Smart cities e AI, uno studio del REGI analizza vantaggi e rischi

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Se il futuro delle nostre città è quello di diventare sempre più smart, in un’ottica di costante miglioramento della qualità del nostro vivere, è anche vero che non possiamo esimerci dal passare in rassegna quelli che potrebbero essere gli scenari che si potrebbero delineare nel momento in cui l’intelligenza artificiale (AI) si legasse inscindibilmente allo sviluppo urbano.

Smart cities e AI, la ricerca commissionata dal REGI

Di questa tematica decisamente attuale si è occupato un recente studio realizzato per volere del REGI, la commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento Europeo. La ricerca mira ad indagare l’applicazione dell’AI all’interno del contesto urbano e si focalizza sugli impatti che l’utilizzo di quest’ultima potrebbe produrre sulla coesione all’interno delle aree urbane e tra di esse.

Dunque, se è vero che le aspettative di introduzione dell’AI all’interno delle “città intelligenti” sono molto alte, per gli indiscutibili miglioramenti che porterebbe alla qualità della vita dei cittadini e al quadro socioeconomico, essa non manca però di potenziali rischi, collegati principalmente alla sua capacità di raccogliere ed elaborare una gigantesca mole di dati, mettendo dunque a rischio la privacy con l’esposizione dei dati personali.

Città intelligenti e AI: come proteggersi dai rischi

Com’è allora possibile proteggersi da questi potenziali rischi? Da quanto emerge dallo studio, per mitigare i rischi e sfruttare al massimo il potenziale dell’IA, le autorità urbane devono garantire il rispetto di una serie di condizioni necessarie, che comprendono l’accesso ai dati, l’interoperabilità e i quadri giuridici, come pure elementi più immateriali, tra cui una struttura di Intelligenza artificiale e governance adeguata, la capacità amministrativa e le competenze pertinenti. Fondamentali saranno inoltre le politiche adottate dall’Unione europea, in grado di contribuire in modo decisivo all’adempimento di tali condizioni attraverso iniziative ad hoc e l’utilizzo di buone pratiche.

Il testo integrale dello studio è disponibile, in lingua inglese, qui.

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