«È lecito utilizzare sistemi di biometria e intelligenza artificiale per identificare i dipendenti e automatizzare la timbratura in ingresso e in uscita dal luogo di lavoro?», chiede un lettore di Sicurezza
In linea generale, un sistema di questo tipo presenta un livello di invasività molto elevato, perché combina dati biometrici e finalità di controllo presenze, con effetti diretti sulla sfera dei lavoratori. Proprio per questo, la sua liceità non può essere presunta in astratto, ma va valutata caso per caso alla luce del GDPR, dei principi di necessità e proporzionalità, nonché delle regole europee e nazionali sull’intelligenza artificiale.
Se l’obiettivo può essere raggiunto con strumenti meno intrusivi (come badge, PIN o sistemi equivalenti), l’uso della biometria difficilmente risulterà giustificabile. L’eventuale impiego dell’AI non può comunque trasformare un trattamento problematico in un trattamento lecito: l’automazione della rilevazione non elimina i vincoli di base, né consente di sostituire il controllo umano con una decisione algoritmica.
In ogni caso, ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, l’argomento dovrà essere oggetto di accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro competente per territorio e, dato l’elevato rischio per i diritti e le libertà degli interessati, di adeguata valutazione d’impatto e conseguente consultazione preventiva dell’autorità Garante per la protezione dei dati personali.
