Il futuro della protezione dei dati

Condividi
protezione dei dati

A fronte della difficoltà di controllare l’enorme massa di informazioni quotidianamente raccolta e trasmessa dai dispositivi elettronici, servono meccanismi di sicurezza in grado di garantire alle imprese e ai consumatori un livello elevato di affidabilità dei sistemi digitali.

In Europa, le autorità di con­trollo stanno cercando di di­sciplinare i flussi di dati perso­nali – tecnicamente noti come informazioni identificative di persone fisiche (PII) – con al­terne fortune e molti contenziosi. La situazio­ne non è diversa oltreoceano, dove le norme di riferimento sono quelle varate da alcuni stati nordamericani, o in Oriente, dove la Repubblica Popolare Cinese è alle prese con un nuovo stan­dard che mutua l’esperienza europea, ma senza disciplinare il trattamento dei dati da parte delle strutture pubbliche.

Nei rapporti internazionali la situazione si com­plica ulteriormente, poiché l’avvento del mondo digitale ha abbattuto le frontiere, ma non le dif­ferenze tra i vari ordinamenti: il riferimento è non solo alla necessità di armonizzazione tra le attività dei Paesi di civil law (di derivazione romana, intesa come “dall’impero romano) e gli stati che provengono dall’esperienza di common law anglosassone, ma anche all’esigenza di con­ciliazione con gli ordinamenti di nazioni (per esempio Cina, Russia e Pakistan) in cui la presen­za delle agenzie governative nella vita pubblica e privata del cittadino è vissuta come normale e ineluttabile.

La Commissione Europea ha cercato di porre parziale rimedio a questa situazione – che ri­mane comunque in attesa di essere governata – con le Standard Contractual Clauses for data transfers between EU and non-EU countries, che consentono di disciplinare i rapporti tra privati in modo da ritenere plausibile che il destinatario delle informazioni in territorio extra-europeo si impegni a garantire lo stesso livello di riservatez­za accordato dal GDPR. Le istituzioni non sem­brano però tenere conto, almeno al momento, della mole di informazioni che si muove in canali ben diversi da quelli tradizionali, come i segnali generati dagli apparati di varia natura apparte­nenti alla categoria dell’Internet of Things.

La giornata tipo dei dati del comune cittadino

Impianti d’allarme, sensori, termocamere – e anche lavatrici, smart TV, impianti dei videoci­tofoni, cornici digitali e assistenti vocali – per­cepiscono e trasmettono quotidianamente ai server dei produttori e/o dei gestori dei relativi servizi una quantità incredibile di dati, che pos­sono essere ricollegati agli utenti o alle persone in prossimità dei dispositivi utilizzati, oltre a ve­nire incrociati con le informazioni provenienti da bancomat, carte di credito, sportelli automatici, biglietterie online, carte e app di fidelizzazione della clientela, smartphone, tablet e altri wea­reble devices.

Focalizzando l’attenzione sulla giornata tipo di un comune cittadino, è possibile stimare la quantità di informazioni che vengono trasmesse all’esterno della sua sfera di pertinenza giuridica, spesso inconsapevolmente: già durante il sonno, i parametri vitali della persona vengono rilevati dall’orologio o dal dispositivo che indossa al pol­so e trasmessi al cloud per la conservazione. Al momento di alzarsi, un dispositivo elettronico o un assistente vocale rilevano l’attività di spe­gnimento della sveglia, mentre i sensori dell’im­pianto di allarme o di domotica percepiscono i movimenti all’interno dell’abitazione, attivando il relativo cambio di scenario.

La vita quotidiana inizia con la consultazione delle news, dei messaggi di posta elettronica e dei social network attraverso lo smartphone, che registra anche, grazie al GPS integrato, l’uscita di casa e il tragitto verso il luogo di lavoro, fermate intermedie incluse.

Molti dipendenti utilizzano sul lavoro app per la rilevazione delle presenze, che stanno rapi­damente sostituendo il vecchio badge, o fanno ricorso al wallet dello smartphone per memo­rizzare le tessere delle società di trasporti pub­blici. Chi utilizza un’autovettura si collega, nel momento dell’accensione, al sistema di enter­tainment del veicolo, che a sua volta è connesso ai server dell’azienda produttrice per l’aggiorna­mento delle centraline e la rilevazione dei para­metri di funzionamento (o malfunzionamento) dell’auto.

Durante il tragitto, il telepass o altre app dedi­cate provvedono al pagamento degli ecopass urbani, dei pedaggi e dei parcheggi. Tutti i dati transitano sui server delle società finanziarie e degli istituti di credito che erogano i servizi di pagamento, per poi essere indirizzati verso i database delle società di gestione. Nel frattem­po, gli utenti utilizzano gli assistenti vocali di computer, smartphone, tablet e hub intelligenti – che monitorano le conversazioni alla ricerca di parole chiave per l’attivazione dei servizi – senza avere idea della destinazione dei dati, della loro eventuale memorizzazione e del tipo di analisi eseguita su quanto captato.

L’uso del bancomat o della carta di credito, as­sieme ai flussi dell’Internet banking e del conto corrente, consente di analizzare redditi, spese e comportamenti dell’individuo, mentre le fidelity card o le app di coinvolgimento della clientela consentono di approfondire gusti e abitudini dei singoli utilizzatori e delle loro famiglie. A tutto questo, si può facilmente aggiungere la mole di informazioni ricavabile dalle immagini delle te­lecamere di sorveglianza, pubbliche e private, e dai dati sul traffico e sulla posizione provenienti dallo smartphone, che possono venire utilizzati per rilevare con chi ha parlato o si è incontrato il proprietario del dispositivo.

protezione dei dati

Meccanismi di sicurezza cercasi

Da quanto detto, è evidente come il problema della liquidità e fragilità della vita digitale dei singoli sia oltremodo attuale: il cittadino medio è anestetizzato dai colori accattivanti e dal coin­volgimento di giochi e servizi, ma i titolari delle aziende – che ricoprono anche il ruolo di respon­sabili del trattamento dei dati personali – hanno una responsabilità crescente nel settore della conservazione e analisi dei dati, con particolare riferimento alla protezione delle informazioni da aggressioni esterne.

Il mercato è invaso da prodotti a basso costo, che non offrono alcuna garanzia di protezione imme­diata o proiettata nel futuro, visto che i prezzi accattivanti che ingolosiscono consumatori e installatori impediscono ai produttori di curare la progettazione e l’aggiornamento degli apparati e dei firmware per impedire la rilevazione e la trasmissione delle informazioni. Il problema non è di poca rilevanza, poiché un sistema di allarme o di monitoraggio, pur progettato egregiamente dall’installatore, potrebbe presentare una falla nella sicurezza a causa di un singolo dispositivo non adeguatamente protetto (il cosiddetto anello debole della catena).

Per questo motivo, nella Pubblica Amministra­zione è stata costituita recentemente l’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale, che si avvale di laboratori di certificazione accreditati per verifi­care la qualità dei prodotti offerti alle infrastrut­ture critiche del panorama nazionale, assicuran­do un livello di sicurezza elevato e un altrettanto elevato grado di affidabilità del produttore.

Nei prossimi anni si perverrà probabilmente anche all’adozione di standard di certificazione finalizzati alla semplificazione dei processi di accreditamento, così che i produttori possano autonomamente organizzarsi per presentare all’agenzia intere classi di prodotti già idonei al mercato delle infrastrutture critiche.

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

  • n.1 - Febbraio 2026
  • Best Of 2025 n.7 - Dicembre 2025
  • n.6 - Novembre 2025

Ti potrebbero interessare

Venezia diventa laboratorio europeo per le politiche dell’acqua

L’Università Iuav di Venezia e il sistema della ricerca veneziana rappresentati da CORILA (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia) sono stati riconosciuti come attori chiave nella definizione della “European Water Resilience Strategy”, la strategia comunitaria per la resilienza idrica che sarà approvata dal Parlamento europeo il prossimo mese di marzo.

Sicurezza in azienda, al centro la supply chain

L’area critica è quella delle medie imprese, mentre è in crescita il numero delle aziende che applica un approccio integrato tra sicurezza fisica e cibernetica.

Detrazioni per efficienza energetica, online portale ENEA per l’invio dati 2026

Fisco e detrazioni per l’efficienza energetica, il portale ENEA è online per procedere all’invio dati 2026.