Furti in casa, gli ultimi dati

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Il rapporto realizzato da Verisure e Censis mette in luce i numeri e le dinamiche che caratterizzano gli eventi di intrusione domestica, con un focus su misure precauzionali e soluzioni tecnologiche per garantire la sicurezza.

Nel corso degli ul­timi anni, la casa è diventata sempre più il centro della vita quotidiana: rappresenta il luogo per eccellenza in cui si intrecciano intimità, riposo, re­lazioni e attività professionali e digitali sempre più connesse con l’esterno.

In questo contesto, la sicurezza domestica si manifesta come una componente essenziale del benessere individuale e della qualità della vita: il 90,8% degli italiani considera la sicurezza in casa un elemento sempre più importante, l’84,9% ritiene che la presenza di dispositivi di protezione contribuisca ad aumentare la serenità quoti­diana e il 64,1% pensa che nei prossimi anni investirà mag­giori risorse per proteggere la propria abitazione.

Sono questi i dati a partire da cui muove la 4° edizione dell’Osservatorio sulla Sicurez­za della Casa CensisVerisure, realizzato in collaborazione con il Servizio Analisi Crimina­le del Dipartimento della Pub­blica Sicurezza del Ministero dell’Interno.

I numeri dei reati

L’analisi mostra una crescita dei reati commessi e denuncia­ti alle forze dell’ordine in Italia nel 2024 (in totale, 2.399.347), che ammontano rispettiva­mente al +2,5% rispetto all’an­no precedente e al +4,2% ri­spetto al 2019. L’andamento di lungo periodo rimane però negativo, con valo­ri inferiori del 10,7% rispetto ai 2.687.249 reati registrati dieci anni fa.

I dati non consolidati relativi ai primi sei mesi del 2025 ri­portano un totale di 1.140.825 reati commessi (-4,9% rispetto a quelli denunciati nel 1° se­mestre 2024): un trend che se dovesse continuare potrebbe preludere a un calo complessi­vo dei reati commessi nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Furti e rapine in abitazione

Nel 2024 i furti in abitazione sono stati 155.590 (+5,4% ri­spetto al 2023), in crescita ri­spetto agli anni precedenti ma comunque in calo rispetto ai valori pre-Covid. La Lombardia si piazza al pri­mo posto della classifica con 34.333 episodi, pari al 22,1% del totale nazionale; seguono il Veneto (con 18.561 reati) e il Lazio (16.464 reati). L’Umbria è la regione in cui nel 2024 i furti in abitazione sono cresciuti di più (+24,8%); al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente Trentino-Alto Adige e Veneto, ma complessivamente sono 13 le regioni italiane in cui nell’ultimo anno si è registra­to un aumento del fenomeno – contro 7 in cui invece gli eventi risultano in calo.

Ai furti in abitazione si aggiun­gono le rapine, per un totale di 1.891 eventi nel corso nel 2024: il fenomeno è in aumento (+1,8%) nell’ultimo anno, ma è comunque ben lontano il pic­co del 2015, quando le rapine commesse sono state 3.064. I dati relativi al primo semestre 2025 mostrano un calo degli eventi (-11,6%) rispetto al 2024.

Per quanto riguarda l’inciden­za dei furti in casa sulla popo­lazione, l’Umbria conquista la medaglia d’oro (41,2 furti per 10.000 abitanti), con Toscana (39,6 sulla stessa quota di po­polazione) e Veneto (38,3 per 10.000) subito dopo. Sette regioni sono sopra la media italiana di 26,4 reati per 10.000 abitanti, mentre gli ultimi posti sono occupati da Sardegna (8,3 furti in casa per 10.000 abitanti), Calabria (8,6) e Basilicata (11,1).

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Misure di difesa

A fronte della concreta possibi­lità di essere vittima di un fur­to in casa, l’85% degli italiani ritiene utile installare sistemi di sicurezza privata a difesa dell’abitazione, mentre l’88,6% considera efficace l’adozione di comportamenti precauzionali.

Consapevole del fatto che i la­dri agiscono perlopiù in case vuote e che i periodi di ferie vengono considerati come un arco di tempo in cui muoversi indisturbati, il 69,2% della po­polazione evita di utilizzare i social per pubblicare foto e in­formazioni sulle proprie vacan­ze, il 53% avvisa i vicini quando si allontana per qualche giorno e il 45,6% quando è fuori chie­de a qualcuno di simulare la presenza in casa (ritirando la posta, sistemando lo zerbino, facendo rumori ecc.). Il 17,1% del campione, invece, dichiara di rinunciare alle vacanze per non lasciare la casa incustodi­ta: la percentuale sale al 24% nelle grandi realtà urbane, al 24,4% al Sud e isole e al 24,3% tra chi ha già subito un furto.

Per evitare il rischio di effrazio­ni e visite sgradite nei periodi (anche brevi) in cui la casa re­sta vuota, il 26,4% degli italia­ni lascia le luci accese quando esce e il 16% accende (o lascia accesa) la televisione o la ra­dio.

In riferimento invece ai comportamenti precauziona­li adottati quando si è in casa, l’87% degli italiani dichiara di non aprire mai la porta agli sconosciuti, il 67,1% anche se è in casa chiude a chiave la porta d’ingresso e il 19,9% se è in casa da solo accende le luci in più stanze. L’80,2% cerca di minimizzare l’impatto di un’e­ventuale intrusione evitando di tenere in vista oggetti di va­lore o denaro; la quota scende al 70,9% se si prende in consi­derazione chi non tiene mai in casa denaro contante.

Analisi delle soluzioni di sicurezza

Prendendo in esame la per­centuale di popolazione che adotta impianti di sicurezza per individuare un’intrusio­ne, emerge che il 67,8% degli italiani fa ricorso a più dispo­sitivi, costruendo un sistema composto da più “barriere”. Il 65,3% del campione analizza­to ha una porta blindata (con picchi del 77,6% tra chi vive in piani alti di case con più ap­partamenti, del 75,9% tra chi risiede in città con 100.000- 500.000 residenti, del 73% degli adulti e del 71,8% dei laureati). Il 35,1% degli italiani ha in ca­sa un videocitofono e il 34,6% ha installato telecamere di vi­deosorveglianza (il dato sale a 42,9% per chi vive in una villa/ casa singola.) Il 30,5% ha infer­riate a porte e finestre, il 25,8% ha installato un allarme.

Tra le altre soluzioni tecnolo­giche adottate per proteggersi ci sono le casseforti (22,1%), i sistemi di allarme collegati a centrali operative (13,4%), le serrature elettroniche (11,1%). Il 7,9% degli italiani è collegato a una società di vigilanza pri­vata e il 7,6% si è dotato di un sistema salvavita per allertare i soccorsi in caso di pericolo, incidenti o malori improvvisi.

L’adozione di dispositivi a pro­tezione dell’abitazione interes­sa maggiormente gli adulti, i più scolarizzati, chi risiede nel­le regioni del Centro, chi vive nelle grandi città o in ville/ case isolate, chi ha già subito un furto e chi ha redditi alti. Tra le soluzioni tecnologiche più apprezzate si distinguono i sistemi di sicurezza di nuova generazione, innovativi e per­sonalizzati sulle specifiche esigenze dei consumatori: dai sistemi d’allarme collegati a una centrale operativa di vigi­lanza alle serrature smart, che consentono di aprire la porta di casa anche a distanza.

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Segnali dal futuro

La domanda di sicurezza è de­stinata ad aumentare: il 64,1% degli italiani (72,9% tra i gio­vani) pensa che nei prossimi anni destinerà più risorse alla protezione dell’abitazione. Alcune richieste da parte degli utenti sono indicative delle direzioni di sviluppo cui potrebbe tendere il mercato  professionale: il 79,6% della popolazione chiede sistemi di allarme personalizzati, in cui si combinino più elementi pre­disposti in base alle specifiche esigenze di ciascuno. Il 75,3% chiede di essere af­fiancato e assistito da perso­ne esperte durante il percor­so di protezione dal rischio (dalla scelta delle misure da adottare alla manutenzione e implementazione del sistema prescelto fino alla gestione dell’evento di intrusione).

In particolare, gli italiani sono convinti che per ridurre i furti in abitazione siano efficaci:

  • un maggior controllo del ter­ritorio, che per il 91,7% della popolazione significa inten­sificare il presidio delle forze dell’ordine nelle zone più a ri­schio e per il 69,6% utilizzare la vigilanza privata a integra­zione del servizio pubblico;
  • la collaborazione tra forze dell’ordine, istituzioni locali e vigilanza privata nella rea­lizzazione di progetti di sicu­rezza urbana (89,5%);
  • un inasprimento delle pene previste per il reato di furto in abitazione (77,5%);
  • campagne di sensibilizzazio­ne culturale rivolte alla citta­dinanza (76%).

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