Oltre il progetto: competenze, innovazione e visione

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Dalla progettazione elettrica al BIM, fino alla formazione continua: Annalisa Marra, amministratore di ECD Engineering Consulting and Design, racconta come stanno cambiando il ruolo del progettista e le sfide della transizione energetica.

 

Nel settore elettrico la progettazione è sempre più un’attività di integrazione tra competenze, innovazione e capacità di coordinamento. Annalisa Marra, socio e amministratore di ECD Engineering Consulting and Design, ripercorre il suo percorso professionale e racconta come BIM, formazione continua e lavoro di squadra stiano ridefinendo il ruolo del progettista.

Qual è stato il percorso che l’ha portata a ricoprire la sua attuale posizione?

«Dopo la laurea in Ingegneria e l’Esame di Stato, un incontro quasi casuale con il Prof. Angelo Baggini, fondatore di ECD, si è trasformato in un’opportunità professionale che ha segnato il mio percorso: da quella prima collaborazione è iniziata un’esperienza che continua ancora oggi.

Parallelamente ho avuto la possibilità di collaborare in ambito universitario e di avvicinarmi al mondo della formazione e della divulgazione tecnica, attività che negli anni è diventata una parte importante del mio percorso professionale. Un’esperienza particolarmente significativa è stata quella maturata con il CEI, dove ho svolto per molti anni il ruolo di Segretario Tecnico Referente di diversi Comitati Tecnici, confrontandomi con progettisti, produttori, installatori, enti e istituzioni.

Oggi sono socia e amministratore di ECD. Qui il mio ruolo si è evoluto dal lavoro strettamente progettuale al coordinamento dei gruppi di lavoro, alla gestione dei rapporti con i clienti e allo sviluppo delle attività aziendali».

Qual è l’identikit dei vostri clienti e quali sono i servizi che offrite loro?

Revisione progettuale Annalisa Marra con il Prof. Ing. Giuseppe Cafaro

«IN ECD abbiamo sviluppato competenze nella progettazione elettrica ed energetica, nella consulenza specialistica, nella direzione lavori e nei collaudi, operando sia nel campo delle infrastrutture energetiche sia in quello degli impianti complessi per industria, sanità, ricerca e terziario. Operiamo sia in Italia che all’estero, affiancando committenti in contesti molto diversi tra loro.

Ogni progetto rappresenta una nuova sfida e richiede un approccio dedicato: non esistono soluzioni standard, ma un percorso che parte dall’analisi delle specificità dell’intervento fino alla ricerca della soluzione più adatta. I nostri clienti sono generalmente realtà che richiedono elevati livelli di affidabilità, continuità di servizio e integrazione tecnologica».

Com’è cambiato il modo di progettare negli anni con l’adozione del BIM e dei software di simulazione avanzati?

«La progettazione è diventata molto più integrata rispetto al passato. Oggi occorre coordinare una grande quantità di informazioni e garantire l’interazione tra discipline diverse. Ritengo che il BIM rappresenti un’opportunità importante. Richiede certamente un maggiore impegno iniziale e una maggiore strutturazione dei dati, ma nei progetti complessi consente di migliorare significativamente la qualità della progettazione.

Nella nostra esperienza, ad esempio nella progettazione di cabine primarie e di infrastrutture energetiche, la modellazione informativa permette di individuare interferenze e criticità già nelle prime fasi progettuali, riducendo problemi e varianti durante l’esecuzione dei lavori. Considero il BIM uno strumento che aiuta a governare la complessità crescente dei progetti moderni e che consente di prendere decisioni migliori, ridurre le interferenze e condividere in modo più efficace le informazioni con tutto il team di progetto».

Oggi si parla sempre più di elettri cazione dei consumi, pompe di calore, infrastrutture di ricarica e CER. Come impattano queste tecnologie sulla progettazione degli impianti elettrici odierni? C’è reale consapevolezza da parte dei committenti?

«L’elettrificazione dei consumi sta trasformando il modo di progettare gli impianti elettrici. Oggi gli edifici e gli impianti non sono più semplici utilizzatori di energia, ma diventano nodi attivi di una rete energetica distribuita. Oggi non progettiamo più semplicemente impianti elettrici, ma sistemi energetici nei quali produzione, accumulo, distribuzione e utilizzo dell’energia devono dialogare in modo sempre più intelligente. Pompe di calore, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo, infrastrutture di ricarica e Comunità Energetiche richiedono una progettazione più integrata e attenzione alla gestione dei flussi energetici, alla qualità dell’energia e all’affidabilità del sistema.

La consapevolezza dei committenti è cresciuta negli ultimi anni, anche se è ancora necessario accompagnarli nella comprensione delle opportunità e delle implicazioni tecniche di queste soluzioni».

C’è un progetto particolarmente sfidante di cui va fiera e che ci vuole raccontare?

«Uno dei progetti recenti di cui andiamo più fieri come ECD è sicuramente l’ampliamento del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia. ECD ha partecipato al team multidisciplinare di progettazione occupandosi della progettazione degli impianti elettrici, con particolare riferimento alle infrastrutture di alimentazione in alta e media tensione necessarie per supportare l’ampliamento del Centro e le nuove tecnologie installate.

ECD ha partecipato alla progettazione degli impianti elettrici e alla direzione lavori del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia

Abbiamo inoltre seguito la direzione lavori delle opere elettriche fino al collaudo finale. Una delle principali sfide è stata coniugare le esigenze di una struttura altamente tecnologica con la necessità di garantire la continuità operativa delle attività cliniche e di ricerca durante l’esecuzione dei lavori».

L’aggiornamento professionale è vitale in una professione come la sua…

«L’aggiornamento continuo è parte integrante della professione. L’attività svolta per molti anni nel CEI mi ha consentito non solo di seguire l’evoluzione normativa, ma anche di contribuire direttamente al confronto tecnico che porta all’elaborazione delle norme tecniche. Credo che il confronto continuo con colleghi, operatori del settore, produttori e istituzioni sia uno degli strumenti più efficaci per mantenere un aggiornamento realmente utile e concreto».

Il rapporto tra chi progetta e chi installa è fondamentale: lei cosa ne pensa?

«Progettisti e installatori sono partner dello stesso processo e dovrebbero essere considerati come tali. Il progetto migliore rischia di perdere valore se non è realizzabile in modo efficace, così come una buona esecuzione necessita di una progettazione chiara e condivisa. Gli errori più frequenti nascono spesso da una comunicazione insufficiente nelle fasi iniziali oppure dalla mancata condivisione delle criticità che emergono in cantiere. Un confronto tempestivo e trasparente consente quasi sempre di individuare soluzioni migliori e di evitare ritardi o incomprensioni».

Quali consigli darebbe a un giovane che vuole intraprendere la professione di progettista?

«Consiglierei innanzitutto di mantenere curiosità e voglia di imparare. Le competenze tecniche restano fondamentali, ma oggi la capacità di lavorare in gruppo, di comunicare efficacemente e di comprendere contesti multidisciplinari è sempre più importante. Allo stesso modo sarà necessario acquisire familiarità con gli strumenti digitali, la modellazione informativa e le tematiche legate alla transizione energetica. Il settore offre grandi opportunità a chi è disposto ad aggiornarsi continuamente e ad affrontare sfide tecnologiche sempre nuove».

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