Lo stato della qualità dell’aria in Europa

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Il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla qualità dell’aria 2026 presenta gli ultimi dati ufficiali sui livelli dei principali inquinanti atmosferici nel nostro continente. E confronta queste concentrazioni con gli standard UE di qualità dell’aria attuali e previsti per il 2030, nonché con i livelli guida basati sulla salute stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

Gli ultimi dati raccolti e analizzati sulla qualità dell’aria – si legge nel rapporto dell’EEAmostrano che gli standard dell’Unione europea sono stati rispettati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria in Europa per il particolato fine (PM2,5) e per il biossido di azoto. Tuttavia, in circa il 20% delle stazioni di monitoraggio, l’inquinamento atmosferico è ancora superiore agli attuali standard dell’Unione europea, soprattutto per il particolato più piccolo con un diametro pari o inferiore a 10 micron (PM10) , l’ozono troposferico e il benzo(a)pirene.

Inoltre, secondo un documento informativo separato dell’Agenzia europea dell’ambiente, dal titolo “Affrontare l’inquinamento da ozono a livello del suolo in Europa”, l’ozono troposferico rappresenta una fonte di particolare preoccupazione. Il documento afferma, infatti, che i livelli di ozono a livello del suolo non sono diminuiti in modo significativo, nonostante la riduzione complessiva delle emissioni dei principali inquinanti precursori dell’ozono. Questo inquinante complesso – ricorda l’ Agenzia europea dell’ambiente – si forma nella bassa atmosfera quando la luce solare innesca reazioni fotochimiche tra gli inquinanti che contribuiscono alla formazione dell’ozono, come gli ossidi di azoto e i composti organici volatili. Di conseguenza, ridurre i livelli di ozono è più difficile che ridurre altri importanti inquinanti atmosferici.

Il documento avverte poi che i cambiamenti climatici dovrebbero peggiorare l’inquinamento da ozono in Europa a causa dell’aumento della frequenza e dell’intensità delle condizioni meteorologiche legate al calore che favoriscono la formazione di ozono. L’ozono troposferico è un forte ossidante e può danneggiare sia la salute umana che l’ambiente. I dati più recenti indicano che nell’UE è responsabile di 63.000 decessi e di danni per miliardi di euro. Inoltre, svolge un ruolo importante come fattore determinante dei cambiamenti climatici, essendo un gas serra.

Il documento sottolinea la necessità di ulteriori azioni da parte degli Stati membri, ai sensi della direttiva UE rivista sulla qualità dell’aria ambiente, per contrastare l’inquinamento da ozono. Tuttavia, le azioni a livello nazionale e locale potrebbero non essere sufficienti. L’ozono e i suoi precursori possono percorrere lunghe distanze, il che significa che un’efficace mitigazione dipende anche da una maggiore cooperazione europea e internazionale per affrontare l’inquinamento atmosferico transfrontaliero. Una migliore comprensione del ruolo dei diversi inquinanti chiave che contribuiscono alla formazione dell’ozono troposferico aiuterebbe a individuare il modo migliore per ridurre i livelli di ozono.

I nuovi standard di qualità dell’aria, che entreranno in vigore dal 2030 – afferma perciò l’ Agenzia europea dell’ambiente – richiederanno agli Stati membri di mantenere e intensificare le misure per contrastare l’inquinamento atmosferico. Considerato anche che nella maggior parte d’Europa i livelli di inquinamento atmosferico rimangono al di sopra dei limiti più stringenti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute umana.

L’inquinamento atmosferico – commenta in conclusione l’Agenzia europea dell’ambiente – rimane il principale rischio ambientale per la salute in Europa: peggiora la qualità della vita, causa malattie e porta a decessi prevenibili. Ridurre l’inquinamento atmosferico diminuisce l’impatto sulla salute e i relativi oneri economici, come le spese sanitarie, la riduzione della produttività e l’assenteismo (secondo le stime, l’inquinamento atmosferico costa agli Stati membri dell’Unione europea 600 miliardi di euro all’anno, pari al 4% del prodotto interno lordo). Sono quindi necessarie ulteriori riduzioni per soddisfare le attuali prescrizioni dell’Unione europea, ma anche i nuovi limiti fissati per il 2030 in base alla direttiva UE rivista sulla qualità dell’aria ambiente, che sono significativamente più stringenti. Per alcuni inquinanti, la distanza dagli standard del 2030 è significativa. Ciò vale soprattutto per il particolato (PM).

Infine – sottolinea l’Agenzia europea dell’ambiente – per la maggior parte degli inquinanti atmosferici, le concentrazioni rimangono ben al di sopra ancor più severi livelli stabiliti dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria, con oltre 9 cittadini europei su 10 esposti a concentrazioni di inquinamento atmosferico superiori a tali livelli per quanto riguarda il particolato (PM2.5) e l’ozono troposferico, soprattutto negli agglomerati urbani.

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