Rete idrica italiana: i dati più recenti

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L’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato lo scorso mese di dicembre l’edizione 2023 del proprio “Annuario statistico italiano”. Il capitolo dell’Annuario Istat dedicato ad “Ambiente, clima ed energia” contiene, in particolare, gli ultimi dati disponibili sulle reti di distribuzione dell’acqua potabile, e sui servizi di raccolta e trattamento delle acque reflue in Italia.

Nel 2020, nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile – si legge nel documento – sono immessi 8,1 miliardi di metri cubi d’acqua (373 litri per abitante al giorno) per garantire gli usi idropotabili di popolazione, piccole imprese, alberghi, uffici, attività commerciali, produttive, agricole e industriali collegate direttamente alla rete urbana, nonché gli usi pubblici (lavaggio strade, acqua di scuole e ospedali, innaffiamento verde, fontanili e antincendio). A causa delle perdite in distribuzione il volume effettivamente erogato agli utenti finali per gli usi autorizzati sul territorio è di 4,7 miliardi di metri cubi (215 litri per abitante al giorno).

Le perdite idriche totali nella fase di distribuzione dell’acqua, calcolate come differenza tra i volumi immessi in rete e i volumi erogati, sono pari a 3,4 miliardi di metri cubi, il 42,2 per cento dell’acqua immessa in rete. Rispetto al 2018 a livello nazionale, i volumi complessivi movimentati nelle reti di distribuzione si contraggono, di circa un punto percentuale, mentre le perdite in distribuzione non mostrano variazioni significative (erano al 42,0 %), confermando – lamenta l’Istat – lo stato di criticità dell’infrastruttura idrica. Differenze territoriali e infrastrutturali sono alla base della variabilità riscontrata per gli indicatori in esame.

Con riferimento alle perdite in distribuzione, le maggiori criticità si rilevano nelle aree del Centro e del Mezzogiorno. In nove regioni le perdite idriche totali in distribuzione sono superiori al 45 %, con i valori più alti in Basilicata (62,1 %), Abruzzo (59,8 %), Sicilia (52,5 %) e Sardegna (51,3 %). Di contro, tutte le regioni del Nord hanno un livello di perdite inferiore a quello nazionale, ad eccezione del Veneto (43,2 %). Il Friuli-Venezia Giulia, con il 42,0 %, è in linea con il dato nazionale. In Valle d’Aosta, invece, si registra il valore minimo regionale (23,9 %). In circa una regione su quattro le perdite sono inferiori al 35,0 %.

Per quanto riguarda i servizi pubblici di smaltimento e depurazione, l’Annuario rivela che la rete fognaria non copre l’intera popolazione residente in Italia, stimando che nel 2020 circa nove abitanti su dieci (88,7 % dei residenti) sono allacciati alla rete, indipendentemente dalla disponibilità di impianti di trattamento successivi. I residenti non allacciati sono, nel complesso, 6,7 milioni. Rispetto al 2018 (87,8 %) non si registra una significativa variazione.

Il servizio pubblico di fognatura è completamente assente in 40 comuni (25 in Sicilia), dove risiedono 386 mila abitanti (0,7 % della popolazione); in questi comuni ogni edificio e generalmente dotato di sistemi autonomi di smaltimento dei reflui, mentre in alcuni casi la rete fognaria è presente, ma non in esercizio, poiché non è ancora attivo il collegamento a un depuratore.

Una percentuale di copertura superiore al dato nazionale si rileva in 15 su 21 regioni e province autonome. Nel Nord-ovest si ha la maggiore copertura (94,4 %), con la Valle d’Aosta che mostra il valore regionale più alto (97,7 %). Di contro, le Isole presentano il valore più basso (81,5 %), dove la Sicilia, con un servizio esteso al 77,2 % dei residenti, registra il valore minimo regionale.

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