Progettare correttamente un impianto di cogenerazione: i criteri che fanno la differenza

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La cogenerazione rappresenta una tecnologia consolidata per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i costi di esercizio, ma non basta sapere come funziona per progettare un impianto efficace.

Il vero valore di un progetto nasce dalla capacità di analizzare correttamente i profili di consumo, dimensionare l’impianto sulle reali esigenze dell’utenza e valutare il ritorno economico dell’investimento.

Di questi temi si è parlato nel webinar gratuito “Progettare correttamente un impianto di cogenerazione – Dai profili di consumo ai casi reali, passando per dimensionamento e incentivi“, organizzato il 23 settembre 2026 dalla redazione di Transizione Energetica in collaborazione con 2G Italia Srl. A condurre l’incontro, insieme al giornalista Loris Frezzato, Alberto Icardi, Sales Manager di 2G Italia.

Il dimensionamento parte dai dati

Il punto centrale dell’intervento è che la taglia di un cogeneratore non si sceglie in base alla potenza massima desiderata, ma al carico che si può coprire in modo continuo.

Quattro i criteri indicati: la domanda trainante (stabilire se il fabbisogno di riferimento è termico o elettrico), le ore annue di funzionamento (sotto le 4.000-5.000 ore/anno ammortamento e manutenzione assorbono gran parte del risparmio atteso), il rischio di sovradimensionamento (sotto il 60-70% della potenza nominale l’efficienza cala e aumenta l’usura) e la continuità del carico, da verificare con almeno 12 mesi di misure orarie.

In sintesi: la taglia giusta non è la più alta, ma quella che lavora più ore, usa davvero il calore recuperato e garantisce continuità di esercizio.

Gli incentivi: i Certificati Bianchi

Sui Titoli di Efficienza Energetica, Icardi ha ricordato i requisiti d’accesso per gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento (CAR): 10 anni di riconoscimento per le unità entrate in esercizio dopo il 6 marzo 2007, che diventano 15 se abbinate a una rete di teleriscaldamento.

Il meccanismo, regolato dal DM 5 settembre 2011, riconosce un certificato per ogni tonnellata equivalente di petrolio (TEP) risparmiata, ritirato dal GSE a un prezzo attualmente di circa 250 €/TEP.

Tre casi reali

Il webinar ha ripercorso tre applicazioni concrete. Nel primo, un impianto natatorio a Flero (BS) affiancato da 2G e Bauidee ha sostituito la gestione a caldaia tradizionale con un sistema a serbatoio di accumulo stratificato, alimentato da pompa di calore e cogeneratore e gestito via software: risultato, un consumo di gas sceso da circa 89.000 a 66.000 Smc e un consumo elettrico da 266.000 a 157.000 kWh, per un taglio di circa un terzo dei consumi energetici complessivi (da 124 a 84 TEP).

Nel secondo caso, l’azienda agroalimentare Faccia F.lli ha installato nel 2022, con il supporto di AstiEnergy, un cogeneratore da 354 kWe: -40% di energia primaria (circa 920 MWh/anno), 280.000 €/anno di risparmio economico e un ritorno dell’investimento sotto i tre anni.

Il terzo caso guarda al futuro: lo Stadtwerk Haßfurt, in Germania, ha realizzato quella che viene descritta come la prima rete locale a zero CO₂ alimentata da elettricità rigenerativa, con un sistema power-to-gas (elettrolizzatore PEM da 1,25 MW) che produce idrogeno per alimentare un cogeneratore 2G, garantendo fino a 15 ore di autonomia grazie allo stoccaggio.

Non esiste una soluzione valida per tutti

Le conclusioni del webinar hanno ribadito un principio guida: ogni progetto va costruito a partire dai dati storici di consumo, dal profilo dei carichi e dall’effettivo utilizzo di calore ed energia elettrica, integrando l’impianto nel contesto esistente – scommettendo, al tempo stesso, sul futuro della cogenerazione verso i carburanti a zero emissioni.

 

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