Uso abusivo e violazione dell’accesso a reti internet

Nel nostro ordinamento è presente un reato chiamato «accesso abusivo a sistema informatico».

Tale reato si concretizza ogni qual volta un soggetto, senza averne l’autorizzazione, entra abusivamente in un programma, un account email, un social network o in un qualunque database.

Ovviamente, se l’illecito è compiuto tramite la connessione di casa o dell’ufficio, si può essere facilmente rintracciati dalla polizia. Tale facilità di rintraccio è dovuta al fatto che ogni rete internet, sia che essa sfrutti il tradizionale cavo e sia che si avvalga della rete Wi-Fi, viene identificata tramite un indirizzo: il cosiddetto indirizzo IP.

L’indirizzo IP (Internet Protocol) è una sorta di codice di riconoscimento che viene assegnato ad ogni connessione internet, ivi compresa quella Wi-Fi.

A tal riguardo è intervenuta con una recente sentenza la Corte di Cassazione, affermando che l’indirizzo IP è sufficiente, da solo, a reperire il responsabile dell’accesso abusivo al sistema informatico. In sostanza, tale indirizzo è costituito da un codice numerico che identifica univocamente un dispositivo collegato a una rete informatica che utilizza l’Internet Protocol come protocollo di rete.

Tale indirizzo, prosegue la Corte, «viene assegnato a una interfaccia (ad esempio una scheda di rete) che identifica l’host di rete, che può essere costituito da un personal computer, un palmare, uno smartphone, un router o altro dispositivo».

Di conseguenza, sarà semplice, una volta risaliti al dispositivo da cui è partito l’abuso, identificare l’utilizzatore o gli utilizzatori dello stesso e procedere al rintraccio di colui che ha compiuto tale reato.

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