La crescente diffusione dei data center pone sfide importanti al mondo dell’impiantistica e dell’energia: innovazione, criticità e opportunità di un settore specializzato sono al centro dell’attenzione delle ESCo.
Il funzionamento continuo ed efficiente delle tecnologie digitali, da quelle d’uso comune alle applicazioni più complesse ed evolute, rende i data center delle vere e proprie infrastrutture critiche per la maggior parte delle attività umane. Si tratta generalmente di sistemi molto energivori e con un’elevata impronta di carbonio, in corso di costruzione e d’esercizio, che richiedono soluzioni e tecnologie all’avanguardia per ridurre il proprio impatto ambientale.
Alcuni tra gli attori più importanti del settore si sono confrontati su questi temi durante un evento online organizzato da Assistal, l’associazione che rappresenta le imprese specializzate nella progettazione, installazione, gestione e manutenzione degli impianti tecnologici, nella fornitura di servizi di efficienza energetica e nel facility management. Le ESCo, in particolare, sono chiamate ad esprimere le migliori competenze oggi disponibili.
Il quadro di riferimento

Jacopo Romiti, Responsabile Area Tecnologia, Energia, Ambiente e Sicurezza·di Assistal, ha introdotto l’argomento e moderato il dibattito: «L’efficienza energetica e la sostenibilità dei data center richiedono risposte efficaci a molteplici aspetti. Sul fronte dell’approvvigionamento energetico, ad esempio, la domanda dell’ecosistema digitale può stimolare la crescita delle rinnovabili. Lato reti, invece, l’espansione delle infrastrutture digitali accelera il percorso verso una generazione più distribuita e l’elettrificazione dei consumi per industria, edifici e mobilità.
Il tema dell’efficienza interessa direttamente l’operatività dei data center che, oltre a consumare energia per processare le informazioni, ne consumano anche per il raffreddamento continuo delle apparecchiature IT, con sistemi che devono operare al massimo rendimento possibile. In questo scenario le ESCo sono le principali alleate delle imprese private e delle pubbliche amministrazioni, in grado di accompagnarle nel percorso verso l’efficienza e la transizione energetica».

Alessandro Caramia, Presidente del GdL Sostenibilità di IDA, ha delineato le tendenze in atto in questo periodo: «La crescita del settore è un fenomeno consolidato e inevitabile. Dal 2020 al 2025, in Italia, la potenza nominale complessiva installata è più che raddoppiata, raggiungendo 609 MW IT, e secondo le stime più prudenti dovrebbe crescere almeno fino a 2 GW nel prossimo quinquennio.
Negli ultimi anni alcune condizioni favorevoli hanno spinto importanti operatori internazionali a investire nelle regioni del nord, in particolare a Milano: i principali nodi europei – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino – sono ormai saturi, la nostra penisola è un crocevia strategico per le comunicazioni via cavo sottomarino e la domanda interna di servizi IT continua a crescere».
Mercato e opportunità
Salvatore Bustelli, Commercial Lead, BESS & Data Centers di CPL Concordia, spiega che i data center non sono tutti uguali: «Rispetto a pochi anni fa oggi fanno molte più cose, molto diverse fra loro, quindi hanno dimensioni, esigenze e requisiti nettamente differenti. È il caso di numerosi data center per la pubblica amministrazione, il ramo bancario-assicurativo e le telecomunicazioni, caratterizzati da esigenze specifiche e ancora non pienamente indirizzate.

Sistemi tecnologici, profili elettrici e criteri progettuali cambiano significativamente tra le varie tipologie. La complessità impiantistica, la natura multidisciplinare dell’ingegneria applicata ai data center e l’esigenza di rispettare normative non prettamente tecniche, rendono gli operatori specializzati un attore centrale del progetto, in grado di integrare le competenze lungo tutta la filiera».
Abbiamo chiesto Giovanni Donolo, Head del programma Data Center Acceleration Italia di ENGIE, come si sta evolvendo l’offerta: «Da alcuni mesi il programma coordina a livello corporate le global business unit che operano da molti anni nel mercato, per offrire agli investitori o operatori soluzioni integrate a partire dalla fornitura energetica: produzione on-site, PPA, EPC, O&M, ecc.. I primi progetti DCA sono già in itinere in Olanda, Francia, Spagna e Stati Uniti.
L’obiettivo del programma DCA è porsi come partners strategico degli investitori o operatori, offrendo un pacchetto di servizi integrati nell’ambito di accordi-quadro, che supportano gli stessi lungo tutta la catena del valore. Uno degli obiettivi prioritari è attrarre investitori in aree prossime ai nostri siti di produzione energetica (cogenerazione, cicli combinati, parchi eolici, campi fotovoltaici, reti di teleriscaldamento ecc.), abilitando al contempo nuova capacità energetica rinnovabile e di accumulo».
Sostenibilità a 360 gradi
La sfida energetica è notevole… «Nel 2030 – riprende Alessandro Caramia (IDA) – il fabbisogno è stimato in circa 20 TWh, in crescita di quasi il 186% rispetto ai 7 TWh del 2024. Circa il 70% della nuova domanda energetica si concentrerà tra Lombardia e Piemonte, con una fortissima densità nell’area milanese. Parallelamente, diventeranno sempre più frequenti gli interventi di revamping tecnologico degli impianti esistenti, soprattutto per rinnovare i sistemi di raffreddamento.
Le prime normative in materia vanno decisamente nella direzione di una sostenibilità dei data center “a 360 gradi”. Il data center del futuro sarà un nodo attivo della rete energetica, a basso impatto ambientale, capace di offrire ad esempio servizi ancillari alla rete elettrica e calore agli insediamenti vicini. In sostanza, si tratta di scegliere il giusto “modello di sviluppo” per ciascun data center».
Quale contributo possono dare le ESCo?
«Le dinamiche del mercato stanno aprendo spazi interessanti in diversi ambiti: l’audit energetico specialistico, il retrofit dei CED enterprise e on-premise, il rinnovamento degli impianti – cooling, UPS, distribuzione elettrica – e dei sistemi di supervisione e monitoraggio (BMS, EMS, DCIM), le soluzioni per il recupero del calore, i PPA, le fonti rinnovabili e lo stoccaggio elettrico (BESS). L’obiettivo è trasformare il data center da carico isolato ed energivoro a infrastruttura critica sostenibile.
Gli operatori sono alla ricerca di partner specializzati, capaci di garantire continuità operativa 24/7, ridondanza e SLA stringenti, sicurezza fisica e cyber, alta densità energetica, gestione efficace dei vincoli di rete e localizzazione, e protezione del rischio reputazionale in caso di downtime».


Prestazioni misurabili
Quanto è importante il PUE?
«Il power usage effectiveness – afferma Salvatore Bustelli (CPL Concordia) – definisce l’efficienza nell’uso delle energia (totale vs IT) del data center, quindi è molto importante per il consumo d’elettricità. In un centro di calcolo legacy risalente a una ventina d’anni fa (PUE 2,5), il consumo specifico può risultare doppio rispetto a un data center contemporaneo (PUE 1,3). Le ottimizzazioni mirate alla riduzione dei consumi presentano spesso tempi di payback interessanti.
Gli interventi di miglioramento in ambito HVAC possono ridurre i consumi ausiliari fino al 35%, con impatti significativi sul PUE, ad esempio con l’impiego di unità frigorifere ad alta efficienza, riconfigurazione corsie calde/fredde, sostituzione delle unità CRAC, innalzamento dei set-point, ricorso al liquid cooling e di terminali ad hoc. Un progetto integrato comprende anche soluzioni il monitoraggio e per migliorare distribuzione e continuità elettrica».
Quali indicatori bisogna considerare?
«Il nuovo framework EED si strutturerà attorno a sei indicatori chiave di prestazione (KPI), segnando un’evoluzione significativa nel modo in cui viene valutata la sostenibilità dei data center. Il PUE – che resta il riferimento per l’efficienza energetica complessiva – sarà affiancato da altri indicatori obbligatori:
- WUE, per misurare l’intensità di utilizzo della risorsa idrica;
- ERF, che quantifica la quota di calore recuperato e riutilizzato;
- REF, relativo alla percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili.
Accanto a questi sono ancora in fase di consolidamento ulteriori parametri, come il CUE per le emissioni di CO₂ e gli indicatori d’efficienza specifici dei sistemi di raffreddamento. La direzione è chiara: il solo PUE non è più sufficiente a rappresentare in modo completo le performance ambientali di un data center.
Già oggi gli impianti con potenza superiore a 500 kW devono predisporre report strutturati che, oltre all’efficienza energetica, includano consumi idrici, recupero del calore e integrazione delle rinnovabili. In questo contesto la disponibilità di sistemi di monitoraggio avanzati e integrati è imprescindibile: senza una raccolta dati continua e affidabile, il reporting EED non è di fatto realizzabile.
Nei prossimi anni la naturale evoluzione del framework porterà non solo una maggiore standardizzazione dei KPI, ma anche alla definizione di soglie minime di prestazione. Parallelamente crescerà il ruolo della gestione attiva dell’energia – anche attraverso sistemi di accumulo e logiche di flessibilità – come leva complementare all’efficienza per garantire sostenibilità e resilienza operativa».
Partnership strategiche
Quali possono essere gli esiti di collaborazioni strutturate?
«Le partnership possono interessare ambiti molto differenti – approfondisce Giovanni Donolo (ENGIE) – dalla ricerca dei siti più idonei all’insediamento, ad esempio ai fini dell’integrazione con gli asset di generazione rinnovabile e con le reti di teleriscaldamento, fino alla conclusione delle procedure amministrative di autorizzazione alla realizzazione del data Center.
Le nostre soluzioni EPC “chiavi in mano” comprendono opere civili, sistemi MEP, sottostazioni AT, connessioni alla rete di teleriscaldamento, dalla progettazione fino alla messa in servizio. Altri importanti servizi interessano: la fornitura di energia da fonti rinnovabili 24/7, affidabile e sostenibile tramite PPA multi-tecnologia e gestione avanzata dell’energia; la gestione e manutenzione mission-critical che garantisce affidabilità, prestazioni e continuità operativa; e l’ottimizzazione delle prestazioni energetiche, della resilienza e dei costi energetici, con ricerca continua della migliore efficienza lungo l’intero ciclo di vita».
Quali sono i risultati raggiunti?
«In Italia il programma DCA è stato avviato all’inizio dell’anno e ad oggi abbiamo già iniziato due importanti progetti di data center situati in prossimità dei nostri cicli combinati. La prossimità ai siti produttivi è il pilastro dell’offerta e l’integrazione energetica è il mezzo più efficace per raggiungere obiettivi di “carbon neutrality” e di contenimento dell’impatto economico nell’esercizio del data center.
In ogni progetto valutiamo la possibilità di implementare soluzioni BESS, abbinate a un impianto fotovoltaico prossimo al data center o a seguire le variazioni di carico del data center stesso, e soluzioni che prevedono lo scambio di calore bi-direzionale tra il data center e le reti di teleriscaldamento».
Nuove regole del gioco
A conclusione dell’evento, Jacopo Romiti (Assistal) ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione delle normative in materia: «Le novità sono importanti. Nel D.Lgs 21/2026 dello scorso febbraio, l’articolo 8 prevede il procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni per i nuovi progetti. Si tratta di un primo tentativo di uniformare le procedure e, in qualche modo, armonizzare processi oggi molto parcellizzati sul territorio. Le linee guida della Regione Lombardia (DGR 2629) forniscono criteri per la localizzazione, le procedure autorizzative e il consumo energetico dei data center, e premiano chi realizza interventi compatibili a livello urbanistico, paesaggistico e ambientale.
Infine la nuova “Strategic Roadmap for Digitalization and AI in the Energy Sector” dell’UE considera la digitalizzazione quale fattore abilitante, per la riduzione dei costi e il rafforzamento della sicurezza sistemica, e promuove l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel sistema energetico».
