Come si fa la misura della corrente di dispersione?

Condividi

Misurare e gestire le correnti disperse è essenziale in un impianto, per poter diagnosticare interventi intempestivi dei differenziali o anomalie di isolamento e individuare le utenze più critiche. Lo strumento ad hoc per queste attività è la pinza amperometrica per correnti di dispersione che permette di verificare l’entità delle correnti disperse durante il normale funzionamento dell’impianto, senza interrompere il circuito.

La misura della corrente dispersa è una delle veri­fiche più utili quando un impianto presenta inter­venti intempestivi dei differen­ziali, anomalie di isolamento o comportamenti difficili da indivi­duare con le sole prove a impian­to disalimentato. La pinza per correnti di dispersione consente di effettuare la misura durante il normale funzionamento, senza interrompere il circuito e senza scollegare i carichi.

Sicurezza durante la misura

La misura deve essere eseguita secondo le procedure di sicurez­za previste per i lavori elettrici. Infatti, il fatto che la pinza con­senta di evitare il contatto diret­to con i conduttori non elimina il rischio legato a un quadro in tensione e pertanto è necessa­rio attenersi alle indicazioni della Norma CEI 11-27.

Misura sul conduttore di protezione

Il metodo più diretto consiste nell’abbracciare con la pinza il solo conduttore PE della linea o dell’apparecchiatura. La lettura rappresenta la corrente che sta percorrendo quel conduttore ver­so terra. La tecnica è utile per ve­rificare la corrente dispersa com­plessiva di un apparecchio, di una linea o di un gruppo di utenze.

Misura differenziale su conduttori attivi

Un secondo metodo consiste nell’abbracciare contemporane­amente tutti i conduttori attivi del circuito. In un circuito mono­fase si comprendono fase e neu­tro; in un trifase invece le tre fasi e, quando presente, anche il neu­tro. Il PE deve rimanere fuori dalla pinza.

In condizioni ideali, la som­ma vettoriale delle correnti nei conduttori racchiusi è prossima a zero. Se una parte della corren­te ritorna attraverso un percorso diverso, compare uno squilibrio: questo valore rappresenta la cor­rente dispersa. La tecnica è parti­colarmente efficace per misurare la corrente differenziale residua a valle di un dispositivo differenzia­le. Permette anche di confrontare rapidamente diversi circuiti e in­dividuare quello che contribuisce maggiormente alla dispersione.

Come interpretare il valore misurato

Un criterio sulla sommatoria del­le correnti di dispersione verso terra che possono essere pre­senti durante il normale funzio­namento dei carichi a valle degli interruttori differenziali senza determinarne interventi intem­pestivi consiste nel verificare che la corrente normalmente disper­sa a valle del differenziale non sia superiore al 30% della corrente nominale del differenziale stesso.

Pertanto, il valore rilevato de­ve essere valutato in relazio­ne al tipo di impianto, ai carichi collegati e alle caratteristiche del dispositivo differenziale a monte. Un valore stabile e contenuto può essere fisiologico; un valore elevato, crescente nel tempo, for­temente variabile o concentrato su una singola utenza richiede in­vece un approfondimento.

Ricerca delle cause di correnti disperse

Quando la corrente complessiva­mente dispersa risulta elevata (e quindi può determinare l’inter­vento intempestivo del differen­ziale a monte), occorre individua­re le cause della dispersione. Si parte dal quadro generale e si misurano progressivamente i singoli circuiti, mantenendo per quanto possibile costanti le con­dizioni di funzionamento. Una volta individuata la linea più critica, si procede verso le singo­le utenze.

Risoluzione dei problemi

Se la dispersione è determi­nata da un deterioramento dell’isolamento di un’utenza, oc­correrà procedere con la ripara­zione del guasto (ad esempio so­stituendo l’utenza che presenta dispersione).

Se invece la dispersione è fisiolo­gica per le caratteristiche dell’im­pianto (presenza di inverter, alimentatori switching, ecc.), per evitare interventi intempestivi del differenziale, occorre innan­zitutto valutare se sia possibile sostituirlo con un altro di Idn su­periore e compatibile con le cor­renti disperse. Qualora questo non fosse pos­sibile (ad esempio per presenza di circuiti prese a cui collegare utenze mobili che richiedono ob­bligatoriamente differenziali da 30 mA come protezione aggiun­tiva contro i contatti diretti), sarà necessario suddividere il circui­to su più linee protette singolar­mente da un proprio differenzia­le. In questo modo si va a ridur­re la corrente dispersa che grava sul singolo differenziale evitan­done l’intervento intempestivo (e, al contempo, migliorando la selettività dell’impianto).

Errori da evitare

Il conduttore di protezione deve restare fuori dalle ganasce; di­versamente la corrente che ritor­na attraverso il PE viene compre­sa nella misura e il risultato non rappresenta più correttamente lo squilibrio dei conduttori attivi.

Ti potrebbero interessare