L’intelligenza artificiale rende la videosorveglianza più evoluta, ma introduce anche nuove vulnerabilità: adversarial attacks, deepfake, necessità di aggiornare e manutenere nel tempo telecamere e NVR.
L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente la videosorveglianza. Una telecamera oggi può distinguere persone e veicoli, analizzare comportamenti e generare allarmi molto più precisi rispetto ai sistemi tradizionali. Ma più aumenta l’intelligenza dell’impianto, più cambiano anche le modalità con cui può essere attaccato.
Accanto ai classici problemi di cybersecurity, come password deboli, firmware non aggiornati e dispositivi esposti su Internet, stanno infatti emergendo minacce pensate specificamente per mettere in difficoltà gli algoritmi di analisi video.
Quando l’AI vede qualcosa che non c’è
Una delle tecniche più interessanti è quella degli adversarial attacks, attacchi progettati per confondere un algoritmo senza necessariamente compromettere informaticamente la telecamera. Un determinato pattern applicato a un indumento, un oggetto o un veicolo può alterare il modo in cui l’intelligenza artificiale interpreta l’immagine. La persona continua a essere perfettamente visibile a rischiun essere umano, mentre l’algoritmo può non riconoscerla correttamente o classificarla in maniera diversa.
Questo introduce una distinzione importante: una telecamera può continuare a vedere perfettamente mentre il sistema che interpreta quelle immagini può sbagliare. I produttori lavorano continuamente per rendere gli algoritmi più robusti, ma per l’installatore il messaggio è chiaro: l’analisi video non deve essere considerata infallibile.
Per questo, soprattutto negli impianti di sicurezza, è importante ragionare sull’integrazione di più tecnologie. Analisi video, sensori tradizionali, termici o altri sistemi di rilevazione possono fornire informazioni differenti sullo stesso evento, evitando di affidare tutto a un unico algoritmo.
I deepfake
Un secondo fenomeno destinato ad avere conseguenze sulla videosorveglianza è quello dei deepfake. La prima preoccupazione potrebbe essere immaginare qualcuno capace di sostituire una registrazione autentica con un filmato artificiale. Esiste però un problema più sottile: più diventano credibili i contenuti generati artificialmente, più diventa facile mettere in discussione quelli autentici. Una registrazione reale potrebbe essere contestata semplicemente sostenendo che sia stata manipolata.
Per questo stanno assumendo sempre maggiore importanza i sistemi capaci di certificare l’integrità delle registrazioni. Watermark digitali, firme crittografiche e altre tecnologie di autenticazione possono consentire di verificare che un filmato non sia stato modificato dopo essere stato acquisito. Quando disponibili, queste funzioni non dovrebbero quindi essere considerate semplici caratteristiche accessorie del prodotto.
Cybersecurity dopo l’installazione
La protezione parte comunque dalle regole fondamentali. La rete TVCC dovrebbe essere separata, quando possibile, dal resto dell’infrastruttura del cliente. Le password predefinite devono essere eliminate, ogni dispositivo dovrebbe avere credenziali robuste e i servizi non necessari andrebbero disabilitati. Ma il punto più importante arriva dopo il collaudo.
Un moderno NVR è ormai molto più vicino a un computer che al vecchio concetto di videoregistratore. Ha un sistema operativo, utilizza servizi di rete, gestisce database, esegue software e sempre più spesso elabora algoritmi di intelligenza artificiale. E un computer non può essere installato e dimenticato per cinque anni. Firmware e software devono essere mantenuti aggiornati. Anche il funzionamento dell’analisi video dovrebbe essere verificato periodicamente: un aumento insolito dei falsi allarmi o eventi evidenti che improvvisamente non vengono più rilevati meritano attenzione.
La manutenzione diventa quindi parte integrante della cybersecurity dell’impianto. Ed è anche un’opportunità professionale per l’installatore: non limitarsi a vendere telecamere e registratori, ma proporre un servizio continuativo che comprenda aggiornamenti, controlli, verifica delle configurazioni e supervisione dello stato del sistema.
L’IA non elimina il metodo
L’intelligenza artificiale rende la videosorveglianza più efficace, ma non rende automaticamente sicuro un impianto. Anzi, aggiungendo software, algoritmi e connettività, introduce nuove variabili che devono essere comprese e gestite. La risposta non richiede necessariamente tecnologie complicate. Servono reti progettate correttamente, credenziali sicure, aggiornamenti, sistemi di autenticazione delle registrazioni quando disponibili e manutenzione continua.
Soprattutto serve un cambio di prospettiva. Un NVR non è più semplicemente un registratore e una telecamera IP non è più semplicemente una telecamera. Sono dispositivi di rete che fanno parte di un sistema informatico. E quando iniziamo a considerarli in questo modo, cambia anche il lavoro dell’installatore: non basta più consegnare un impianto funzionante il giorno del collaudo. Bisogna fare in modo che continui a esserlo anche negli anni successivi.
