Quando il gioco si fa critico

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Per garantire la sicurezza nell’ambito utility ed energia, l’installatore deve affidarsi a dispositivi e sistemi avanzati, in grado di operare anche in condizioni ambientali e operative proibitive.

Con il termine “infrastrutture critiche” si fa riferimento principalmente ai siti industriali che forniscono servizi essenziali e strategici – come energia elettrica, gas, acqua, telecomunicazioni e raccolta dei rifiuti – ma anche ai parchi solari e agli aeroporti civili e militari: contesti in cui il monitoraggio e la protezione richiedono strumenti più avanzati e affidabili rispetto ai tradizionali sensori perimetrali e volumetrici impiegati in ambito residenziale e commerciale.

I tentativi di sabotaggio o furto nell’ambito delle infrastrutture critiche, infatti, non si limitano a semplici interruzioni dei singoli servizi o a una perdita economica: a causa del cosiddetto “effetto valanga”, possono innescare reazioni a catena in grado di amplificare l’impatto dell’evento e portare a conseguenze ben più gravi, addirittura fino alla completa paralisi delle attività essenziali per la vita di ogni giorno. Per questo motivo è fondamentale ricorrere a sistemi di protezione efficaci, tempestivi e affidabili, capaci di rilevare i potenziali rischi con largo anticipo, anche in condizioni ambientali critiche, mantenendo un basso tasso di falsi allarmi. Analizziamo quindi le soluzioni più efficaci e le tecnologie oggi impiegate nei diversi ambiti applicativi.

Sensori MEMS, magnetofonici e piezodinamici per la sicurezza perimetrale estesa

Recinzioni e cancellate a protezione delle infrastrutture critiche possono estendersi per decine o centinaia di metri, arrivando a coprire addirittura diversi chilometri nel caso dei parchi fotovoltaici e degli aeroporti. Spesso, inoltre, si trovano in aree soggette a disturbi ambientali (come la presenza di animali selvatici o vegetazione) e prive di illuminazione. Per il solo monitoraggio può essere sufficiente un sistema di videosorveglianza con telecamere selezionate ad hoc e posizionate nei punti chiave del perimetro. Per garantire anche la protezione da intrusioni e sabotaggi, come il taglio delle recinzioni, si utilizzano invece sensori MEMS o piezodinamici applicati direttamente alle strutture perimetrali.

I sensori MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems) rilevano l’accelerazione di gravità sui tre assi (X, Y e Z), successivamente elaborata da un controller che la confronta con i valori di riferimento impostati in fase di installazione. Movimenti e vibrazioni causati, per esempio, da sfondamenti, scavalcamenti o tagli vengono rilevati con elevata tempestività e precisione, generando i relativi alert. Le perturbazioni ambientali (vento, pioggia, grandine, lievi vibrazioni prodotte da piccoli animali) possono essere filtrate in fase di calibrazione iniziale o di post-elaborazione (con o senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale, rendendo il sistema di sicurezza altamente immune ai falsi allarmi.

Nella protezione perimetrale trovano impiego anche soluzioni basate su cavi magnetofonici e sensori piezodinamici, particolarmente adatte a recinzioni semirigide con pannelli elettrosaldati, cancellate e, in alcuni casi, anche recinzioni leggere deformabili. I sensori piezodinamici, invece, utilizzano elementi capacitivi o piezoelettrici disposti in modo puntiforme per rilevare e misurare le vibrazioni.

Un singolo controller è in grado di gestire centinaia di sensori, identificando con precisione il settore “violato”. I sensori possono essere attivi o passivi (senza alimentazione) e risultano anch’essi altamente immuni ai fattori ambientali e alle fonti di disturbo presenti in prossimità della recinzione. I cavi magnetofonici convertono in segnali elettrici l’energia vibrazionale generata da tentativi di taglio, scuotimento, sfondamento o scavalcamento di muri e recinzioni.

Loop in fibra ottica per recinzioni e parchi solari

Le soluzioni basate su fibra ottica si configurano come veri e propri “anelli” (loop) in grado di monitorare in modo continuo e intelligente lo stato delle recinzioni leggere e di componenti di valore, come i pannelli solari. La fibra ottica, per sua natura, è immune ai disturbi elettrici e alle condizioni atmosferiche più estreme, non è infiammabile e offre un’eccellente capacità di propagazione: caratteristiche chiave per la realizzazione di sistemi di monitoraggio, antintrusione e antifurto anche in ambienti industriali critici.

Il funzionamento dei loop è semplice: il segnale luminoso trasmesso e ricevuto da un dispositivo elettronico (detto analizzatore o concentratore) lungo l’anello in fibra ottica viene alterato da eventuali deformazioni, sfondamenti o tagli, che provocano una variazione o l’interruzione del flusso luminoso, generando un alert.

È possibile realizzare uno o più loop indipendenti, con lunghezze fino a 300 m, per identificare il tipo di evento rilevato (scavalcamento, sollevamento, sfondamento o taglio della recinzione) e per monitorare lo stato di diversi gruppi di pannelli fotovoltaici, ricevendo segnalazioni mirate e localizzate, particolarmente utili nel caso di parchi solari di grandi dimensioni. Grazie a speciali sensori ottici indirizzati, i loop in fibra ottica sono in grado di rilevare persino lo spostamento o la manomissione del singolo pannello fotovoltaico. Possono inoltre essere installati a cantiere aperto, fin dalle prime fasi di posa dei moduli.

Telecamere ottiche per la protezione perimetrale e volumetrica a lungo raggio

I sistemi di videosorveglianza destinati alle infrastrutture critiche devono garantire prestazioni video superiori, oltre a una maggiore affidabilità e robustezza rispetto alle soluzioni tradizionali applicate in ambienti standard. Se vengono impiegate per la protezione perimetrale antintrusione a lungo raggio, le telecamere devono essere in grado di rilevare con precisione persone e veicoli fino a 100-200 m di giorno e 50-80 m di notte.

In alcuni casi sono dotate di due o più obiettivi integrati, al fine di ridurre al minimo la densità di dispositivi necessari nei progetti su larga scala. Per ottenere questi risultati sono indispensabili componenti ottici di alta qualità e sensori ad alta definizione e sensibilità, capaci di operare anche in condizioni di illuminazione estremamente ridotta. Le telecamere devono inoltre integrare sistemi di elaborazione video on-board, sviluppati ad hoc e basati su algoritmi di intelligenza artificiale evolutiva, ottimizzati per minimizzare i falsi allarmi.

Altri fattori determinanti sono la resistenza meccanica agli impatti (per esempio ai tentativi di sabotaggio) e la resistenza chimica alla corrosione. Nel primo caso è sufficiente una protezione IK10; nel secondo è fondamentale scegliere il materiale più idoneo, come poliammide, polimeri, leghe di alluminio anodizzato o acciaio inossidabile, in funzione dell’ambiente operativo. I polimeri di nuova generazione rinforzati con fibre di vetro e l’acciaio inossidabile rappresentano oggi le soluzioni più affidabili nel tempo, grazie alle eccellenti proprietà anti­corrosive anche in ambienti con presenza di acidi, alcali, nebbia salina, acqua di mare e forte irraggiamento UV.

La resistenza meccanica agli impatti è uno dei fattori determinanti per le telecamere delle infrastrutture critiche, che devono essere in grado di sostenere i tentativi di sabotaggio. Gli apparecchi realizzati in polimeri di nuova generazione, rinforzati con fibre di vetro, e in acciaio inossidabile rappresentano oggi le soluzioni più affidabili nel tempo

Termocamere per recinzioni, parchi solari e rilevazione incendi

Le termocamere, stand-alone oppure con sensore ottico ag­giuntivo (dual vision), rappre­sentano una delle soluzioni più efficaci per la protezione delle infrastrutture critiche, anche di grandi dimensioni. A differenza di quanto succede con il segnale ottico, l’energia termica non viene schermata da fumo, polveri, fogliame, umidità o nebbia leggera. Una volta captata dal senso­re, viene elaborata per deter­minarne temperatura, forma e provenienza (essere umano, animale, fonte di calore ecc.), consentendo la generazione di alert affidabili. Inoltre, l’energia termica permette alle termo­camere di estendere signifi­cativamente il proprio raggio d’azione rispetto alle soluzioni ottiche tradizionali.

A seconda dell’ambiente da proteggere e dei rischi associa­ti, le termocamere possono es­sere utilizzate come soluzione autonoma oppure venire inte­grate in sistemi di videosorve­glianza ottici e antintrusione, in combinazione con sensori MEMS, piezoelettrici, loop in fibra ottica, sensori di fiamma e di calore.

Le immagini termiche posso­no essere sottoposte ad analisi video avanzate, in grado di de­terminare automaticamente – e senza l’intervento di un ope­ratore – la direzione di movi­mento di eventuali intrusi, gli spostamenti all’interno di aree predefinite e i potenziali punti di innesco. È inoltre possibile definire perimetri virtuali e monitorare costantemente la temperatura, inviando segna­lazioni al centro di controllo e al pronto intervento. L’analisi video basata su AI, ormai inte­grata nella maggior parte delle termocamere, rende la discri­minazione degli eventi ancora più accurata e affidabile.

Se abbinate a sensori di fumo e/o fiamma, le termocamere risultano particolarmente pre­ziose anche nella prevenzione degli incendi nei siti industria­li destinati allo stoccaggio, alla lavorazione e alla produzione di energia, nonché al trat­tamento e allo smaltimento dei rifiuti. Il sensore termico ad ampio spettro rileva auto­maticamente le variazioni di temperatura senza contatto diretto, individuando i punti caldi “sospetti” prima che si trasformino in un principio di incendio e attivando risposte tempestive, come l’avvio auto­matico degli impianti antin­cendio a pioggia o a schiuma. Il monitoraggio termico a distanza può infine rivelar­si determinante anche per il controllo di macchinari e di­spositivi elettrici, consentendo l’interruzione del loro funzio­namento in caso di anomalie che potrebbero causare danni, incendi o esplosioni.

Radar volumetrici: copertura a 360 gradi fino a 3 km di distanza

Quando i sistemi di rileva­mento perimetrale non sono sufficienti o non risultano ap­plicabili per motivi economici o pratici, la tecnologia radar può diventare una valida alle­ata nella protezione delle infra­strutture critiche. Un rilevatore radar genera una sequenza di “immagini elettromagnetiche” dell’area monitorata, acquisisce lo sce­nario di riferimento (baseline) e confronta continuamente i dati più recenti con quelli ini­ziali, segnalando le differenze generate dai movimenti di uno o più intrusi.

A differenza dei rilevatori a mi­croonde tipicamente impiegati nei contesti residenziali e com­merciali, i radar di nuova gene­razione sono estremamente più precisi e performanti: riescono a stimare la massa del target (distinguendo animali e perso­ne), oltre a distanza, direzione e velocità, grazie all’analisi avanzata dei segnali trasmessi e ricevuti. L’ampio angolo di copertura (fi­no a 360 gradi) e il raggio di ri­levamento (1,5-3 km) consento­no di proteggere efficacemente aree molto estese, ben oltre la linea di recinzione e con largo anticipo rispetto all’intrusione vera e propria. Le onde millimetriche, inoltre, non sono influenzate dalla luce né dagli agenti atmosfe­rici (vento, pioggia, grandine, nebbia, neve), né da fumo od ombre, garantendo prestazioni affidabili anche in condizioni ambientali proibitive.

MERCATI VERTICALI - La protezione per i parchi solari
Una soluzione di grande interesse per i parchi solari è rappresentata dai sensori perimetrali basati su tecnologia a campo elettromagnetico o geosismico. Questi sistemi sono composti da cavi e moduli interrati in grado di rilevare il passaggio e i movimenti di persone e veicoli su diversi tipi di terreno, dal prato alla ghiaia, fino all’asfalto e al cemento.

Generalmente installati a una profondità di 60-80 cm, operano in un ambiente stabile che li rende immuni alle variazioni climatiche e pienamente compatibili con le attività di cantiere e di manutenzione. Ogni modulo e tratto di cavo può essere tarato in modo differenziato in base alle esigenze specifiche, settorizzato per identificare il punto di intrusione con elevata precisione (fino a 1 m) e in grado di riconoscere le diverse tipologie di target, come persone, animali, autoveicoli e mezzi pesanti.

Essendo completamente interrati e quindi invisibili, questi sensori non possono essere facilmente individuati o sabotati, garantendo così un’elevata efficacia operativa e un significativo effetto sorpresa nei confronti dei malintenzionati.

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