Idrogeno: i numeri della filiera italiana

Condividi
idrogeno

Idrogeno: oltre un terzo delle imprese italiane vanta almeno un brevetto. E la metà sviluppa soluzioni ad alto livello di maturità tecnologica. Inflazione e shock energetico generano nuove opportunità.

H2IT (Associazione italiana idrogeno), la Direzione Studi e Ricerche e l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo hanno presentato l’Osservatorio sul settore idrogeno in Italia. Dal report si evince che per le aziende della filiera il 2022 è stato un anno di crescita. Il potenziale di sviluppo è tuttavia ancora alto e può essere colto attraverso la formazione di personale qualificato. Ma anche tramite un quadro normativo chiaro e l’accelerazione degli investimenti infrastrutturali e di supporto alla domanda.

 

La filiera italiana dell’idrogeno

L’idrogeno è un vettore energetico fondamentale per raggiungere gli obiettivi di transizione e sicurezza energetiche voluti dall’UE e dall’Italia E la filiera italiana, sebbene ancora giovane, è già innovativa, tecnologica e in crescita. E le imprese italiane hanno grande voglia di investire e collaborare per diventare leader nel Vecchio Continente.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dalla seconda edizione dell’Osservatorio H2IT: I numeri sul comparto idrogeno italiano. Il report è stato realizzato congiuntamente dalla Direzione Studi e Ricerche e l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo. L’analisi ha preso in esame le imprese associate a H2IT che rappresentano tutta la catena del valore dell’idrogeno dalla produzione fino agli usi finali.

 

Distribuzione delle imprese del campione per classe di età dell’attività nell’idrogeno (valori %)


Investimenti = Innovazione

La parola d’ordine per descrivere la filiera rappresentata è investimenti. Nel PNRR sono stati stanziati 3,64 miliardi di euro proprio per sviluppare il comparto, ma sono soprattutto gli investimenti privati a spingere la crescita. Lo si evince da alcuni dati.

  • Il 65% delle aziende ha chiuso il 2022 con una crescita degli investimenti sull’idrogeno.
  • Il 70% degli investimenti sono finanziati attraverso fondi propri, mentre il 22% è coperto da fondi europei, nazionali o regionali.
  • Ben il 71% indica la ricerca e sviluppo come strategia d’investimento prioritaria, davanti alla formazione e all’assunzione di nuove risorse (58%).
  • Sempre il 71% delle imprese ha un centro di ricerca interno dedicato all’idrogeno (che è cruciale per gran parte delle aziende). Questa percentuale è destinata a salire al 78% nei prossimi anni.

Gli investimenti in molti casi si traducono in innovazioni e brevetti. Negli ultimi cinque anni, infatti, oltre 1 azienda su 3 (36%) ha ottenuto almeno un brevetto o è in procinto di farlo. Questa percentuale sale all’85% tra chi si occupa di produzione. È alta la correlazione tra investimenti e innovazione. La metà delle imprese intervistate ritiene infatti di aver raggiunto un alto livello di maturità tecnologica nell’idrogeno.

 

Incidenza del fatturato H2 e degli Investimenti H2 in Italia per classe dimensionale (valori %)

 

È alta poi la partecipazione a bandi. Più della metà (56%) ha partecipato a bandi europei, ottenendo finanziamenti nel 65% dei casi (un altro 20% è in attesa dell’esito). Quelli più partecipati sono stati i bandi Horizon 2020 – Horizon Europe, FCH JU e Clean Hydrogen Partnership. A livello nazionale, invece, il 51% ha partecipato ai bandi del PNRR, mentre il 33% è coinvolto nell’iniziativa IPCEI.

 

L’andamento della filiera idrogeno

In termini di fatturato, il 2022 si è chiuso nel complesso con segno positivo per il 71% delle imprese. E il 58% ha incrementato il giro d’affari dell’attività dedicata all’idrogeno, con aspettative di ulteriore crescita nel prossimo futuro.

Per circa la metà del campione (45%), il coinvolgimento nel mercato dell’idrogeno non è pregiudicato dal contesto di crisi energetica attuale. Ma c’è di più. Il 35% scorge in questa situazione nuove opportunità di business e sta quindi accelerando gli investimenti. In altre parole, è vero che l’incertezza generale aumenta. Ma il particolare contesto attuale potrebbe dare un’accelerazione decisiva verso la transizione energetica.

Per il 64% delle aziende le partnership interaziendali sono il modo migliore per crescere in ottica di innovazione collaborativa. Seguono poi le partnership con le Università (60%) e i tavoli di lavoro nazionali/internazionali (49%). Una cosa è sicura: non esiste innovazione senza un capitale umano adeguatamente formato. Per questo le aziende guardano sia alla formazione interna che alle nuove assunzioni.

«Tra shock energetico, inflazione e un contesto geopolitico complesso, tanti Paesi europei hanno interiorizzato la necessità di rendersi indipendenti sotto il profilo energetico. Puntando su fonti di approvvigionamento alternative, come l’idrogeno. – Ha dichiarato Alberto Dossi, Presidente di H2IT. – La filiera italiana è certamente giovane, ma è composta da tante realtà ambiziose, che non hanno paura di investire per fare vera innovazione.

 

Nota metodologica

L’indagine è stata svolta da metà settembre a fine dicembre 2022 dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con H2IT, sui soci dell’Associazione. Il campione di imprese dell’analisi preliminare conta 55 imprese, distribuiti uniformemente tra le varie classi di fatturato: micro, piccole, medie, grandi e grandissime imprese.

 

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

Ti potrebbero interessare

microcogenerazione

Zevio al centro della transizione: il futuro della microcogenerazione

ICI presenta il sistema SO-FREE: la piattaforma di cogenerazione “stack agnostic” che gestisce miscele variabili di gas, biogas e idrogeno fino al 100%

Partnership tra EDP ed Energa: firmato un PPA per fornire energia pulita all’azienda polacca

Un accordo di lungo termine tra Energa ed EDP Renewables fornirà alla utility polacca circa 600 GWh di energia rinnovabile all’anno, proveniente da un portafoglio multi-tecnologico che comprende impianti eolici e solari. La partnership tra i due leader del settore energetico garantisce stabilità e prevedibilità dei prezzi e contribuisce a mitigare la volatilità dell’attuale contesto di mercato.