Pnrr, Cer e storage: un’occasione mancata?

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Da un lato la fine delle misure di sostegno e una scarsa chiarezza del quadro normativo. Dall’altra una proroga per accedere ai fondi e un nuovo incentivo all’autoproduzione. Lo scenario italiano sull’accumulo è oggi caratterizzato da incertezza e confusione. E il mercato degli accumulatori è in pesante flessione, come emerge da uno studio di Ecocerved. Partendo proprio da questi dati, abbiamo intervistato Vito Zongoli, esperto del settore e Ceo di Senec, nel tentativo di fare un po’ di chiarezza

(Pnrr, Cer e storage: un’occasione mancata?)

L’assenza di misure specifiche a supporto degli impianti di accumulo (cosiddetto storage) residenziali ostacola l’efficienza del sistema energetico nazionale. Sostenere l’accumulo significa, infatti:

  • rendere più intelligente e resiliente la rete;
  • ridurre i costi;
  • garantire che l’energia prodotta da fonti rinnovabili venga realmente utilizzata;
  • evitare gli sprechi.

 

Senza la possibilità di accumulare energia prodotta:

  • non è possibile massimizzare l’autoconsumo;
  • non si può rendere le Comunità energetiche davvero efficaci;
  • diventa difficile contribuire a favorire la transizione energetica in tempi contenuti.

 

Vito Zongoli, Ceo di Senec – ph: albertofeltrin.com

Questi limiti e difficoltà sono stati confermati anche da un’analisi condotta da Cerved i cui i cui risultati sono disponibili per gli operatori che hanno partecipato alla raccolta dei dati. Fra questi c’è Senec, azienda che si piazza fra le prime posizioni nel settore dell’accumulo energetico a livello europeo. Per avere chiarezza su questo argomento dai contorni legislativi complessi e sempre dinamici, abbiamo raggiunto il suo amministratore delegato, Vito Zongoli, uno dei massimi conoscitori del comparto e dei suoi andamenti. Si parte dai numeri.

 

Dall’indagine del Cerved sul mercato fotovoltaico residenziale è stata pubblicata il 18 dicembre 2022 emerge che il mercato degli accumulatori per impianti fotovoltaici residenziali ha subito in questi ultimi anni, una drastica contrazione. Dopo una crescita a tripla cifra tra il 2020 e il 2022, il 2023 ha segnato un -33%, con una stima di ulteriore calo del -62% nel 2024. Una contrazione che si deve ricercare in una serie di fattori che la determinano. Tra gli ostacoli principali, Zongoli mette in primis la fine del Superbonus 110%, che ha lasciato un vuoto importante visto che, se da una parte ha incentivato l’adozione del fotovoltaico, ha anche generato confusione e aspettative poco chiare.

L’articolo completo sarà pubblicato sul prossimo numero di Transizione energetica.

 

 

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