del Barometro dei Furti nel Retail in Italia, promosso da Checkpoint Systems Italia in collaborazione con NielsenIQ per individuare, a partire dai dati registrati nel 2024, le sfide alla sicurezza che il retail si trova oggi ad affrontare. Lo studio ha indagato l’ammontare delle perdite sconosciute rilevate sul mercato, entrando nel dettaglio per capire – categoria per categoria – quali sono i prodotti più colpiti, qual è la percezione dell’evoluzione del fenomeno nel tempo e quali sono le strategie adottate dai retailer per prevenire e tenere sotto controllo i furti.

La survey è stata effettuata online dal 5 agosto al 6 ottobre 2025, prendendo come target di riferimento i direttori e i responsabili della sicurezza dei grandi marchi della distribuzione moderna (principalmente alimentazione, ma anche moda, bricolage, elettronica/tecnologia, salute e bellezza ecc.), per una copertura totale di circa 5.000 punti vendita.

Il valore delle perdite in Italia

Il dato principale che emerge dallo studio è che le differenze inventariali da taccheggio sono pari in media all’1,2% dei ricavi totali dei retailer: il valore economico complessivo delle perdite registrate è di 4,12 miliardi di euro, con un costo totale per cittadino di 107 euro.

Il settore in cui le perdite incidono di più (3,1%) è quello della ristorazione (retail autostradale e autogrill), seguito dall’abbigliamento (1,9%), dal fai-da-te (1,4%) e da ipermercati, supermercati e discount (1,2%). Il 37% delle aziende registra perdite superiori all’1,25%, con valori tra 0,76% e 1,25% o inferiori a 0,75% per il 32% delle attività. I dati sono sostanzialmente in linea con quanto registrato nel 2023 in Spagna e inferiori rispetto al valore medio delle perdite in Francia (1,5%) nello stesso anno.

Non emergono picchi collegati alla stagionalità: le perdite da taccheggio si distribuiscono nel corso di tutto l’anno, con una leggera concentrazione nel periodo invernale (28%) riconducibile al maggiore affollamento dei punti vendita durante le festività.

Tipologia delle perdite, categorie di prodotto e luoghi più colpiti

Come si distribuisce la perdita da taccheggio? I furti esterni, commessi da potenziali clienti del punto vendita, rappresentano il 53% del totale, mentre un quinto delle perdite (21%) deriva da furti interni dei dipendenti, il 15% da errori dei fornitori e l’11% da errori amministrativi. Il furto esterno e i furti interni vengono percepiti come in aumento rispetto al 2023 rispettivamente dall’84% e dal 53% delle aziende rispondenti; l’impressione non muta nemmeno prendendo in esame le perdite dovute agli errori dei fornitori, ritenute in aumento dal 58% degli intervistati. Gli errori amministrativi restano invece più o meno stabili secondo il 68% delle risposte.

Passando all’esame degli ambiti più colpiti, troviamo in prima posizione il settore del Food & Beverages (45%); gli articoli per la cura della persona (19%) e i tessili per abbigliamento (14%) si piazzano sul secondo e terzo gradino del podio, seguiti a scalare da materiale elettrico e per il fai-da-te (7%), prodotti di elettronica (5%), prodotti per animali e decorazioni per la casa (4%) e, a chiudere, libri e articoli di cancelleria (2%). Food & Beverages e gli articoli per la cura della persona emergono anche, secondo le aziende, come i settori in cui i furti risultano più in crescita rispetto al 2023.

Per quanto riguarda i luoghi in cui si verifica la maggior parte degli eventi, le zone più battute dai ladri sono l’area di vendita (95%) e le casse (42%), dove emergono nuove vulnerabilità dovute alla diffusione dei sistemi di self-checkout. Infatti, 8 aziende su 10 dichiarano di avere casse self-service nei propri punti vendita, per la cui protezione ha investito risorse dedicate solo il 32% delle attività: l’83% di queste ha puntato su strumenti tradizionali, come telecamere di videosorveglianza, addetti alla sicurezza, barriere, antenne ed etichette, personale di negozio; il 33% ha scelto invece sistemi antitaccheggio basati su RFID.

L’identikit del taccheggiatore

Andando a tratteggiare le caratteristiche dei furti esterni, viene alla luce come nella metà dei casi circa (53%) si tratti di eventi commessi da individui non professionisti e in modo sporadico. Il 47% restante, invece, si può ricondurre a gruppi organizzati: un’informazione che mostra come per i professionisti della sicurezza sia necessario ricorrere a strategie diversificate per riuscire a intercettare entrambe le tipologie di reato. Poco più della metà degli eventi esterni risulta commessa da recidivi (54%), con 2 o 3 episodi di furto già alle spalle.

Dal punto di vista anagrafico, la distribuzione per età conferma un profilo prevalentemente adulto: due aziende su tre dichiarano che il 68% delle persone che commettono furti ha un’età compresa tra i 18 e i 50 anni, contro il 16% di minorenni (sotto i 18 anni) e individui oltre i 50 anni. L’impatto economico dei furti effettuati si attesta su cifre abbastanza contenute: le aziende indicano un’ampia gamma di valori (da 25 a 300 euro), ma nel 40% dei casi l’importo si colloca tra 41 e 80 euro. Il restante 60% delle risposte si divide a parimerito tra coloro che dichiarano valori inferiori ai 40 euro e oltre gli 80 euro.

Sicurezza fotografata

Interrogati sulle soluzioni adottate per la prevenzione delle perdite, i retailer affermano di fare ricorso in media a sette misure di sicurezza: telecamere di videosorveglianza e personale addetto alla sicurezza (95%) sono presenti praticamente in tutti i punti vendita, seguiti da vicino dai sistemi antitaccheggio (89%) e di allarme (84%). Completano l’analisi strumenti e tecnologie di protezione più specifici e avanzati, come le soluzioni legate alla logistica (63%), i sigilli per porte o serrature elettromagnetiche (53%), i sistemi di protezione dei parcheggi (53%), i sensori di movimento (47%) ecc.

Nell’ambito dell’antitaccheggio, antenne e barriere di sicurezza (95%), spider wrap, collari e scatole in policarbonato (84%) sono tra i sistemi più comuni, mentre sono molto meno utilizzate le soluzioni basate su tecnologia RFID e gli strumenti per l’analisi dei dati raccolti dalle antenne EAS (37%), le soluzioni per espositori e i meccanismi ad azione ritardata (32%), i cestini per la spesa dotati di RFID (21%).

Per la protezione da gruppi e bande organizzate, intervengono con misure specifiche solo 4 aziende su 10, impiegando come soluzione le telecamere di videosorveglianza e le vetrinette rispettivamente nel 100% e nel 50% dei casi. Solo una piccola minoranza utilizza tecnologie “di nicchia”, come i rilevatori di magneti (25%) e le antenne con inibitori di frequenza (13%); nessun punto vendita impiega metal detector. Per quanto riguarda la prevenzione del furto di prodotti freschi, invece, 7 aziende su 10 adottano misure specifiche, privilegiando l’impiego di telecamere di sicurezza nell’area (92%), l’applicazione di etichette antitaccheggio e l’etichettatura alla fonte (83%). Il monitoraggio da parte dei dipendenti (58%) e l’applicazione di hard tag (52%) fanno da fanalini di coda.

Proiettati verso il futuro

Il Barometro dei Furti nel Retail in Italia si chiude con un approfondimento dedicato all’utilizzo della tecnologia RFID, oggi sfruttata – sebbene solo dal 37% delle aziende – sia come misura di sicurezza/antitaccheggio (26%), sia per il controllo delle scorte, per la gestione dell’inventario, per monitorare beni e prodotti in arrivo nel punto vendita o per altre attività (5%).

Il 74% delle aziende ritiene che i vantaggi offerti dall’identificazione dei prodotti tramite RFID apportino un valore significativo. In particolare, il 42% degli intervistati si dice interessato a utilizzare la tecnologia RFID come misura antitaccheggio nei propri punti vendita, mentre secondo il 60% del campione si svilupperà in modo significativo nei prossimi mesi, in parallelo con tecnologie come l’intelligenza artificiale, le antenne antitaccheggio con telecamere e gli smart tag.

Qualche riflessione sui dati
Faccia a faccia con Davide Raduazzo, direttore commerciale di Checkpoint Systems Italia

Quali differenze avete riscontrato tra le realtà di catena più importanti a livello numerico, come per esempio gli ipermercati, e i punti vendita minori?

«Negozi come gli ipermercati sono storicamente più presidiati rispetto ai supermercati e ai punti vendita di prossimità, perché possono contare sulla maggiore presenza di personale dedicato e hanno alle spalle proprietà importanti, che possono sostenere gli sforzi economici necessari per garantire la sicurezza. I supermercati, invece, nonostante spesso generino più valore per l’insegna, sono più esposti al problema del taccheggio e delle differenze inventariali».

Qual è oggi la proporzione tra i furti commessi dal crimine organizzato e i furti esterni dei singoli individui? Come si può intervenire dal punto di vista della sicurezza?

«Potremmo dire che i furti commessi quotidianamente dai clienti rappresentano singole “gocce” nel mare, che però nel loro insieme creano un danno importante, mentre invece i furti effettuati dai gruppi organizzati sono meno numerosi, ma hanno un impatto economico molto più elevato. Per le aziende del settore sarebbe ovviamente risolutivo riuscire a proteggersi dalle bande organizzate, ma il fattore su cui possono agire è “solo” quello delle misure di sicurezza, per il resto devono intervenire le forze dell’ordine. Sui responsabili dei piccoli furti esterni, invece, per i retailer è più facile fare la differenza, perché si tratta di gestire i clienti che frequentano abitualmente il punto vendita. Sono due scale di azione diverse».

Ritenete che la tecnologia RFID possa diventare una tendenza importante per il mercato della sicurezza nel retail?

«Quello che mi sento di dire è che l’implementazione della tecnologia RFID in tutti i mercati verticali rappresenta oggi una nuova chiave di evoluzione per la sicurezza del retail. Le antenne antitaccheggio si stanno affermando come una delle soluzioni con il maggior potenziale di sviluppo nel medio periodo, in virtù del loro alto valore aggiunto in termini di tracciabilità, visibilità e sicurezza».

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

  • n.1 - Febbraio 2026
  • Best Of 2025 n.7 - Dicembre 2025
  • n.6 - Novembre 2025

Ti potrebbero interessare