Quando il pattugliamento diventa autonomo

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robot axitea
I robot autonomi di terra di Axitea sono dotati di LiDAR per la mappatura e l’aggiramento degli ostacoli, sistemi di localizzazione satellitare GNSS RTK e telecamere ottiche e termiche a 360 gradi ad alta risoluzione, con visione notturna e AI integrata

La sicurezza delle grandi aree industriali sta vivendo una trasformazione profonda. L’impiego dei robot autonomi di terra introduce un nuovo paradigma di protezione, basato su mobilità, ai e integrazione con le sale di controllo.

Garantire sicurezza continua in grandi aree industriali, lo­gistiche e infrastrut­turali è oggi una delle sfide più complesse per le aziende. Spazi estesi, perimetri irrego­lari, attività che cambiano nel tempo e condizioni ambientali spesso difficili mettono sotto pressione i modelli tradizionali di sorveglianza, basati su tele­camere fisse e ronde umane. In questo scenario si inseriscono le soluzioni di pattugliamento autonomo, che trasformano la sicurezza da presidio statico a capacità mobile, intelligente e permanente.

Axitea, Global Security Provi­der per la protezione fisica e cyber delle imprese, ha intro­dotto un servizio di sicurezza basato su robot mobili di terra progettati per operare in gran­di aree e contesti industriali complessi. La soluzione integra videoanalisi con intelligenza artificiale, sensoristica avan­zata e collegamento continuo con il SOC (Security Operation Center), rendendo possibile un pattugliamento 24/7 più effi­cace e reattivo rispetto agli approcci tradizionali.

I robot autonomi di terra im­piegati sono dotati di LiDAR per la mappatura e l’aggira­mento degli ostacoli, sistemi di localizzazione satellitare GNSS RTK e telecamere ottiche e termiche a 360 gradi ad alta risoluzione, con visione nottur­na e AI integrata. Possono operare sia negli spazi aperti sia in quelli chiusi, adattandosi alle condizioni del terreno e del meteo, e trasmettono in tem­po reale flussi video, allerte e dati al SOC, dove gli operatori verificano gli eventi e attivano le procedure di intervento.

Dal presidio statico al pattugliamento intelligente

Giovanni Fiorino, Product Manager di Axitea

Nelle grandi aree industriali la priorità è garantire copertura ampia e continua, senza zone d’ombra e con tempi di reazio­ne ridotti. Secondo Giovanni Fiorino, Product Manager di Axitea, i robot autonomi di terra rispondono proprio a queste esigenze, colmando i limiti strutturali dei sistemi tradizionali. «In contesti este­si, complessi e che possono re­gistrare variazioni nel tempo, la sfida è garantire sicurezza, copertura ampia e continua, reattività agli eventi. I robot di terra colmano i “vuoti” dei sistemi tradizionali: superano i punti ciechi delle sole tele­camere fisse, mantengono un presidio costante dove le ronde umane sarebbero troppo di­spendiose o rischiose e ridu­cono drasticamente i tempi tra rilevazione e intervento perché dialogano in tempo reale con il SOC remoto o una control room locale».

Il valore aggiunto non è soltan­to tecnologico, ma anche ope­rativo. La mobilità consente di trasformare la sorveglianza da funzione passiva a capacità predittiva e adattiva, capace di seguire l’evoluzione del sito e delle sue criticità.

«L’elevata autonomia, la pos­sibilità di programmare ispe­zioni o percorsi randomizzati 24/7 e la sensoristica avanza­ta, come telecamere ottiche e termiche, visione notturna, LiDAR per la mappatura del territorio e sensori GPS ad alta precisione, rendono il pattugliamento tramite ro­bot efficace e intelligente, con allarmi qualificati e verifica­bili da remoto. In pratica, si trasforma una sorveglianza statica in una capacità mobi­le, predittiva e continua, che mitiga intrusioni e danneggia­menti, tutela gli asset ad alto valore e libera gli operatori di sicurezza dai compiti ripetiti­vi. Questo approccio è già sta­ to messo alla prova in contesti reali, dove la copertura ampia e l’interconnessione con il SOC hanno dimostrato di elevare gli standard di protezione del perimetro e delle aree operative».

Copertura estesa e continuità operativa

Uno dei principali vantaggi dei robot autonomi di terra emerge nel confronto con le soluzioni di sicurezza più diffuse. Le telecamere fisse, per esempio, richiedono infrastrutture inva­sive e costose, difficili da esten­dere su superfici molto ampie. Fiorino sottolinea come questo limite abbia spesso portato a una protezione parziale dei si­ti industriali: «I robot di terra superano i limiti economici e logistici delle telecamere fisse, che richiedono opere civili co­me scavi, canalizzazioni, posa di tubazioni e cavi di collega­mento, particolarmente costo­se su aree vaste. Per garantire una copertura adeguata servi­rebbero decine, talvolta centi­naia di dispositivi, ognuno con un’infrastruttura dedicata: un investimento molto elevato che spesso porta le aziende a moni­torare solo alcune porzioni del sito, lasciandone altre scoperte semplicemente perché proteg­gerle avrebbe un costo non sostenibile». L’introduzione di un robot mobile consente in­vece di coprire grandi superfici senza opere invasive, seguendo percorsi programmati o rando­mizzati e garantendo una pre­senza continua.

«Con un singolo robot è pos­sibile sorvegliare aree molto vaste, garantendo una pre­senza costante e adattabile. Rispetto ai droni aerei, i robot di terra assicurano una con­tinuità operativa superiore: le batterie hanno maggiore auto­nomia e non sono soggetti ai limiti normativi che regolano il volo. Inoltre operano in qual­siasi condizione meteo, anche quando vento, pioggia o scarsa visibilità impedirebbero il de­collo di un drone».

Il tema della sicurezza del per­sonale è altrettanto centrale. Il pattugliamento autonomo riduce l’esposizione degli ad­detti a contesti potenzialmente rischiosi, mantenendo comun­que l’uomo al centro delle deci­sioni critiche. «Rispetto alle ronde umane, aumentano la continuità (pre­sidio 24/7), la deterrenza e la sicurezza degli stessi operatori. Sui costi operativi, l’automa­zione consente di coprire su­perfici più ampie senza dover incrementare linearmente le risorse impiegate, rendendo la soluzione realmente scalabile. Infine, queste soluzioni sono ottimali anche in situazioni temporanee come cantieri, fiere ed eventi, che richiedono rapidità di installazione, adat­tabilità costante e soluzioni di sicurezza non invasive ma al­tamente performanti».

5 PUNTI DI FORZA DEI ROBOT DI TERRA
  • Copertura di grandi superfici senza opere civili invasive (scavi e canalizzazioni per cablaggi)robot axitea
  • Presenza costante 24/7 e adattabilità al contesto
  • Continuità operativa anche in condizioni meteo avverse (vento, pioggia, scarsa visibilità)
  • Possibilità di programmare ispezioni o percorsi randomizzati
  • Riduzione dell’esposizione degli addetti a contesti potenzialmente rischiosi

Integrazione nell’ecosistema di sicurezza

Affinché i robot autonomi diventino uno strumento efficace, è fondamentale che non restino elementi isolati, ma si integrino pienamente nelle architetture di sicurezza esistenti. Dal punto di vista tecnico e operativo, l’interoperabilità con VMS, sistemi di allarme e controllo accessi rappresenta un fattore chiave.

«I flussi video dei robot si instradano nel VMS del cliente tramite protocolli standard e vengono contestualmente messi a disposizione del SOC di Axitea, così che ogni evento generato dalla videoanalisi con AI a bordo del robot diventi un allarme gestibile da remoto o da una control room locale. È possibile correlare l’avvio o l’arresto delle ronde di pattugliamento all’inserimento o disinserimento di un sistema di allarme, attivando scenari di sicurezza automatizzati».

Prima dell’avvio operativo, però, è necessario uno studio accurato del contesto. «È fondamentale realizzare uno studio di fattibilità per mappare i percorsi, identificare il luogo della docking station e valutare la copertura del GPS e del segnale Internet, affinché queste soluzioni siano parte integrante dell’ecosistema di sicurezza del cliente e non un elemento accessorio difficilmente gestibile».

Collaborazione strutturata uomo/robot

Nel modello proposto, il robot non sostituisce l’operatore, ma ne potenzia le capacità. La collaborazione uomo/macchina si fonda su ruoli chiari e flussi decisionali ben definiti. «Il robot è il sensore mobile intelligente che pattuglia, rileva e qualifica, ma è l’operatore del SOC il decisore ultimo che valuta ogni allarme ricevuto e attiva le modalità di inter­vento. Il personale sul campo interviene in sicurezza solo su allarmi qualificati, corredati da snapshot, miniclip e coor­dinate geografiche, riducendo rischi e tempi di reazione».

La semplicità delle interfacce è un elemento determinante per garantire l’efficacia ope­rativa. «Le interfacce uomo/macchina privilegiano imme­diatezza e facilità di verifica: con un click l’operatore accede al flusso video live, riducendo latenza decisionale e rischi per le persone. L’esperienza dimostra che il pattugliamen­to autonomo, combinato con la supervisione 24/7 dal SOC, aumenta deterrenza e qualità della risposta, mantenendo però sempre l’uomo al centro delle scelte critiche».

Milanello, un laboratorio reale per la sicurezza autonoma
L’utilizzo di un robot rover per il pattugliamento del centro sportivo consente di mantenere una presenza continua

La sperimentazione avviata da Axitea presso il Centro Sportivo Milanello powered by Clivet rappresenta un caso concreto di applicazione dei robot autonomi di terra in un contesto reale, complesso e ad altissimo valore. Non si tratta di un semplice test tecnologico, ma di un progetto concepito per rafforzare in modo sostanziale la protezione fisica e perimetrale di uno dei training center più riservati e avanzati a livello internazionale, dove continuità operativa, discrezione e affidabilità sono requisiti imprescindibili.

robot axiteaLa collaborazione tra Axitea e AC Milan, avviata nel 2019, ha già portato allo sviluppo di un modello di sicurezza integrata applicato alle diverse sedi del club, da Casa Milan ai principali centri sportivi. In questo percorso evolutivo, Milanello diventa oggi il terreno ideale per sperimentare un ulteriore salto di qualità, introducendo il pattugliamento autonomo come complemento alle soluzioni di sicurezza già operative. Il robot rover impiegato nel progetto presidia in autonomia un’area superiore ai 6 ha, seguendo percorsi che superano il chilometro e attraversano zone con funzioni e criticità differenti, dal perimetro esterno ai campi di allenamento fino alle aree logistiche e amministrative.

In questo scenario, la mobilità assume un ruolo strategico perché consente di adattare il pattugliamento alle reali esigenze del sito e di garantire una presenza continua anche dove una sorveglianza fissa o una ronda tradizionale risulterebbero meno efficaci o sostenibili. Il valore del progetto risiede soprattutto nell’integrazione operativa. Il robot lavora in sinergia con i sistemi di sicurezza esistenti e con il SOC di Axitea, contribuendo a rafforzare la capacità di rilevazione, deterrenza e intervento tempestivo. Allo stesso tempo, affianca il personale di sicurezza sul campo, riducendo l’esposizione degli operatori e liberandoli da attività ripetitive, così da concentrare le risorse umane su compiti a maggiore valore aggiunto.

Sfide attuali ed evoluzione futura

L’adozione dei robot autono­mi di terra porta con sé anche nuove sfide, che riguardano competenze, cybersecurity e tutela della privacy. Dal pun­to di vista degli operatori, tuttavia, l’impatto è meno complesso di quanto si possa immaginare. «Il personale di sicurezza non deve acquisire nuove competenze tecniche né modificare le proprie abitudini operative. I robot sono proget­tati per essere user-friendly: gli analisti devono saper leggere gli allarmi, comprenderne il contesto e applicare le pro­cedure di intervento previste, come già avviene con gli altri sistemi di sicurezza».

Dietro questa semplicità ope­rativa si cela però un’impor­tante complessità tecnologica. «La gestione delle rotte, la pia­nificazione delle ispezioni, l’in­tegrazione con il SOC e con le infrastrutture esistenti richie­dono competenze avanzate di programmazione, networking e integrazione di sistemi, oltre a un approccio rigoroso alla cybersecurity basato sui prin­cipi della security-by-design». Sul fronte privacy valgono le stesse best practice della vide­osorveglianza avanzata: mini­mizzazione dei dati, crittogra­fia dei flussi, governance chiara e conformità normativa.

Guardando al futuro, gli scena­ri applicativi resteranno con­centrati sul pattugliamento continuo di grandi aree come siti industriali, hub logistici, cantieri e impianti fotovoltaici. «Nei prossimi 5-10 anni preve­diamo un aumento della po­tenza e dell’autonomia dei ro­bot, grazie all’evoluzione della sensoristica che permetterà di rimodulare i percorsi in modo sempre più autonomo. Un’evo­luzione che, paradossalmente – conclude Fiorino – renderà an­cora più centrali le competenze umane nella gestione delle de­cisioni critiche».

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