La fiducia condizionata degli italiani

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Ecco i dati della ricerca condotta da NordVPN sull’utilizzo delle tecnologie biometriche e dell’intelligenza artificiale.

Lo studio condotto da Nord- VPN in Italia, Germania, Giappone, Brasile rivela come le tecnologie biometriche (scanner di impronte digitali o di QR code, riconoscimento facciale, scanner oculari e chatbot con AI) siano ormai di ampio utilizzo in Italia: è il 56% degli intervistati a impiegarle, con riferimento in particolare a QR code (48%) e impronte digitali (43%).

Disparità anagrafiche e generazionali

La dimestichezza e la fiducia verso queste tecnologie cambiano in base al sesso e all’età degli utenti. L’utilizzo è più frequente da parte degli uomini, in particolare per quanto riguarda lo scanner di impronte digitali (il 47% dei maschi lo usa quotidianamente o settimanalmente, contro il 39% delle donne), i QR code (52% gli uomini e 43% le donne), il riconoscimento facciale (33% gli uomini e 24% le donne), i chatbot AI (32% uomini e 19% donne). Questa disparità si annulla per gli scanner oculari, probabilmente a causa della loro limitata diffusione.

Emerge poi uno stacco generazionale che accomuna i più giovani Gen Z (18-27 anni) e Millennial (28-43 anni), ormai avvezzi a queste tecnologie, e li contrappone a Gen X (44-59 anni) e Baby Boomer (sopra i 60 anni). Il 73% dei Gen Z e il 67% dei Millennial usano almeno una volta alla settimana dispositivi biometrici, mentre i Baby Boomer sono solo il 38%.

56% Italiani che quotidianamente o settimanalmente utilizzano una di queste tecnologie: SCANNER DI IMPRONTE DIGITALI
o di QR CODE, RICONOSCIMENTO FACCIALE, SCANNER OCULARI, CHATBOT CON AI

A bloccare l’impiego di questo tipo di tecnologia c’è il timore che non venga preservata la privacy dei dati: il 20% dei Baby Boomer e il 19% dei Gen Z, infatti, non è favorevole a sostituire le password con la biometria. A influenzare l’adozione della biometria c’è anche un fattore legato allo status sociale: il 64% di chi ha un reddito elevato la utilizza regolarmente, mentre se il reddito scende la percentuale cala al 46%. Questo dato è analogo per i chatbot AI.

Familiarità per categoria

Quando si parla di professioni, i più fiduciosi verso la tecnologia sono manager, professionisti e studenti, presso i quali sono particolarmente diffusi QR code, chatbot AI e scanner di impronte digitali; anche la frequenza di utilizzo di scanner facciali e oculari risulta più elevata.

Le persone non occupate hanno invece frequenze d’uso più basse, mancando anche di occasioni professionali per approcciarsi a questi dispositivi.

Gli studenti presentano abitudini simili a quelli dei professionisti: il 44% usa settimanalmente chatbot AI, il 33% scanner facciali, il 55% scanner di impronte digitali e il 15% scanner oculari.

Questi dati suggeriscono l’esistenza di barriere a una diffusione democratica delle tecnologie; alcune sono legate allo status sociale, altre invece alla familiarità e alla conoscenza di questi strumenti. È proprio quest’ultimo elemento a condizionare la fiducia degli utenti.

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