L’involucro diventa “attivo” se integrato alla pompa di calore

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Composto da elementi termoisolanti disponibili in diversi materiali normalmente applicati sulle pareti esterne, il rivestimento a cappotto svolge una funzione passiva di riduzione delle dispersioni termiche da parte dell’involucro edilizio. Al contrario, il «cappotto attivo» è una tecnologia innovativa e molto promettente, nata e sviluppata nel nostro paese con l’obiettivo di realizzare, con un unico intervento, sia la funzione passiva sia quella attiva.

Ideato dall’ing. Gianfranco Pellegrini, il Cappotto Attivo consiste in un impianto di distribuzione dei fluidi termovettori per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo, basato su una pompa di calore, posta fra l’involucro edilizio esistente e il rivestimento a cappotto esterno.

COME È FATTO? Il Cappotto Attivo è basato su un tradizionale sistema di isolamento termo-acustico a cappotto in pannelli prefabbricati, posato come secondo strato sopra una rete di tubazioni in materiale plastico poste a diretto contatto con le superficie disperdenti delle pareti esterne. Nelle tubazioni circola acqua a bassissima temperatura (massima 24°C in inverno; minima 20°C in estate) prodotta da pompe di calore ad alto rendimento (COP > 6).

Il Cappotto Attivo permette perciò il risanamento di tutte le situazioni di dispersione termica in modo semplice ed economico. Agendo dall’esterno dell’edificio, la sua principale caratteristica è di essere tanto più performante quanto più dispersivo è l’edificio da risanare.

I vantaggi del sistema sono numerosi e tutti molto interessanti. Applicando un cappotto attivo è infatti possibile attuare la completa dismissione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento preesistenti, permettendo perciò la realizzazione degli interventi praticamente senza lavori all’interno degli spazi abitati.

ENERGIA PRIMARIA DIMEZZATA. Dai calcoli effettuati, l’applicazione del Cappotto Attivo porta a un risparmio annuo superiore al 50% per l’energia primaria, con una riduzione dei consumi energetici superiori al 35% delle dispersioni termiche invernali e al 25% dei carichi termici estivi.

La posa in opera non richiede una particolare specializzazione e consente di intervenire in qualsiasi contesto, grazie alla possibilità di utilizzare tutti i tipi di finitura edilizia esterna, in funzione delle diverse esigenze architettoniche.

SPERIMENTAZIONE IN CORSO. Il primo prototipo del Cappotto attivo è attualmente in fase di test nel Campus di Padriciano di AREA Science Park a Trieste, su un edificio adibito a uso Foresteria e Laboratori. Le prove si svolgono nell’ambito del Piano Energia ENERPLAN, cofinanziato da Ministero dell’Ambiente.

Il sistema presenta anche costi competitivi, quantificabili fra quelli di una facciata termoisolante ventilata e di un tradizionale cappotto termico.

Giuseppe Oreto

Immagini cortesia Ing. Gianfranco Pellegrini, AREA Science Park

 

 

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