Ma è vero che… la resistenza di terra deve essere meno di 20 Ohm?

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resistenza di terra

La realizzazione di un impianto di messa a terra efficace rappresenta uno degli aspetti più importanti nella progettazione e installazione degli impianti elettrici.

Per l’installatore, il tema della resistenza di terra non si esaurisce nel rispetto dei limiti normativi, ma richiede una valutazione tecnica più ampia, orientata alla sicurezza reale e alla continuità di servizio. Non esiste un valore fisso di resistenza di terra valido per tutti gli impianti ma esistono metodi per calcolare il valore da non superare caso per caso.

Come noto, se l’alimentazione dell’impianto avviene in bassa tensione da contatore dell’ente distributore il sistema di distribuzione sarà del tipo TT: neutro a terra (T) presso la cabina pubblica e masse a terra (T) presso l’utente. Al contrario, se la fornitura avviene in media tensione il sistema utilizzato nella maggior parte dei casi è il TN: neutro a terra (T) in cabina e masse collegate allo stesso potenziale (N). Il valore di resistenza di terra massimo accettabile nei due casi è molto diverso.

Sistemi TT

Il riferimento normativo

Contrariamente a quanto spesso si pensa, le norme tecniche non impongono un valore massimo univoco della resistenza di terra. Per i sistemi TT il riferimento fondamentale è la CEI 64-8 che prescrive il coordinamento tra impianto di terra e dispositivo di protezione differenziale, espresso dalla relazione:

Dove:

  • RE è la resistenza di terra;
  • Idn è la corrente differenziale nominale più elevata tra i differenziali installati;
  • UL rappresenta la tensione limite di contatto (50 V in condizioni ordinarie o 25 V in ambienti particolari).

Questo approccio evidenzia un concetto chiave: la sicurezza non dipende da un valore assoluto, ma dal corretto coordinamento del sistema di protezione.

Il limite teorico e il limite reale

Applicando la formula a un impianto civile con differenziale da 30 mA, e ad un ambiente particolare (bagno con vasca o doccia) si ottiene un valore teorico di 25/0,03 pari a circa 833 Ω.

Nella pratica installativa, anche un singolo dispersore presenta una resistenza di terra molto inferiore quindi, negli impianti domestici, è facile soddisfare la disequazione di cui sopra. Al termine dei lavori è comunque necessario misurare il valore di RE e verificare che tutte le masse siano effettivamente collegate al PE.

Sistemi TN

Nei sistemi TN l’impianto di terra non serve per proteggere le persone dal guasto a terra lato bassa tensione ma dal guasto a terra della media tensione. In base al DM 37/08 art. 5 gli impianti TN devono essere progettati da professionista iscritto all’albo per cui occorrerà rispettare il valore massimo calcolato dal progettista secondo la norma CEI EN 50522 (CEI 99-3).

Il distributore comunica all’utente il valore di corrente di guasto a terra lato MT e il tempo di eliminazione del guasto, la CEI EN 50522 prevede una tensione massima in funzione del tempo e la resistenza di terra dovrà essere inferiore a UTp/IE dove:

  • UTp è la tensione di contatto ammissibile;
  • IE è la corrente di guasto a terra.

Nella pratica italiana (con rete MT gestita con neutro compensato) i valori di resistenza di terra risultanti si aggirano intorno al valore di 2 Ohm, molto inferiore al valore richiesto nel caso di impianti TT e difficile da ottenere.

Strategie per la riduzione della resistenza di terra

La resistenza di terra è fortemente influenzata da fattori ambientali e costruttivi:

  • resistività del terreno: terreni sabbiosi o rocciosi presentano valori elevati;
  • umidità: variazioni stagionali possono modificare sensibilmente la resistenza;
  • geometria del dispersore: lunghezza, profondità e configurazione (anello, picchetti, maglia);
  • connessioni: ossidazione e giunzioni non idonee aumentano la resistenza nel tempo

Quando i valori misurati non sono soddisfacenti, l’installatore può intervenire con diverse soluzioni: aumento del numero di dispersori (i dispersori verticali aggiuntivi per essere efficaci devono essere distanti almeno 5 volte la loro profondità di infissione); maggiore profondità di infissione; realizzazione di dispersori ad anello; utilizzo di corde o trecce in rame nudo; trattamento del terreno con materiali a bassa resistività (in casi specifici). È fondamentale adottare soluzioni che garantiscano stabilità nel tempo, evitando interventi temporanei o poco duraturi.

Conclusioni

La resistenza di terra non può essere ridotta a un semplice valore numerico da rispettare. È il risultato di una progettazione attenta, di una corretta esecuzione e di una verifica accurata. Il valore di riferimento di 20 Ohm è retaggio di un vecchio decreto non più in vigore da anni emanato quando non erano ancora diffusi gli interruttori differenziali, tale limite non è più valido: in base al tipo di impianto può essere troppo alto oppure troppo basso, dimentichiamolo una volta
per tutte.

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