All’Heat Pump Day 2026, promosso da Assoclima, un confronto sulle prospettive economiche delle pompe di calore, gli investimenti nella filiera e gli obblighi europei sulla cybersicurezza e sull’intelligenza artificiale.
Il mercato delle pompe di calore continua a crescere, ma per sfruttarne pienamente le potenzialità bisogna rendere questa tecnologia più conveniente per gli utilizzatori, favorire gli investimenti della filiera e prepararsi alle nuove regole europee sulla sicurezza dei prodotti connessi. Le prospettive di crescita sono interessanti anche per l’industria italiana, ma per sostenerle bisogna creare condizioni economiche più favorevoli alla diffusione delle pompe di calore e preparare la filiera alle nuove regole europee sui prodotti connessi. Sono i temi affrontati all’Heat Pump Day 2026, promosso da Assoclima, con un confronto sulle opportunità per produttori e filiera, sui nuovi modelli di finanziamento e sugli obblighi normativi legati alla crescente digitalizzazione degli impianti.
I segnali sono incoraggianti. L’Italia è il secondo Paese europeo per pompe di calore vendute e, tra il 2019 e il 2025, le vendite sono aumentate del 145%. Le previsioni per l’anno in corso indicano un’ulteriore crescita del 15-18%. Le prospettive di sviluppo ci sono: a oggi solo il 9% delle abitazioni usa prevalentemente pompe di calore per riscaldarsi, una quota che potrebbe raggiungere il 35% entro il 2040 nello scenario di maggiore elettrificazione.
La convenienza economica resta però uno dei principali aspetti su cui intervenire per favorirne la diffusione. L’attuale struttura delle bollette penalizza infatti l’elettricità rispetto al gas, riducendo parte dei benefici ottenuti grazie alla maggiore efficienza. La differenza la si vede nei costi per il riscaldamento: sostituendo una caldaia con una pompa di calore, l’energia acquistata può diminuire del 72%, mentre la spesa si riduce soltanto del 23%, anche per effetto degli oneri fiscali e tariffari.
“Per accelerare la diffusione delle pompe di calore – ha spiegato Nicolò Serpella, responsabile Scenario Energy & Utility di TEHA Group (The European House – Ambrosetti) – bisogna intervenire sulle condizioni che ne determinano la convenienza. Servono tariffe elettriche più favorevoli, maggiore stabilità delle regole e formule di finanziamento capaci di trasformare i risparmi energetici futuri in investimenti sostenibili, senza dipendere continuamente dagli incentivi pubblici”.
Le opportunità riguardano anche nuovi servizi digitali, monitoraggio delle prestazioni, manutenzione predittiva e modelli commerciali basati sull’energia effettivamente fornita. Una prospettiva che porta però nuove responsabilità per produttori e filiera.
“La sicurezza IT deve essere considerata già durante la progettazione – ha spiegato Marco Carleo, dell’area Relazioni istituzionali e tecnica di ANIMA Confindustria – e i fabbricanti dovranno valutare i rischi, conoscere i componenti digitali dei propri prodotti e garantirne la gestione delle vulnerabilità anche dopo la vendita”. Il riferimento è al Cyber Resilience Act, pienamente applicabile dall’11 dicembre 2027.
Il quadro normativo per produttori e integratori di questi sistemi, è però più esteso e continua a evolversi. Agli obblighi sulla cybersicurezza si aggiungono quelli previsti dal Data Act e dall’AI Act, che riguardano l’accesso ai dati, che deve essere by design e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Le disposizioni sono tante, cambiano, si associano e per i costruttori diventa sempre più difficile capire quali si applicano ai propri prodotti e come rispettarle. Un percorso tortuoso che fa crescere la necessità di un supporto specialistico per orientarsi tra i diversi adempimenti.
“Una pompa di calore connessa deve essere valutata anche per i rischi legati al software, all’accesso ai dati e ai componenti forniti da terzi” ha spiegato Marco Cibien, Training & Sustainable Transition Manager di ICIM Consulting, Istituto di Certificazione Industriale per la Meccanica, che offre alle aziende servizi di consulenza e supporto tecnico per l’adeguamento normativo. Che ha aggiunto: “L’impiego dell’intelligenza artificiale richiede inoltre di verificare se il prodotto rientri nelle categorie soggette a obblighi aggiuntivi”.
