L’obiettivo – sostiene il Ministero – è offrire una rosa di punti di vista, ampi e articolati, sui principali ambiti di incidenza dell’IA, attraverso l’analisi di dati, rassegne, studi e casi applicativi, utili a inquadrare i fenomeni in atto e le loro implicazioni per il mercato del lavoro. Il documento riflette approcci e interpretazioni diversi, organizzati secondo alcune aree tematiche prioritarie, al fine di restituire un quadro esauriente e composito della transizione in corso. In questo contesto, il Ministero avverte di essere responsabile esclusivamente dei contributi redatti dai propri autori. La responsabilità dei contenuti, delle analisi e delle posizioni espresse negli altri contributi è attribuita ai rispettivi autori, inclusi altri Ministeri, istituzioni, amministrazioni, enti, associazioni e soggetti privati. Il documento non intende quindi esprimere una posizione unitaria o conclusiva, ma raccogliere e rendere disponibili materiali utili a orientare il confronto e il lavoro dell’Osservatorio.
Il rapporto – continua il Ministero – rappresenta pertanto un punto di partenza per un percorso di approfondimento e collaborazione che vedrà il coinvolgimento continuativo di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di sviluppare strumenti di analisi e di orientamento sempre più puntuali a supporto di un’adozione consapevole, trasparente ed efficace dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.
Il Capitolo 1 del testo inquadra il contesto europeo e internazionale dell’intelligenza artificiale, con riferimento al quadro regolatorio dell’AI Act e alle principali analisi macroeconomiche sugli effetti dell’intelligenza artificiale Intelligenza Artificiale e mondo del lavoro su produttività, distribuzione del valore, occupazione e sistema economico. Il capitolo presenta dati sulla diffusione delle tecnologie digitali nel lavoro, analisi settoriali per intensità di utilizzo dell’IA e un confronto tra i modelli di governance di Unione europea, Stati Uniti e Cina. Il Capitolo 2 esamina la strategia nazionale italiana sull’intelligenza artificiale e il sistema della ricerca, illustrando il quadro normativo di recepimento dell’AI Act e i contenuti della “Strategia Italiana per l’IA 2024–2026”. Il capitolo analizza inoltre il tema delle competenze, della formazione e dello skill mismatch, con particolare attenzione al divario tra domanda e offerta di profili STEM e all’evoluzione degli investimenti delle imprese nei processi di digitalizzazione.
Il Capitolo 3 analizza l’esposizione delle professioni all’intelligenza artificiale, presentando strumenti di misurazione utili a valutare l’impatto dell’IA sulle attività lavorative e sulle traiettorie occupazionali. Il capitolo approfondisce le caratteristiche socio-professionali delle occupazioni maggiormente esposte, le dinamiche di mobilità e ricollocazione, la dimensione territoriale e le implicazioni dell’IA per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Capitolo 4 è dedicato all’utilizzo dell’IA nelle imprese e alle differenze dimensionali e territoriali nell’adozione delle tecnologie. Il capitolo presenta dati sull’impiego delle diverse soluzioni di intelligenza artificiale, sul profilo delle imprese utilizzatrici e sul posizionamento dell’Italia nel confronto europeo, includendo un focus sulle piattaforme digitali e sulle competenze digitali nella pubblica amministrazione. Il Capitolo 5 raccoglie casi studio e approfondimenti tematici relativi all’applicazione dell’IA nei contesti produttivi e nei servizi. Il capitolo affronta aspetti di regolamentazione, iniziative di sostegno pubblico alla ricerca e all’innovazione, applicazioni dell’IA in materia di sicurezza sul lavoro e il ruolo dei luoghi di lavoro come ambito di governance delle tecnologie.
Nel quadro dell’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, i dati elaborati in un recente studio di Unioncamere rivelano che, in quattro anni, il numero delle piccole e medie imprese che hanno investito nell’Intelligenza artificiale è triplicato, passando dal 6 al 18%. Parallelamente, anche la diffusione, già ampia, degli strumenti di Cybersecurity è cresciuta di 6 punti percentuali, interessando oggi il 41% delle Pmi a fronte del 35% del 2021. L’accelerazione netta sul fronte della IA – sottolinea Unioncamere – si registra soprattutto a partire dal 2023, che segna un vero punto di svolta.
Tuttavia l’utilizzo di questa tecnologia deve ancora entrare nei processi e nelle funzioni aziendali: molte imprese infatti non hanno ancora gli strumenti per interpretare le potenzialità di questa tecnologia e incorporarla nei propri modelli di business. Tra i settori che stanno dotandosi maggiormente di strumenti IA, si distinguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (30%).