Pompe per il raffreddamento dei data center: un ruolo cruciale

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La quinta edizione del Libro Bianco di Assompompe sarà dedicata a uno studio di settore riguardante le pompe e i sistemi di raffreddamento dei data center.

I data center stanno conoscendo una crescita esponenziale negli ultimi anni. La corsa alla scalabilità dell’intelligenza artificiale ha innescato “uno dei più grandi progetti di sviluppo infrastrutturale della storia moderna”, segnala McKinsey, secondo le cui stime, la spesa globale per i data center potrebbe raggiungere i 7mila miliardi di dollari entro il 2030.

Anche il mercato italiano è in pieno fermento. Nel triennio 2023–2025, secondo la ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, sono stati investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi data center. Si prevedono 83 nuove infrastrutture entro il 2028 per un valore potenziale di oltre 25 miliardi di euro, con Milano che potrebbe raccogliere il 23% degli investimenti europei.

Questa crescita presuppone varie sfide, due delle quali – cruciali – devono tenere conto dell’alimentazione energetica e delle necessità di raffreddamento. Tra i sistemi di cooling, le pompe giocano una parte importante. A loro Assopompe dedicherà un Libro bianco.

Un’anteprima di quest’opera e della relativa analisi è andata in scena a MCE al convegno “L’industria italiana delle pompe e i Data Center”. L’analisi ha esplorato le nuove opportunità industriali legate all’efficienza energetica e alle applicazioni ad alta specializzazione, essenziali per la crescita dei settori tecnologici avanzati.

Il Libro Bianco di Assopompe

Ideatrice e realizzatrice del Libro Bianco è Assopompe, associazione italiana produttori di pompe, parte di ANIMA Confindustria. Essa conta oltre 60 soci, rappresentando il 75% delle aziende del settore, un fatturato totale di circa 2,3 miliardi di euro e 7600 addetti.

«Quest’anno abbiamo deciso di fare un approfondimento sui sistemi di raffreddamento dei data center. Le informazioni riguarderanno quelle che sono le vendite sul mercato italiano, europeo e globale», ha introdotto Vanni Vignoli, presidente di Assopompe. Il focus centrale del Libro bianco (pubblicazione biennale), prevede un approfondimento tematico sui sistemi di raffreddamento dei data center. La prima parte si focalizza sulla narrazione del settore attraverso la combinazione prodotto-mercato, quindi non solo sulla base dei codici Ateco.

Le tecnologie per il raffreddamento dei data center

Le pompe fanno parte delle tecnologie di raffreddamento su cui si basano i data center. Tra i vari sistemi dove le pompe possono svolgere un ruolo, seppure marginale, vi sono i Coolant Distribution Units, moduli integrati finalizzati al trasferimento di liquido refrigerante ai sistemi (server dei data center). Si tratta di moduli, «al cui interno possono essere presenti anche delle pompe, più piccole», ha specificato Andrea Boaretto, Ceo e founder di Personalive, che ha contribuito all’analisi dei dati del Libro Bianco, e Francesco Costa.

Fanno parte di questa categoria anche gli scambiatori di calore e i chiller o Heat Rejection Unit, sistemi di dissipazione del calore. Esistono, inoltre, sistemi di raffreddamento che non implicano il passaggio dei liquidi e che, quindi, non prevedono la presenza di pompe. Si tratta di: Fans, Room Air Conditioner, Umidificatori e Close Coupled Air Conditioner.

Il ruolo delle pompe

Come entrano in gioco le pompe all’interno dei sistemi di raffreddamento dei data center? I sistemi di raffreddamento dei data center sono basati essenzialmente su due circuiti idraulici distinti: Chilled Water (CHW), che distribuisce acqua refrigerata alle unità di raffreddamento della sala server, assorbendo il calore generato dalle apparecchiature IT; Condensed Water (CW), che trasferisce il calore estratto dal chiller verso l’esterno, di solito tramite torri evaporative. In entrambi i circuiti sono presenti pompe dedicate, necessarie per garantire la circolazione dell’acqua e il corretto funzionamento dei sistemi di raffreddamento.

Il mercato dei sistemi di raffreddamento per data center

Durante il convegno si è posta attenzione al mercato dei sistemi di raffreddamento dei data center. A livello globale, i sistemi di raffreddamento ammontano a 12 miliardi di euro; di questi, le pompe assommano a 600 milioni (tabella 1).

In Europa, su un totale di 3,7 miliardi di euro, le pompe raggiungono i 200 milioni. Il mercato in Italia registra un totale di 339 milioni di euro, con le pompe che totalizzano 17 milioni di euro. Detto questo, un primo dato fondamentale è che il mercato globale delle pompe per data center mostra una crescita superiore a quella del mercato dei sistemi di raffreddamento, che raggiunge i 613 milioni di euro. Il mercato europeo incide per il 30% circa sul totale dei sistemi di raffreddamento per data center, mentre quello italiano incide per il 3% circa. Nella panoramica sul cooling market per data center in Europa, risalta la prevalenza di cinque Paesi, che guidano la crescita: Regno Unito, Francia, Italia, Germania e Spagna costituiscono il 75% del mercato (2,7 miliardi).

La situazione in Italia

Il mercato italiano, in termini di vendite dei sistemi di raffreddamento per data center, raggiunge 339 milioni di euro (2025), in sensibile crescita rispetto ai 274 milioni del 2019. Se poi si considerano le vendite delle pompe, il mercato è aumentato, passando da 13 milioni di euro del 2019 a 17 milioni nel 2025, evidenziando un +3,6%. Quello nazionale «si conferma un mercato che deve ancora prendere un po’ l’abbrivio», hanno segnalato i due esperti Personalive.

Nell’analisi, parte integrante del futuro Libro Bianco, si fa notare che, al crescere della necessità di affidabilità dei data center “cresce la necessità di avere sistemi di raffreddamento moderni che ricorrono con maggior frequenza a componenti cono pompaggio”.

La base installata nazionale

Lo studio è andato poi a contemplare la base installata in Italia (tabella 2). «A oggi si è proceduto a mappare 196 data center, di cui 166 operativi, per una potenza installata totale di 726 MW. Nei prossimi tre anni si prevede di arrivare a una potenza complessiva di 874 MW», ha spiegato Boaretto. Per quanto riguarda il numero di pompe, sui 166 centri dati analizzati si stimano 2182 pompe, per un valore complessivo di 45 milioni di euro.


L’analisi è frutto di diverse considerazioni: una delle voci riguarda il TIER, ovvero la classificazione della affidabilità e grado di sicurezza e di resilienza dei data center. Essa è suddivisa in quattro livelli crescenti. Sui 166 data center analizzati, 32 appartengono al livello IV. In questi si contano 1280 pompe (sulle 2182 installate). Tale dato evidenzia una stretta correlazione (quasi il 60%) tra TIER e numero di pompe. Il motivo è chiaro: più il sistema deve assicurare sicurezza e affidabilità, più aumenta il numero di pompe presenti per garantire determinate prestazioni.

Infine, a livello territoriale, Lombardia e Lazio sono le regioni in cui si conta la maggior presenza (il 45% del totale) dei data center italiani TIER IV.

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