Gestire la sicurezza di un evento olimpico è, per definizione, una prova estrema. Farlo in un contesto non concepito per lo sport, ma per grandi manifestazioni fieristiche, aggiunge una complessità maggiore. È ciò che accade a Fiera Milano, chiamata a ospitare diverse competizioni dei Giochi Olimpici Invernali 2026 all’interno di 4 padiglioni ripensati e riconfigurati dopo oltre 2 anni di lavori. Una sfida che, come spiegano Stefano Bargellini, Strategic Security Advisor per il polo espositivo, e Daria Miriam Re, Head of Games Security per Fondazione Milano Cortina 2026, rappresenta un banco di prova unico nel panorama internazionale dei grandi eventi.
Una città nella città
«Noi siamo una città a tutti gli effetti – afferma Bargellini – Una città che ha infrastrutture, servizi, viabilità interna, ristorazione, presidi sanitari. Ma dove, ogni tre o quattro giorni, cambia completamente tutto: allestimenti, espositori, pubblico e così via». Questa dinamicità porta con sé criticità simili a quelle di un grande centro urbano. Eventi come Artigiano in Fiera o Eicma generano un flusso di viabilità che può arrivare fino a 130.000 visitatori al giorno, con problematiche che spaziano dai furti alle truffe, dai malori alle emergenze sanitarie.
È dunque evidente che una massa di visitatori di questa entità richieda una gestione integrata, e, proprio per questo motivo, la partnership strutturata tra pubblico e privato è oggi uno dei pilastri del modello Fiera Milano. «Sarebbe follia pensare di gestire tutto solo con la sicurezza privata – sottolinea Bargellini – La base del nostro modello è dunque una collaborazione pubblico-privato strutturata, che permette interventi rapidi e coordinati».
Pronti a qualsiasi tipo di minaccia
Tra i rischi, due minacce emergono nettamente. La prima è il cyber attacco, capace di paralizzare sistemi informativi, procedure di accesso, segnalazioni e monitoraggi. In un contesto ad alta concentrazione di pubblico e con dispositivi tecnologici critici, l’impatto sarebbe immediato e potenzialmente devastante. Per questo – spiega Bargellini – la collaborazione di Fiera Milano con la Polizia Postale avviene in maniera preventiva e continua, nel quadro del protocollo CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche). Il monitoraggio dello scenario internazionale, lo scambio informativo e la capacità di reazione rapida diventano elementi vitali.
La seconda minaccia riguarda il terrorismo, nelle sue diverse declinazioni: dall’attentatore solitario a operazioni coordinate volte a colpire luoghi ad alta visibilità. Da qui l’adozione di un modello di sicurezza “aeroportuale”: «Abbiamo portato un modello aeroportuale in una fiera – spiega Bargellini – Controlli ai varchi, scanner, metal detector e un’infrastruttura di videosorveglianza integrata in una centrale operativa mista garantiscono un monitoraggio costante».
Elemento distintivo del modello Fiera Milano è la presenza continuativa di una tenenza dei carabinieri all’interno del polo fieristico. Pattuglie che operano giorno e notte garantiscono un presidio costante in un contesto che, soprattutto nelle fasi di allestimento, può ospitare fino a 10.000 lavoratori temporanei provenienti da realtà molto eterogenee.
Accanto alla componente di ordine pubblico – precisa Bargellini – la prefettura ha sottoscritto tre protocolli per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e la verifica delle formazioni. In questo modo, la sicurezza “ordinaria” si intreccia con quella “straordinaria”, creando un modello che integra legalità, prevenzione e intelligence operativa.
Complessità diffusa su più province
Il quadro si amplifica ulteriormente quando si parla di un evento, come i Giochi Olimpici Invernali, che per sua natura è già più complesso nell’organizzazione proprio per la caratteristica di essere un “evento diffuso”. «Mai nella storia olimpica un evento è stato così diffuso e così diverso da provincia a provincia» osserva Daria Re. La sicurezza dei giochi di Milano Cortina coinvolge infatti 9 prefetture, 9 questure e 2 province autonome, distribuite fra pianura e aree montane. Le venue che ospitano le gare sono distanti tra loro, i flussi di atleti e visitatori complessi, le logiche operative eterogenee. La cerimonia inaugurale, a San Siro, avrà luogo mentre alcune gare saranno già in corso nelle location alpine, gestite con cerimonie parallele (“capsule”) per garantire la partecipazione degli atleti in tutto il territorio interessato dalle competizioni.
«Nell’organizzazione e nella gestione di un evento mai così complesso, la fiducia è stata il vero fattore abilitante» afferma Re. Relazioni costruite negli anni tra comitati organizzatori, prefetture, forze dell’ordine e stakeholder territoriali hanno permesso di superare le diffidenze iniziali, soprattutto nelle province più piccole, all’inizio disorientate da modelli operativi non tradizionali e spesso molto lontani dai propri.
Il cuore della sicurezza olimpica
Il modello operativo olimpico si basa sul GSCC (Games Security Command Center), un’unica centrale che coordina tutte le operazioni su scala nazionale. Qui convergono rappresentanti delle forze di polizia, vigili del fuoco, protezione civile, enti locali e trasporti.
Accanto al GSCC operano i VSCC (Venue Security Command Center), vere e proprie “centrali periferiche” che replicano la logica applicata a Fiera Milano: pubblico e privato lavorano fianco a fianco, condividendo informazioni e responsabilità. «Il dirigente dell’ordine pubblico siede accanto al venue security manager. Non è la logica del comando verticale, è la logica della sala operativa condivisa» aggiunge Re.
Sicurezza condivisa: un paradigma per il futuro
La complessità logistica e territoriale dei Giochi Olimpici e Paralimpici 2026 – mai così articolati nella storia del movimento olimpico – lascia in eredità un modello sperimentale che potrebbe diventare un riferimento per i grandi eventi futuri.
Un modello basato su:
- integrazione reale tra pubblico e privato;
- centrali operative miste;
- formazione e linguaggio condiviso;
- procedure standardizzate e replicabili;
- cooperazione interforze strutturata;
- interoperabilità informativa;
- presidio cyber avanzato.
Come sottolineano Bargellini e Re, il valore più grande del progetto non risiede solo nelle tecnologie o nelle procedure utilizzate, ma nelle relazioni costruite. «La vera forza non è la tecnologia. È la qualità delle relazioni che siamo riusciti a costruire» riflette Re. Bargellini conferma: «La fiducia, poi, non si improvvisa. Si costruisce lavorando insieme, giorno dopo giorno. E, quando funziona, permette di fare cose che da soli sarebbero impossibili».
Il modello Fiera Milano, e la sua applicazione nel contesto olimpico, mostra come la sicurezza non sia solo un insieme di dispositivi o protocolli, ma un complesso ecosistema, fatto di persone, competenze e cooperazione. Un laboratorio da cui, nei prossimi anni, potrebbero nascere nuovi standard applicabili a tutto il sistema italiano della sicurezza degli eventi.
Uno degli aspetti più delicati per le istituzioni italiane è stata la gestione degli accrediti. «Agli occhi dello standard olimpico l’accredito vale più della qualifica – ricorda Re – Proprio per questo, un ministro senza accredito non entra. Nemmeno un poliziotto in servizio entra, senza accredito. È un ribaltamento culturale enorme». Gli asset prioritari da proteggere, infatti, nell’ottica olimpica, non sono le autorità politiche, bensì atleti e broadcaster, perché sono gli elementi essenziali alla stessa esistenza dei Giochi. Una logica molto distante dal protocollo istituzionale italiano, che ha richiesto formazione, incontri e un allineamento metodologico progressivo.