Nuovi modelli per le città del futuro

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Curved City Surveillance Screens Show Traffic & Data

Da smart city le città italiane evolvo­no verso il modello smart land, capa­ce di coniugare tecnologie avanzate, partecipazione civica e collaborazio­ne tra territori e imprese per trasfor­mare progetti spesso frammentati in un vero ecosistema integrato.

 

L’innovazione del­le città italiane sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Dopo anni di sperimentazione e la forte ac­celerazione apportata dai fon­di del PNRR, oggi non si tratta più solo di adottare tecnologie isolate, ma di riuscire a “diri­gere un’orchestra” complessa dove governance, sostenibilità e partecipazione civica devono trovare una nuova armonia. Il paradigma si sposta dunque dalla singola città intelligen­te al nuovo concetto di smart land, un territorio sempre più coeso e interconnesso.

A consegnare la fotografia di questo nuovo modello di città intelligente è l’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano, che, nella sua ultima edizione, ha indagato in che modo le città stiano ripensan­do l’innovazione urbana per trovare nuovi modelli e risorse per uno sviluppo sostenibile e condiviso, creando un valore diffuso che vada oltre le fram­mentazioni locali.

Il valore del mercato e i trend post-PNRR

I dati del report evidenziano come, nel 2025, il mercato delle smart city in Italia abbia supe­rato di poco il miliardo di eu­ro, mantenendosi sostanzial­mente stabile rispetto all’anno precedente. Gli investimenti si sono concentrati soprattutto su mobilità intelligente (220 milioni di euro), illuminazione pubblica (200 milioni di euro), monitoraggio del territorio e dell’ambiente (120 milioni di euro) ed è cresciuta l’atten­zione verso servizi digitali e smart government.

In questo scenario, il PNRR è stato determinante: tra il 2023 e il 2025 ha finanziato il 76% dei progetti dei Comuni, per­centuale ancora più alta nei centri minori. Tuttavia, con la scadenza dei fondi a giugno 2026, sta emergendo una sfida di sostenibilità. Se l’85% dei Comuni punta a nuovi bandi regionali o europei e aumenta l’interesse per il coinvolgimen­to dei privati, il 22% sembra non aver ancora definito una strategia di finanziamenti per il “post-PNRR”.

Un nuovo interlocutore

Il livello di maturità delle smart city in Italia appare an­cora disomogeneo. Le grandi città guidano l’innovazione, con progetti avanzati su mo­bilità e analisi dei dati, mentre i Comuni sotto i 5.000 abitan­ti si concentrano su iniziative più mirate, come le Comunità Energetiche Rinnovabili.

Il principale ostacolo alla cre­scita resta quello strutturale: carenza di personale (67%), ri­sorse limitate (52%) e compe­tenze considerate insufficienti (51%). Per superare questi li­miti, cresce la consapevolezza dell’utilità di una collaborazio­ne tra enti: quasi la metà dei Comuni intervistati vede nelle regioni un “regista” capace di coordinare le iniziative, mentre aumentano anche le collabo­razioni tra territori limitrofi. Tuttavia, la frammentazione resta un problema e rischia di ampliare il divario tra aree avanzate e territori in ritardo.

Non solo: sempre più importan­ti per la crescita dei progetti in ottica smart city, soprattutto con la fine del PNRR, saranno le partnership pubblico/priva­to. Da questo punto di vista, già il 72% dei Comuni considera queste collaborazioni strategi­che per il futuro: 1 Comune su 5 le ha già sperimentate e il 29% ha dichiarato di voler coinvol­gere soggetti privati una volta terminati i fondi PNRR.

Il ruolo dell’AI

L’AI sta emergendo come la tec­nologia con il maggior poten­ziale di crescita. Oggi adottata ancora solo da una minoranza di Comuni (circa il 7%, secondo i dati riportati), è certamente destinata a crescere in maniera esponenziale nei prossimi an­ni: il 52% degli enti pianifica di implementarla entro il 2027.

Nel triennio 2023-2025, il cen­simento dell’Osservatorio ha mappato 821 progetti di AI nel settore pubblico a livello globale, di cui quasi il 50% nel contesto della smart city. Gli ambiti principali sono mobi­lità intelligente (171 progetti), smart government (113) e si­curezza e sorveglianza (103). Le applicazioni più diffuse restano i sistemi di supporto alle decisioni (55%) e quelli di analisi predittiva (48%).

La frontiera per il futuro è l’AI agentica, ossia capace di eseguire azioni autonome per ottimizzare i processi ammi­nistrativi e i servizi urbani. La sua forza dunque – sottolinea­no i relatori – sta nella capacità non solo di analizzare dati, ma anche di supportare decisioni e automatizzare processi.

Matteo Risi, direttore dell’Osservatorio
Smart City

«L’AI porta nelle amministra­zioni una capacità inedita: non si limita a elaborare dati e re­stituire analisi, ma è in grado di tradurli autonomamente in raccomandazioni operati­ve, decisioni e azioni – spiega Matteo Risi, direttore dell’Os­servatorio Smart City – Per un Comune, questo si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità operative: ot­timizzare l’allocazione delle ri­sorse, personalizzare i servizi ai cittadini, anticipare critici­tà prima che si manifestino o rendere più efficienti processi amministrativi ad alta inten­sità manuale.

La vera sfida dell’AI non è tec­nologica, ma di sistema. Servo­no etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzio­ne alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo da parte dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città smart non possono più elude­re. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni, integrando l’ambizione digi­tale con la tutela delle risorse presenti sul territorio».

Inoltre, l’adozione dell’AI solle­va questioni rilevanti: sicurez­za dei dati, trasparenza, rischi etici e possibili disuguaglian­ze. Senza un adeguato sistema di governance, il rischio è che la tecnologia generi sfiducia anziché valore.

Smart land, l’ecosistema del futuro

Il futuro dell’innovazione ur­bana non si gioca solamente nelle città, ma nei territori nel loro insieme. Il concetto di smart land supera i confini amministrativi – e le singole frammentazioni comunali – e punta invece a creare ecosiste­mi integrati, in cui Comuni, imprese e cittadini collabora­no condividendo infrastruttu­re e competenze.

Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Smart City

Questo tipo di modello può svilupparsi sia verticalmen­te, con il coordinamento che parte dalle regioni, sia orizzon­talmente, attraverso alleanze tra più territori. «Nel contesto post-PNRR, le città sono chia­mate a reinventare l’innova­zione urbana, trovando nuovi modelli e risorse per uno svi­luppo sostenibile e condiviso. Bisognerà garantire la con­tinuità operativa delle infra­strutture e degli applicativi realizzati e assicurare la ca­pacità di avviare nuovi pro­getti – spiega Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Smart City – La smart land è una soluzione a questo proble­ma e si declina in due approc­ci: uno verticale, guidato da Regioni ed enti centrali, e uno orizzontale, nato dalla coope­razione tra Comuni limitrofi, PMI locali e associazioni per rispondere in modo mirato ai bisogni del territorio».

Nonostante l’innegabile po­tenziale, la diffusione di questo modello è ancora limitata: solo una minoranza dei Comu­ni (circa il 13%) partecipa atti­vamente a progetti di questo tipo. Per le realtà di minori di­mensioni incidono l’assenza di risorse (citata dal 62% dei Co­muni sotto ai 50.000 abitanti) e le difficoltà di coordinamen­to (48%); per i grandi centri la principale difficoltà è realizza­re progetti intercomunali.

Eppure, è proprio la dimensio­ne collaborativa a rappresenta­re la chiave per rendere soste­nibili, scalabili e continuative le iniziative. Le smart city ita­liane si trovano oggi davanti a una sfida decisiva: passare da una logica di progetti isolati a un vero sistema integrato. Il futuro dipenderà dalla ca­pacità di armonizzare risorse pubbliche, investimenti pri­vati e partecipazione civica. Solo così l’innovazione potrà tradursi in un reale migliora­mento della qualità della vita e non restare un esercizio tec­nologico fine a sé stesso.

IL PUNTO DI VISTA DEI CITTADINI: DA UTENTI A CO-CREATORI
Uno degli elementi più critici emersi dall’Osservatorio Smart City riguarda il rapporto tra amministrazioni e cittadini.

Solo il 7% degli italiani percepisce di essere realmente al centro dei processi decisionali pubblici, nonostante oltre la metà desideri partecipare attivamente. Questo scollamento evidenzia un limite strutturale delle smart city italiane: l’innovazione è spesso progettata “per” i cittadini, ma raramente “con” i cittadini. Senza un reale coinvolgimento, il rischio è quello di creare servizi avanzati, ma poco utilizzati o percepiti come distanti.

Il paradigma sta cambiando: il cittadino non è più solo fruitore, ma deve diventare parte integrante della progettazione urbana. Oltre il 52% dei cittadini, infatti, vorrebbe essere coinvolto attivamente nelle politiche urbane. La sfida per le amministrazioni è abbattere questa parete e riuscire a trasformare il cittadino da fruitore passivo a co-creatore dei servizi.

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