Come funziona il centro di controllo del Mose e qual è la strumentazione adottata?
Venezia vive da secoli in equilibrio precario tra terra e acqua. L’innalzamento del livello del mare, la subsidenza e la frequenza crescente delle maree eccezionali hanno reso questo equilibrio sempre più fragile. Il Mose – il sistema di barriere mobili alle bocche di porto – è nato per proteggere la città dall’acqua alta e preservarne il patrimonio storico, culturale e sociale.
La gestione di quest’opera complessa richiede un’infrastruttura di controllo senza precedenti. È nella control room, il centro nevralgico del sistema, che si decide quando e come alzare le barriere. Non è soltanto una sala di comando, ma una sofisticata piattaforma di data visualization che integra parametri meteorologici, idrodinamici e strutturali.
Per capire gli aspetti tecnici e le innovazioni software che permettono a questa centrale operativa di garantire sicurezza e resilienza di un intero ecosistema lagunare, abbiamo intervistato l’ing. Stefano Libardo, responsabile area gestore esercizio (sala operativa Arsenale) – Mose, che con il suo team ogni giorno vigila sul destino della laguna.
Come è organizzata la gestione del Mose?
«La gestione del Mose si affida alla sinergia tra il gestore dell’esercizio, che coordina le strategie decisionali e le comunicazioni con gli Enti, e il gestore delle operazioni, che assicura la piena efficienza del sistema attraverso la manutenzione preventiva e la gestione tecnica operativa delle infrastrutture e delle gallerie.
I parametri, misurati e previsti, sono i livelli dell’acqua in mare e in laguna, il vento, le precipitazioni, la portata dal bacino Scolante e attraverso le bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, la variazione di pressione, in mare e in laguna. A essi si sommano le segnalazioni sullo stato degli impianti e delle difese locali, nonché le comunicazioni delle capitanerie di porto.
Per alzare le barriere, si utilizzano previsioni meteomarine, sistemi di supporto alle decisioni, dati in tempo reale e simulazioni fuori linea, considerando una molteplicità di parametri (stato delle difese locali, stato degli impianti, aspetti ambientali, aspetti della navigazione ecc.). La decisione è sempre umana e in capo al responsabile della sala operativa decisionale del gestore dell’esercizio».

A quale livello si attivano le barriere del Mose?
«Il sistema Mose opera con una tolleranza d’errore quasi nulla. Il progetto prevede un allagamento massimo di soli 10 cm ogni 1.000 chiusure. Per garantire tale precisione, i protocolli fissano soglie di salvaguardia a 110 cm per Venezia e 130 cm per Chioggia, ma l’attivazione avviene con il necessario anticipo. Considerando un margine d’errore probabilistico definito in progetto, le barriere vengono sollevate quando la previsione raggiunge i 100 cm a Venezia e i 115 cm a Chioggia.
Una volta decisa la chiusura, algoritmi complessi calcolano la quota interna di avvio della manovra basandosi su vento, piogge e portate del bacino Scolante, poiché l’acqua in laguna continua a salire anche a paratoie alzate. Vengono quindi stabiliti livelli tendenziali di chiusura variabili (da 45 a 90 cm per Venezia) per compensare l’apporto idrico interno e la spinta dei venti, assicurando la protezione delle città di Venezia e di Chioggia».

Che tecnologie vengono utilizzate e ci sono soluzioni di intelligenza artificiale?
«Il Mose è un’infrastruttura di protezione dagli allagamenti fondamentale per la difesa di Venezia e della sua laguna. Questo implica l’utilizzo di ridondanza 2n su tutte le componenti critiche degli impianti, nei sistemi di alimentazione e di comunicazione.
Il sistema viene operato tramite sale di controllo di bocca e sale di controllo d’opera e la decisione si prende nella sala operativa decisionale. In tutte queste sale sono presenti sistemi videowall che consentono di procedere all’aggregazione dei dati operativi per il controllo dello stato dei sistemi e per le decisioni. Sono utilizzati sistemi di videowall anche per rappresentare in modo aggregato lo stato degli impianti e delle infrastrutture informatiche.
La gestione degli impianti sia alle bocche che in Arsenale utilizza sistemi industriali, compresi SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition) e PCS (Process Control System), mentre alle bocche di porto è operativo un sistema di automazione e controllo realizzato specificamente per il sistema Mose. Per la visione dei processi più critici sono utilizzati anche sistemi di telecamere che, quando lavorano sul visibile, operano in presenza di pochissima luce, tenendo conto che comunque le barriere e le aree operative sono sempre illuminate per le manovre da appositi sistemi di illuminazione.
Per gli ambiti di controllo, in alcune aree, si utilizzano anche sistemi a infrarosso. L’insieme delle telecamere delle due entità tecniche che si occupano della gestione consente di visualizzare i transiti dei mezzi nautici nei canali di bocca in prossimità dell’evento, essendo gli apparecchi puntati sulle schiere di barriere, e l’approssimarsi dei transiti nelle conche di navigazione, integrando le informazioni che provengono dalle capitanerie di porto e dai sistemi di monitoraggio AIS e i dati meteomarini provenienti dalle reti di sensori installate nelle varie aree.
I sistemi utilizzano materiali adeguati all’ambiente marino, quale acciaio inox AISI 316L o materiali non metallici non soggetti agli effetti della nebbia salina. Vengono inoltre utilizzate tecnologie ordinarie a livello impiantistico (impianti meccanici, impianti elettrici e impianti speciali).
Fra gli impianti speciali sono presenti sistemi di individuazione e spegnimento incendi, sistemi di controllo accessi e sistemi di videosorveglianza. Questi ultimi sono usati sia per il controllo degli accessi all’interno delle opere, ma anche per la verifica dello stato dei canali di bocca e delle aree dei porti rifugio e delle conche di navigazione, a supporto degli operatori per evitare fraintendimenti ed errori nelle comunicazioni.
In particolare, per gli operatori sono di estrema utilità le immagini sui canali di bocca prima dei sollevamenti, per vedere anche da remoto l’eventuale presenza di mezzi non tracciati, ma anche per vedere – assieme ad altri sensori – lo stato del moto ondoso in tempo reale. I sistemi impiantistici sono supportati da sistemi di comunicazione in fibra ottica, rame, ponti radio su frequenze licenziate e comunicazioni VHF su canali specifici autorizzati. Il tutto viene garantito da una ridondanza anche nei sistemi di alimentazione elettrica oltre che della componentistica.
A livello informatico si utilizzano sistemi di acquisizione dati, sistemi di previsione e decisione a stati avanzati nel gestore dell’esercizio e sono in fase di sviluppo soluzioni di intelligenza artificiale. In parte sono già operativi modelli neurali creati con le tecniche di machine learning, mentre sono ancora in fase di sviluppo ulteriori soluzioni per individuare tecniche di miglioramento della previsione della velocità del vento o per creare degli assistenti decisionali.
Ogni sistema di previsioni e decisioni, comunque, è a supporto degli operatori, ma la decisione su cosa fare è sempre umana. Infine, sono presenti sistemi di automazione e controllo per la gestione operativa degli impianti critici per il sollevamento delle paratoie».
Cosa accade dal momento in cui viene inviato l’ordine di attivazione del Mose?
«Le paratoie vengono riempite d’aria e iniziano a emergere. Ogni bocca di porto ha i suoi tempi, ma in media il sollevamento completo richiede circa mezz’ora per raggiungere l’angolo di emersione e poi l’angolo di lavoro. Durante tutto il processo viene monitorato ogni singolo elemento: pressione interna, inclinazione, flussi d’acqua, fasi operative. È un’operazione delicata che richiede attenzione continua da parte degli operatori, ma è supportata da un insieme di software per l’automazione e il controllo dell’intero sistema».

Come avviene la comunicazione ai soggetti interessati e alla cittadinanza?
«I soggetti che utilizzano le bocche di porto vengono informati dalle capitanerie di porto. La sala operativa decisionale del gestore dell’esercizio comunica con un ampio insieme di enti (capitanerie, provveditorato, autorità per la laguna, autorità portuale, Comuni, forze dell’ordine, ACTV, procuratoria ecc.). Le comunicazioni variano in base alle esigenze operative degli enti, mentre la sicurezza della navigazione resta sempre competenza della direzione marittima.
La cittadinanza viene informata tramite il sito dell’Autorità per la Laguna, che indica evento in corso e stato delle paratoie, e tramite il Centro Maree, che diffonde avvisi sul proprio sito e via SMS dopo la formalizzazione dell’attivazione da parte del gestore dell’esercizio. Online è disponibile un’indicazione sintetica sull’evento in corso (data, ora e situazione delle paratoie), oltre alla previsione con uno dei modelli disponibili presso il gestore dell’esercizio.
Il monitoraggio inizia a 120 ore dall’evento, attivando le squadre a 48 ore se la marea prevista supera i 95 cm a Venezia o i 115 cm a Chioggia. Il coordinamento operativo delle attività viene garantito da protocolli rigorosi di messaggistica certificata e comunicazioni vocali dirette».
