Taser sì o no? Il caso di Milano e lo studio con la Polizia di Treviri

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Ha fatto molto rumore la decisione di Palazzo Marino (Milano) di escludere il taser dalla dotazione della polizia municipale di Milano. Diversa l’esperienza renana…

Ha fatto molto rumore la decisione di Palazzo Marino (Milano) di escludere il taser dalla dotazione della polizia municipale di Milano. Diversa l’esperienza renana…

Ha fatto molto rumore la decisione di Palazzo Marino di escludere il taser dalla dotazione della polizia municipale di Milano poiché, come si legge nell’ordine del giorno di Milano Progressista, “dispositivi particolarmente pericolosi, specie nei confronti dei soggetti più vulnerabili, e lesivi dei diritti fondamentali della persona”. Con 22 voti a favore su 27, l’astensione di M5S e il no di Lega e Forza Italia, Milano ha bandito i taser sulla base di rapporti qualificati come quello del Comitato Onu contro la tortura e l’indagine di Amnesty International che evidenziano la relazione di causa-effetto tra alcune morti e l’utilizzo del taser.

Altri studi, diffusi dalla casa produttrice Axon e relativi all’esperienza tedesca, evidenziano invece i vantaggi dell’impiego di questa “arma propria” a conduzione elettrica. Lo studio ha coinvolto le Forze di Polizia di Treviri, nello stato della Renania-Palatinato, dove 107 agenti opportunamente formati, e 7 veicoli di radio pattuglia hanno utilizzato per un anno il taser nella propria attività abituale. Treviri conta circa 115 mila abitanti: in un anno il taser è stato sfoderato in 30 occasioni, nel 70% dei casi (21) è bastato minacciarne l’uso tramite l’arco elettrico di avvertimento, quindi con effetto deterrente. I casi di impiego riguardavano disturbatori e trasgressori violenti, persone aggressive o in rivolta, persone con superiorità fisica rispetto agli agenti coinvolti, persone affette da malattie mentali, o una combinazione di questi fattori.

Nella maggioranza dei casi si trattava di persone sotto l’effetto di alcol, droghe, farmaci; il 94% erano uomini, oltre il 76% (23 casi) disarmati, in 5 casi brandivano armi improprie od oggetti pericolosi, in 2 casi un coltello. Le persone colpite dal taser non hanno avuto conseguenze mediche, a parte l’arrossamento della pelle nel punto d’entrata dei dardi mentre, sottolinea lo studio, se si fossero usati altri metodi di controllo, come placcaggio, spray al peperoncino, cani poliziotto, manganello, armi da fuoco, il rischio di lesioni sarebbe stato più elevato. Durante l’anno di sperimentazione inoltre sono calati rispetto all’anno precedente i reati di resistenza, assalti pericolosi e insulti: la connessione con l’uso del taser in questo caso però è solo presunta. Lo studio ha poi coinvolto i cittadini di Treviri con delle interviste: il 72% ha valutato il taser uno strumento adatto alle Forze dell’Ordine e a basso rischio, il 65% lo ha classificato come strumento di ragionevole violenza contro gli autori di reato, il 60% era a favore della sua introduzione a livello statale, il 17% ha evidenziato un potenziale rischio di abuso.

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