Dalla nascita del “Progetto SINTESIS” negli anni ’80 fino alla donazione a Berlino, l’ing. Domenico Trisciuoglio ripercorre le tappe di un’innovazione che ha rivoluzionato la progettazione impiantistica nell’era pre-digitale.
Oggi siamo in un’epoca nella quale la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” sta progressivamente soppiantando tante attività e tantissime procedure. Abbiamo intervistato l’ing. Domenico Trisciuoglio, noto esperto del settore, che nel lontano 1980 ha avviato questo processo innovativo, realizzando il primo software impiantistico, ancora oggi utilizzato e che sovvertì, all’epoca, il modo di progettare impianti.
Ingegnere Trisciuoglio, lei il 16 aprile è stato invitato a Berlino per donare all’Archivio Storico una sua opera di grande importanza nel mondo degli impianti. Vuole parlarci un po’ di lei, delle sue esperienze e di cosa tratta la sua opera?
«Si, certamente. E’ una storia iniziata, nel 1980, quando ancora non esistevano i Personal Computer e, per fare i calcoli, si adoperavano ancora le calcolatrici. Mi ero laureato con lode in ingegneria elettrotecnica all’Università Federico II e tutti pensavano che avrei proseguito sulla scia di mio padre, professore universitario. Ma avevo bisogno d’altro per cui, pochi mesi dopo la laurea, feci domanda di assunzione alla Siemens di Milano, con sede in Via Fabio Filzi, dove iniziai a lavorare il 4 febbraio del 1980, nel reparto “impianti. Il periodo di “addestramento” fu brevissimo e, dopo pochi mesi, fui inviato a Cisterna di Latina dove era in fase di realizzazione lo stabilimento Unilever per la produzione dei “sofficini”. Il mio compito era quello di progettare, direttamente sul posto, tutti gli impianti elettrici e d’automazione, con linee di produzione interamente automatiche. Nel 1980, ricordo, i PC erano da poco entrati sul mercato e, sembrerà strano, io facevo tutti i calcoli con semplici calcolatrici. Con cadenza mensile veniva in cantiere, direttamente dall’Olanda, un ingegnere che controllava e verificava l’esattezza dei miei calcoli e quindi dava l’OK alla realizzazione di quella parte di impianto. Questa mia attività di calcolo di algoritmi per la catena di produzione totalmente automatica era sfibrante ma, a dire il vero, mi consentì anche di fare una grande esperienza sul tema».
Come e quando nacque il suo “Progetto SINTESIS”?
«Ultimata l’esperienza sul cantiere e visto “nascere” il primo “sofficino” tornai in sede proprio quando sulle scrivanie dei colleghi erano arrivati i primi Personal Computer: infatti, a volerli fortemente introdurre, era arrivato anche un nuovo dirigente, direttamente dalla Germania, un uomo con ampie vedute che aveva già innovato la sede operativa con software amministrativi di elevata affidabilità. In maniera del tutto inaspettata fui quasi subito convocato dalla sua segreteria perché desiderava parlarmi… la sorpresa fu enorme essendo in azienda solo da pochi anni… ma tutto mi sarei aspettato, tranne quanto in realtà mi richiese».
Cosa le chiese?
«Dopo un brevissimo preambolo su quanto gli avevano detto sul mio conto i miei diretti superiori, mi chiese all’improvviso: “Trisciuoglio, lei sa adoperare un computer?”. Gli risposi che conoscevo i computer ma non li avevo mai adoperati né conoscevo i sistemi per programmarli. E lui, di risposta: “so che lei ha maturato una grande esperienza in cantiere e che ha sviluppato migliaia di calcoli per il dimensionamento di impianti complessi; noi dobbiamo creare un software che faccia tutti i calcoli sul dimensionamento degli impianti, che sia interattivo e che consenta di progettare impianti estesi e con centinaia di quadri elettrici”. Gli risposi semplicemente: “Se lei mi dà una Software House a disposizione, io le realizzo il miglior software del mercato”. Dopo un mese ero al lavoro, con un softwarista tedesco molto valido: io scrivevo gli algoritmi e lui li traduceva in linguaggio BASIC. Lavorammo intensamente per un anno e mezzo quasi sempre a Monaco di Baviera ma non mancarono incontri anche in Italia. Fu un lavoro massacrante perché gli algoritmi che scrivevo erano piuttosto complessi, vista la materia trattata e i casi che potevano generarsi erano pressoché infiniti. Decisi di chiamarlo “Progetto SINTESIS”, perché era una sintesi di infinite variabili per realizzare un progetto d’impianti; quando, dopo un anno e mezzo, lo completai, fu distribuito ad oltre 1000 ingegneri sul territorio nazionale attraverso 22 convegni in tutta Italia: era costituito da un cofanetto contenente 3 volumi di teoria sui calcoli impiantistici e 5 floppy disk; scelsi come copertina il colore azzurro, come, quasi sempre, il cielo di Napoli. Fu un grandissimo successo al punto che, in manifestazioni ufficiali, fu riconosciuto come il migliore in assoluto tra i vari esistenti sul mercato».
E quella fu l’unica stampa?
«No! Per nulla!… il pacchetto fu distribuito gratuitamente, in 22 Convegni tenuti in tutta Italia nel 1986, ad un numero limitato di tecnici; ma, quando si ebbe sul campo la certezza che il programma era davvero molto valido e quindi estremamente affidabile, tutti coloro che ne erano restati esclusi reclamarono perché ritenevano ingiusto un trattamento diverso. Intanto il direttore era cambiato ed il nuovo direttore pose, giustamente, un ostacolo alla ristampa del software sottolineando che l’Azienda non poteva omaggiare il cofanetto a tutti. Trovò quindi una alternativa nel proporre alla società editoriale Tecniche Nuove di Milano di veicolare direttamente il cofanetto sul mercato con un suo costo concordato. Mi fu dato quindi l’incarico di rielaborare il software e i 3 volumi tecnici aggiornando il tutto al passo con le norme tecniche, nel frattempo cambiate. Questa volta, trattandosi di semplici aggiornamenti e ampliamenti, il nuovo software fu pronto dopo soli 8 mesi e fu edito nel 1990. Tecniche Nuove lo realizzò, con un cofanetto blu e 7 floppy, essendo comunque molto ampliatosi. All’atto della trattativa finale, l’editore, Giuseppe Nardella, chiese chi fosse l’autore del software e dei 4 volumi. Gli fu detto che il tutto era stato sviluppato da Siemens ma Nardella, scherzosamente ma ligio alle prerogative editoriali, rispose che necessitava del nome di chi avesse materialmente scritto i volumi ed il software».
E cosa avvenne?
«Avvenne che fui convocato dal dirigente per definire i “diritti d’Autore”. Poiché i rapporti con Siemens erano ottimi ed avevo scritto gli algoritmi in un rapporto preesistente, non sollevai obiezioni e cedetti i miei diritti d’autore alla Siemens; il mio nome comunque campeggia sul cofanetto e su tutti i 4 volumi dell’opera come autore della stessa».
Perché ha donato le sue opere a Berlino e non a Napoli?
«Nel 1993 lasciai Siemens, Milano e la Germania per trasferirmi definitivamente a Napoli dove da 33 anni ha sede il mio studio. Ho lavorato tantissimo a Napoli e molto anche in altre parti del mondo. Avrei tanto voluto donare queste mie opere alla mia città natale ma, nonostante ciò che ho fatto a Napoli e per Napoli, sembra che a nessuno interessi custodire e valorizzare l’opera di un napoletano che ha portato in alto il nome della Città».