Il Parlamento Europeo dice sì all’industria italiana del riscaldamento

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Alberto MontaniniLa Commissione energia-industria del Parlamento Europeo ha espresso lo scorso 15 giugno il proprio parere in merito alla bozza della Direttiva quadro sull’etichettatura energetica. La bozza è stata proposta dalla Commissione europea un anno fa, passata in Consiglio e infine in Parlamento.

In alcuni settori merceologi si è verificato, nel tempo, un sovrappopolamento della classi alte rendendo così vana la classificazione energetica (basti pensare alla concentrazione di classi A in un campo come quello degli elettrodomestici).

La revisione, giustificata per quelle categorie di prodotti, avrebbe depotenziato la grande novità dell’etichetta introdotta solo otto mesi fa, a settembre, per il comparto del riscaldamento e della produzione dell’acqua calda sanitaria.

Il Parlamento ha affermato la necessità di tenere conto delle specificità dei singoli settori. Settori come il riscaldamento non vivono il sovrappopolamento delle classi più elevate.  Si mantiene una stabilità per i prossimi sei anni. Al sesto anno ci sarà un studio di fattibilità per vedere se c’è il sovrappopolamento. Se così fosse, sarà necessario procedere con il riscalaggio.

Abbiamo rivisto la bozza iniziale con il Consiglio europeo e il nostro Governo e con i vari Europarlamentari italiani, il cui ruolo è stato fondamentale. L’Italia ha fatto da guida con il coinvolgimento di varie aziende – dichiara Alberto Montanini, Presidente Assotermica/ANIMA il Parlamento ha saputo accogliere le proposte del settore per promuovere tutte le soluzioni di efficienza energetica. Si tratta di un riconoscimento della specificità degli apparecchi rappresentati da Assotermica. L’etichetta energetica per noi è fondamentale. Se fosse stata approvata, la prima bozza avrebbe cancellato in un sol colpo tutti gli sforzi fatti per raggiungere un equilibrio tra informazione al consumatore, sviluppo dell’innovazione e protezione degli investimenti. Ora possiamo sfruttare questi anni di stabilità per far capire meglio anche quali sono gli obiettivi dell’etichetta, tenendo conto che per noi l’etichetta c’è da solo otto mesi ma il nostro settore pesa per il 40% sui consumi europei”.

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